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20 ottobre 2018

Jakob Bro

BAY OF RAINBOWS

2018 - ECM Records
[Uscita: 05/10/2018 ]

Danimarca   #consigliatodadistorsioni     

 

jakob front“Bay Of Rainbows: Australia? No, siamo a New York (Manhattan, fra Midtown e l’East Village), al club Jazz Standard, luglio 2017: due serate con il trio del chitarrista danese Jakob Bro (1978), il bassista  Thomas Morgan e il batterista Joey Baron. Ne esce il primo live della formazione (già in “Streams” del 2015, ECM 2016), un  trio con grandi affinità, condotto da un chitarrista con un lungo roster alle spalle (Konitz, Frisell, Paul Bley, Motian, Stanko...) che sfugge ad ogni incasellamento stilistico, con un suono denso di emozioni e visioni, dai colori pastels,  riflessi in una luce rarefatta. Le tracce dell’album riprendono originals del leader già apparsi in precedenti lavori ECM e non solo: in apertura è l’arioso nitore di Mild (registrato per la prima volta su “Bro / Knak”, Loveland Records, 2012) che si sviluppa via via in un fingerstyle rubato, con basso e batteria a spalmarsi guadualmente, sino ad intrecciarsi con l’energica creatività di Bro. Red Hook (titolato Red Hook Railroad in “Pearl River”, Loveland Records, 2007) è un frammento biografico di Jakob, quando con il bassista Ben Street e il tenorista Mark Turner condivideva un apartment  con vista sulla ferrovia di Red Hook a Brooklyn: un brano dialogato tra le linee melodiche di Bro e la scansione di Baron, che apre a soluzioni più free, quasi inattese. 

 

Ripresa dall’album “Gefion” (ECM, 2015, l’esordio in trio di Bro con Morgan e Jon Christensen ai drums) è la splendida Copenhagen, in una versione dove affiorano le emotività e gli sguardi contemplativi del pizzicato di Bro, quasi un’eco di nostalgia rimossa jacob jbro_Juan Hittersnel finale di contrabbasso. Il successivo Dug, inedito, dimostra sin dove può arrivare il suono energico di Jakob Bro (nella foto) nella dimensione una e trina: riverberi, grappoli di avvisi di Baron sul rullante, il basso a segnare richiami e a invocare voci lontane. In Evening Song (già inciso da Bro in “Balladeering”, Loveland Records, 2009), sembra affiorare un accenno di vivacità nel discorso, ritmato bene nelle frasi con Baron e Morgan, con il pizzicato di Jakob che emerge più sbrigativo rispetto agli altri brani. Il conclusivo Mild è una rilettura dello stesso brano molto diversa dall’esecuzione in apertura, jakob trioautentica trasfigurazione: qui si coglie appieno un rubato più lento, trascinato e quasi ipnotizzante, un approccio verso orizzonti aperti a infiniti spazi sonori. Se per Jakob Bro questo “Bay Of Rainbows” è «un sogno diventato realtà», si constata l’inaspettata brevità di questo live, sintesi di due serate di emozioni contemplative. 

 

Voto: 7/10
Luciano Viotto

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