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22 gennaio 2012 ,

Diagrams

Black Light

2012 - Full Time Hobby
[Uscita: 16/01/2012]

A quanto pare, una delle mode del momento è quella di ascrivere a fantomatici gruppi produzioni soliste. Nel nostro caso, il moniker Diagrams (plurale, oltretutto), nasconde l'identità dell'occhialuto Sam Genders, da Stretham, Inghilterra, già membro fisso dei Tunng, notevole gruppo di alt-folk londinese. Direi che l'esperienza con la musica tradizionale, seppur abbondantemente contaminata, per il nostro Sam è archiviata: questo è un disco elettroacustico, dalla vena pop piuttosto soffusa. Parlando della nostra amica Maria Minerva avevo utilizzato la definizione “bedroom disco”:  in questo caso, fermo restando il riferimento alla camera da letto, nella quale pare che avvenga il lavoro compositivo del nostro, potremmo coniare un “bedroom electro-pop”. In effetti Genders, con l'aiuto del produttore Subliminal Kid, uno che di musiche di questo tipo se ne intende, visto che ha coprodotto Fever Ray e Micachu, mescola melodie acustiche con beats ed effetti elettronici e ambientali, ottenendo un risultato che non suona affatto come un disco suonato da un solo uomo, tanto che, per il programmato tour, sta costruendo una band di nove elementi.

 

In ogni caso, la miscela è ben riuscita e va giù piuttosto facilmente, tra echi dei Kings Of Convenience e di Sufjan Stevens.L'andamento è spesso ipnotico, a seguito di una certa tendenza alla ripetizione iterativa delle frasi, sia musicali che di testo, il clima generato è gioioso, adatto ad una spensierata passeggiata con l'iPod in tasca e le cuffiette nelle orecchie. Insomma, un disco che ti entra in testa fin dal primo ascolto, anche grazie alla voce di Genders, calda e piacevole, e al feeling generale, molto inglese e molto pop, e, probabilmente, grazie ai primi due pezzi, Ghost Lit e Tall Buildings , due gioiellini: il primo giocato su un tappeto di piano elettrico e sull'arpeggio della chitarra che sottolinea il ritornello, il secondo, scelto come singolo, con una linea di basso saltellante e, ancora, un ritornello irresistibile. Non è che poi il disco vada in calando, arriva subito Night And Night, con la sua atmosfera soffusa, poi Appetite, che parte alla grande con la chitarra, per una volta dal timbro piuttosto aggressivo, per poi trasformarsi in un sognante elettro-pop fino alla ripetizione del tema. Ancora atmosfere soffuse per Mills, dalla melodia circolare, poi l'orchestrale Antelope, in cui l'ombra di Sufjan Stevens si palesa piuttosto chiaramente. Segue la “title track”, una specie di filastrocca a base di suoni da videogame che ti perfora il cervello e ci resta infilata dentro senza scampo, effetto che non riesce ad ottenere la seguente Animals, l'episodio forse meno riuscito dell'album, che si conclude con i cinque psichedelici minuti dell'ottima Peninsula. Consuntivo laconico: bello.

Luca Sanna
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