Migliora leggibilitàStampa
18 aprile 2012 , ,

Jon Porras

BLACK MESA

2012 - Thrill Jockey
[Uscita: 17/04/2012]

jon_porras_black_mesa# Consigliato da DISTORSIONI

“Black Mesa” è un disco dentro al quale lasciarsi sprofondare, un viaggio sonoro suggestivo, come già il titolo suggerisce, attraverso ambientazioni desertiche, sperdute e oscure. Chi ha già avuto modo di conoscerlo e apprezzarlo nei suoi precedenti lavori e progetti come Elm, Hanging Thief, Gärden Söund e soprattutto Barn Owl, sa che Jon Porras non è nuovo a questo tipo di sperimentazioni tra ambient, tradizione e drone music. In questo suo nuovo ritorno da solista, a meno di un anno da “Undercurrent”, le atmosfere si fanno più rarefatte, anche i silenzi giocano una parte importante, i suoni sono più distanti e la desolazione è decisamente palpabile. Sette brani strumentali in quasi totale assenza di percussioni o qualsivoglia struttura ritmica,  articolati su chitarre arpeggiate e note prolungate non eccessivamente sovrapposte,  che contribuiscono a quel senso di sconfinatezza. Brani registrati in più riprese nell’arco di dieci mesi, e che non hanno quindi risentito di scadenze obbligate, permettendogli di crescere a mano a mano, senza un' idea prestabilita.

 

L’abilità di Porras sta non tanto nel ricercare armonie o creare stratificazioni, quanto nel dosare l’effettistica con raffinatezza giocando sulla percezione degli spazi e della profondità, e sapendo continuamente creare quella tensione a presagire qualcosa di imminente e indefinito. I titoli come puro riferimento indicativo, contribuiscono a dipingere questo quadro crepuscolare: Into midnight, Embers at dusk, Candlelight mirage, Blue crescent vision. Into the black Mesa si avvale di un Fender Rhodes piano che entra a dialogare con dei sinistri e riecheggianti feedback di chitarra, per poi uscire di scena e lasciare il brano a sfumare in una marcia rituale, unico momento di presenza umana, in quello che si può considerare un concept album. Un album classificabile come un incontro tra musica rock e colonna sonora alla maniera dei Popol Vuh o Neil Young (ricordate “Dead man” di Jarmusch?), sospeso ma intenso, quieto ma non statico, che se incontrato con l’umore giusto, diventa l’ideale per trascorrere un’oretta in perfetta solitudine. Un’avventura da non perdere.

 

Federico Porta

Video

Inizio pagina