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30 maggio 2015 , ,

The Mountain Goats

BEAT THE CHAMP

2015 - Merge Records-Goodfellas
[Uscita: 07/04/2015]

Inghilterra

 

mountain goats folderUn disco intero dedicato al wrestling, uno spettacolo piuttosto squallido, anche di più se paragonato a ben più nobili e tradizionali discipline sportive come la boxe, “noble art” per eccellenza, o come le varie specialità olimpiche della lotta. John Darnielle, deus ex machina di The Mountain Goats, la pensa diversamente, è chiaro, quindi ha trovato opportuno dare alle stampe questo lavoro, il quindicesimo del gruppo, facendone un omaggio al mondo del wrestling, un concept album attraverso il quale, come egli stesso dichiara, “reimmergermi nel fuoco e nel sangue delle visioni che mi parlavano da bambino e vedere cos’altro potrei trovare in esse, oggi che sono cresciuto”. C’è quindi qualcosa di più che la semplice celebrazione di una passione, ed è la volontà di fare i conti con un’infanzia dominata dall’ingombrante presenza del defunto patrigno, figura severa e opprimente, con cui i rapporti sono stati contrastati e dei quali spesso ha scritto. Inquadrato il contesto, è opportuna un po’ di storia: The Mountain Goats sono, sostanzialmente, la creazione del già citato John Darnielle, californiano di Claremont, in giro dai primi anni ’90, che si è circondato per molto tempo di una galassia di collaboratori precari, pubblicando dischi lo-fi per etichette piuttosto di nicchia, fino alla svolta, avvenuta nel 2002 con la firma per la 4AD.

 

Col tempo la formazione si è stabilizzata, almeno nel suo nucleo centrale, comprendendo, oltre a Darnielle alla voce, chitarre e tastiere, Peter Hughes al basso e John Wurster (anche nei Superchunk) alla batteria. Il suono del gruppo ben aderisce alla definizione “indie-folk”, gli strumenti acustici dominano la scena, in particolare il piano e la chitarra del goatsleader, basso e batteria ne contornano la voce nasale prevalentemente con misura. In alcuni brani compaiono fiati, in altri l’elettricità si fa più presente, ma il tono generale è quello della ballata. Ormai tutto meno che lo-fi, l’album è invece un esercizio piuttosto elegante di musica americana, con evidenti radici nel folk d’oltreatlantico. Dopo vari ascolti restano nelle orecchie The Legend Of Chavo Guerrero, veloce cavalcata elettrica che ci narra la storia del wrestler preferito dell’adolescente Darnielle, la seguente Foreign Object, sorretta da una tonante sezione di fiati, la lunga ballata Heel Turn 2 e Fire Editorial, in cui Darnielle abbandona la chitarra per misurarsi al piano, con peraltro ottimi risultati. Al di là della tematica, un disco sincero e godibile, pur senza gli slanci del capolavoro. 

Voto: 7/10
Luca Sanna

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