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15 maggio 2017 ,

Bonnie Prince Billy

BEST TROUBADOUR

2017 - Drag City Records-Palace Records-Domino R.C.
[Uscita: 05/05/2017]

Stati Uniti

 

Bonnie 'Prince' Billy - Best TroubadorLa parabola artistica di Will Oldham, declinata sotto differenti intestazioni, la più frequentata delle quali risulta essere Bonnie Prince Billy, quella alla quale viene ascritto questo nuovo capitolo, si dipana ormai in un arco temporale quasi venticinquennale, il che consente di trarre bilanci e concedergli di aver realizzato un catalogo di tutto rispetto. Che il Nostro sia un autore eccellente è manifesto sin dagli esordi dei Palace, ma proprio con il primo album a nome Bonnie Prince Billy, “I See A Darkness”, si entrava in zona capolavoro.

Tanti i bei lavori, da allora, ma non tutte le uscite potevano dirsi notevoli. In occasione di questo nuovo "Best Troubadour" però il 47enne di Louisville (KY) si affida a un repertorio  che è un aperto omaggio a una delle sue fonti d’ispirazione: il celebrato Merle Haggard, la cui scomparsa, circa un anno fa, ha colpito nel profondo la comunità country meno “nashvilliana” e lo stesso Will. L’approccio a una materia così radicata nell’immaginario statunitense poteva presentare qualche difficoltà, perché il rischio di apparire calligrafici era dietro l’angolo, ma Bonnie lo aggira con maestria: arrangiamenti fiatistici di estrazione jazz, un violino in luogo di intere sezioni orchestrali, una voce femminile (Mary Feiock nella splendida Nobody’s Darling) a far capolino, duettando o doppiando quella del leader, perfetta per questo genere di riproposizioni. Il classico passo honky tonk degli originali viene così rallentato (è pur sempre del vecchio Billy, che si parla), limitando al minimo i bonniebrani mossi (l’introduttiva The Fugitive; Leonard, percorsa da un flauto delizioso; Wouldn’t That Be Something).

L’atto d’amore nei confronti di Haggard è palesato dalla scelta dei brani tratti dal suo repertorio: su un totale di ben 38 numeri 1 nelle classifiche di settore, in questo disco ne vengono riproposti solo due (non cercate Okie From Muskogee, quindi), lasciando l’ascoltatore più attento soddisfatto delle scelte strumentali  come quella del suddetto flauto, utilizzato per occupare gli spazi che in questo genere musicale, vengono solitamente riservati alla bonnie1steel guitar. Come già accaduto all’epoca delle riletture del catalogo degli Everly Brothers (“What The Brothers Sang”, 2013, cointestato a Dawn McCarthy), ma in maniera ancora più efficace e sentita, Bonnie Prince Billy ci regala la sua personale via d’accesso al perfezionamento dell’arte della cover. Non rimane che ringraziare.

 

 

 

haggard

 

Merle Haggard   (1937 - 2016)  

 

Nobody’s Darling    The Fugitive    Leonard  

Okie From Muskogee   Wouldn’t That Be Something

 

 

Massimo Perolini

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