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8 agosto 2017 ,

Vince Staples

BIG FISH THEORY

2017 - Def Jam Records
[Uscita: 23/06/2017]

Stati Uniti    #consigliatodadistorsioni     

 

bigAlla sua seconda prova dopo il debutto “Summertime ’06”, Vince Staples si conferma uno dei rapper migliori in circolazione e forse il primo accreditato per raccogliere l’eredità di Kendrick Lamar, ormai troppo famoso per poter essere considerato il miglior rapper della West Coast. Con Big Fish TheoryVince cambia un pò il tiro rispetto al disco precedente. Ad un primo ascolto sembra avvicinarsi a Kanye West ma è solo apparenza, le differenze poi si sentono subito. E’ un disco breve,12 tracce, che porta ad un ascolto ripetuto in poco tempo e già al secondo giro di rotation si riconosce lo stile del rapper californiano, che non è cambiato, ma è diverso. Intanto parliamo delle produzioni. Big Fish Theory vede la partecipazione di gente che sicuramente ha dato linfa vitale al disco, ma tutti comunque sottoposti al volere del rapper. Nessuno prende l’iniziativa e il direttore rimane lui. Gli ospiti appaiono generalmente a margini, si dimostrano utili ma sembrano quasi comparse. E’ il caso di Damon Albarn che canta per alcuni secondi Love Can Be ..., in SAMO partecipa A$AP Rocky mentre la cantante Kilo Kish è spesso presente e vivacizza non poco il disco. Il drop-in più significativo è quello di Kendrick Lamar in Yeah Right, decisamente più incisivo degli altri.

 

Vince_Staples_-_Rick_CliffordCurioso che per le tracce dei brani Vince si sia rivolto a produttori che con il rap hanno a che fare poco. Ci sono Flume e Oneohtrix Point Never, gente che mastica techno, UK Garage e EDM. Bellissimo il pezzo d’apertura Crabs in a Bucket prodotto da Justin Vernon in arte Bon Ever e dal nuovo enfant prodige della Brainfeeder, Zack Sekoff, che sembra richiamare certe raffinatezze come Burial. Altre particolarità sono gli interludi che compongono  Alyssa Interlude che parte con un tratto di un’intervista a Amy Winehouse (racconta del suo stato depressivo per colpa dell’amore) e finisce con la classica Motown I Wish It Would Rain dei Temptations. Un chiaro tributo alle sue influenze. Nei brani di Big Fish Theory Staples stavolta evita le grandi e confessioni plainspoken, ricche di dettagli ma si affida più ai ricordi estemporanei. 745 per esempio si riferisce al lussuoso modello della BMW, ma presto il pensiero vira a quella ragazza e ai loro appuntamenti alle 7:45.

 

La teoria del pesce grosso” sostiene che un pesce dentro alla sua bolla non può diventare più grande del suo contenitore che lo contiene. Questa viene interpretata forse dal rapper di Long Beach come metafora del nero in America: sta al tuo posto e accontentati di quel che ti viene dato. I temi ricorrenti del disco sono l’amore, l’arte, la frustrazione e il riscatto sociale. In alcuni pezzi (SAMO) i riferimenti non sono neanche troppo velati; “same old shit” era l’acronimo di Jean-Michel Basquiat e Vince si diverte a fare il nero tronfio criticando quello ignorante che pensa solo al rimorchio e ai images (1)soldi. Ma sotto il profilo delle liriche il tasso artistico si è sicuramente alzato: dopo aver conosciuto morte e miracoli del ragazzo affiliato alle gang di Long Beach, con tutti i loro i rituali e il rapporto con la Odd Future di Syd the Kid, Earl Sweatshirt e No I.D, ora il suo lato critico si fa più preparato e consapevole. «Propaganda, press pan the camera, please don't look at me in my face» ci racconta in Party People, uno dei pezzi più tamarri ma anche tra i più convincenti. Disco notevole e maturo per questo ex ragazzino prodigio ormai diventato, a soli 23 anni, già molto adulto.  

 

Voto: 8/10
Mauro Tomelli

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