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18 novembre 2014 , , ,

Simple Minds

BIG MUSIC

2014 - Sony Music
[Uscita: 03/11/2014]

Scozia

Simple-Minds1Nell’arco di una carriera prossima ai quarant’anni questa è stata la più lunga attesa per un album dei Simple Minds. E’ evidente come con l’avanzare del tempo questi signori temano di ripetere gli errori del passato, un passato che li vide buttare nel cestino una carriera “scintillante” con un album mai pubblicato nel 1999 (“Our Secrets Are The Same”) e due dischi mediocri sulla indie Eagle Records (l’album di cover “Neon Lights” del 2001 e l’album pop “Cry” del 2002, a conti fatti un album solista di Jim Kerr, contenente solo due brani scritti e prodotti dal fido Charlie Burchill) e un tour fatto nel 2002 in location decisamente minori, dopo tournée di successo negli anni ’80 e ’90. Una serie di “Greatest Hits” tour, un discreto album (“Black And White 050505” del 2005 su Sanctuary Rec.), che li riappacifica con il loro fanbase e riesce a dialogare con le nuove generazioni (grazie alla produzione di Jaz Coed) e il pregevole “Graffiti Soul” (2009 – Universal), li riporteranno all’apice del successo nel nuovo decennio, complici anche la ristampa dei primi cinque mitici album della band con bonus tracks in un cofanetto dal titolo “X5” (2012 - Virgin Records) e il relativo “5X5 Tour” basato interamente sul repertorio 1977-1982. Riguadagnato il meritato successo internazionale era ovvio che le mosse successive all’ispirato Graffiti Soul dovessero essere più che ponderate: con tanti anni di carriera alle spalle il rischio di un nuovo calo di ispirazione e di un nuovo flop era dietro l’angolo e anche la mancanza di un contratto discografico che li potesse supportare adeguatamente ha fatto in modo che quest’album “crescesse” gradualmente nel cuore dei loro fan e dentro se stessi.

 

simple-minds-recensione-nuovo-disco-2014Più che un album nuovo sarebbe più corretto considerare questo “Big Music” come una raccolta dei migliori episodi prodotti dalla band negli ultimi sei anni di attività: delle oltre trenta tracce registrate tra il 2009 ed il 2014, solo dodici sono finite nell’album ufficiale e sei nel secondo CD dell’edizione deluxe con doppio CD + DVD. Di questi diciotto brani (di cui Blindfolded apre l’album e chiude la deluxe edition nelle due versioni registrate nel 2011, con Steve Hillage nel bonus CD, e nel 2012 con Steve Osborne), ben undici brani son già noti ai fan della band prima della pubblicazione del disco nel novembre 2014. L’esperimento si può dire riuscito, l’attesa è stata ricompensata da un buon disco che segue la via tracciata da Graffiti Soul e Black And White 050505  ma che vira un po’ più sull’elettronica in diversi momenti, come i precedenti “Cry” e “Neapolis”, senza però perdere mai il focus come kerraccadeva in questi due dischi. Si può capire bene come l’aver provato dal vivo già dal 2010 molti brani di “Big Music” e l’aver pubblicato numerosi singoli prima dell’uscita del disco abbia aiutato non poco la band nell’orientarsi sulla scelta dei materiali da inserire nell’album: Broken Glass Park e Blood Diamonds sono due singoli che risalgono già al 2013, Big Music è uscito come singolo dal DVD “Celebrate - Live At The Glasgow SSE Hydro” (giugno 2014), Blindfolded è uscito come singolo promozionale e videoclip già due mesi prima dell’uscita dell’album, idem dicasi per il singolo Honest Town uscito già a fine settembre, Kill Or Cure? era già uscita a ottobre 2010 come digital single di Jim Kerr solista in una versione totalmente elettronica.

 

kerrLa cover Let The Day Begin dei Call si trovava (in una versione meno elettronica) nel mini album di cover “Searching For The Lost Boys” (2009) e qui trova la sua collocazione definitiva come tributo alla musica di Michael Been (scomparso nel 2010), Imagination si trova già nelle registrazioni (ufficiali e non) dei live del tour estivo 2014, mentre Midnight Walking (che anticipava l’uscita dell’album di una settimana) sembrerebbe essere candidata a diventare il nuovo singolo tratto dall’album. Come se non bastasse, oltre la già citata Blindfolded (Reprise), il CD2 della deluxe edition contiene nuove versioni di brani già noti: Swimming Towards The Sun, un brano di Kevin Hunter dei Wire Train pubblicato già nell’album del 1999 rimasto inedito (“Our Secrets Are The Same”) e Dancing Barefoot qui presente in una versione cantata dalla corista Sarah brownBrown, ormai ufficializzata nella band dopo cinque anni di militanza nella formazione dal vivo (decisamente più bella la versione cantata da Jim Kerr nel 2001 ed uscita come singolo dall’album di cover “Neon Lights”). La musica di quest’album è così epica, talvolta un po’ pomposa, che giustifica il titolo del disco: dodici tracce anthemiche create per essere suonate in grandi spazi (big music for big spaces) al pari di dischi passati quali “Once Upon A Time” (1985) o “Sparkle In The Rain” (1984), entrambi su Virgin. Big Music è un album di collaborazioni, una sorta di Cry  maggiormente messo a fuoco, e l’esteso range temporale impiegato per la composizione e l’arrangiamento delle varie song qui contenute ci regala un disco sfaccettato, contenente una varietà di sound e di stili diversi. Molte delle tracce più pop qui presenti sono state composte nel 2010 da Jim Kerr (liriche e voce) insieme a diversi artisti ed erano inizialmente destinate al suo secondo album solista con lo pseudonimo di Lostboy Aka: le musiche di Broken Glass Park e Spirited Away sono state composte dal songwriter britannico Owen Parker che ha scritto anche brani per Peter Gabriel, Pet Shop Boys, Cher, Blondie e Gloria Estefan, tra gli altri; le musiche dei singoli Blood Diamonds e Honest Town sono state scritte da Iain Cook dei Chvrches; la musica di Kill or Cure? è stata invece composta da Paul Statham (B-Movie, Peter Murphy band, Dark Flowers).

 

burchillI brani scritti invece con Charlie Burchill sono Concrete And Cherry Blossom (primo brano realizzato nel maggio 2009 subito dopo la fine delle registrazioni di Graffiti Soul e in un certo senso legato a quelle sonorità meno elettroniche, ma con grandi riff chitarristici, e con un Jim Kerr sintonizzato su timbriche vocali più rock e meno pop), Human (un altro brano scritto nel 2009, ma ultimato solo alla fine del 2013, che richiama i bei tempi dei Minds degli anni ’80 grazie ad alcune parti vocali e di piano elettrico), Blindfolded scritta originariamente nel 2011 (la sua versione riarrangiata con Steve Osborne porta la band a confrontarsi con i suoni dell’indie-rock e del post-punk revival odierni quali Interpol, Editors, White Lies e altri, creando una miscela unica tra vecchio e nuovo), la title-track Big Music (un poderoso brano rock che sembra Simple Mindstratto dall’album “Good News From The Next World”, risalente invece alle sessions del 2004 per l’album Black And White 050505 e rielaborato insieme a Jim Kerr e al tastierista Andy Gillespie verso la fine del 2013), Imagination del 2014 (ultima composizione in ordine temporale, pur essendo un brano potente nel groove ritmico e dalle linee melodiche che si ficcano in testa sin dai primi ascolti, non è uno degli episodi più ispirati del disco) e infine Liaisons (decisamente superiore a molti brani inclusi nell’album e relegata inspiegabilmente al disco 2 nella deluxe edition, composta e registrata nel 2011 con la produzione dello storico Steve Hillage).

 

gillespieMidnight Walking, scritta nel 2012 dal tastierista Andy Gillespie (ufficializzato nella band dopo tredici anni di militanza come collaboratore) con liriche di Jim Kerr, è uno dei migliori episodi del disco: il brano sembra una fusione tra accordi ed atmosfere alla Interpol ed elettronica danzereccia alla Planet Funk, un sound efficacissimo e finora inedito per i Simple Minds.  Oltre alle già citate cover Let The Day Begin (The Call) e Dancing Barefoot (Patty Smith), nel CD2 troviamo anche una riuscita versione di Riders On The Storm (The Doors), opportunamente personalizzata e adattata alle sonorità electro rock dell’album, senza perdere il fascino dell’originale. A differenza di Cry, il nuovo album dei Simple Minds non si presenta come una compilation poiché il lavoro di amalgama e direzione musicale condotto da Burchill (che qui suona chitarre, tastiere e si occupa della programmazione elettronica) e dal team di produzione finale, costituito da Andy Wright e Gavin Goldberg (gli stessi di “Stay” dei Simply Red del 2007), è notevole. A differenza di gaynorJez Coad nei due precedenti dischi, la scelta di questi produttori non ha influenzato (né positivamente, né negativamente) il sound della band, che vede in formazione oltre allo storico batterista Mel Gaynor, anche il bassista Ged Grimes da settembre 2010.  Un buon disco con buone canzoni, consigliato a chi già ama la band o a chi volesse ascoltare un po’ di pop rock con venature elettroniche fatto bene, ma sperare in un album che riesca ad eguagliare o a superare i capolavori degli anni ’70-’80-’90 è cosa inutile, in quanto da troppi dischi a questa parte si ha la percezione che il meglio sia stato già dato dalla band di Glasgow e il fantasma di quei capolavori del post-punk made in UK è troppo ingombrante.

Voto: 7.5/10
Diego Loporcaro

foto 5: Sarah Brown - foto 6: Charlie Burchill - foto 8: Andy Gillespie - foto 9: Mel Gaynor

 

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