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28 aprile 2012

Barna Howard

“Barna Howard”

2012 - Mama Bird Recording
[Uscita: 21/04/2012]

Barna Hward # Consigliato da DISTORSIONI

50 anni fa Bob Dylan dava alle stampe il suo storico debutto, da quel giorno migliaia di cantastorie si lanciavano alla rincorsa di quel suono leggendario, voce e chitarra, nella disperata ricerca della gloria toccata in dono al magico menestrello di Duluth.  L'album omonimo d'esordio di Barna Howard, nativo del Missouri e transfuga nell'Oregon, Portland è uno di questi, un disco di una bellezza profonda che a dispetto della copertina che recita anno 2012, potrebbe essere uscito a ridosso del debutto del nostro Tambourine Man, sulla scia dei maestri di Dylan, Woody Guthrie e Ramblin’ Jack Elliott. Ascoltare Barna è come fermare il tempo, come una immaginaria corsa a ritroso, sensazioni che sembravano ormai perdute per sempre.

 

I 33 minuti di questo "Barna Howard" scorrono via che è una bellezza e ti vien voglia di gridare che no, non può passare inosservato un disco come questo, un folksinger spuntato come niente da una fredda giornata autunnale, a riscaldarci l'animo meglio di un bicchiere di Jack Daniel's.  In Pat's house Howard resuscita il cadavere del grande Tim Hardin (una Reason to believe 46 anni dopo), tristemente scomparso per overdose a soli 39 anni, non a caso pure lui nativo dell'Oregon dove questo disco è stato registrato. Lo splendido video delle sue “Portland Sessions” ci mostra Barna Howard, voce e chitarra in qualcosa che assomiglia ad una officina di falegname, quasi a voler gridare  alla maniera di Hardin  ‘If I were a carpenter’ (anche un pugno chiuso sul muro ndr). Per ribadire meglio il concetto nello spazio web della sua label, la Mama Bird Recording, Barna Howard viene definito un artigiano meticoloso, e miglior termine non avrebbero potuto trovare, credetemi.

 

Magnifico il fingerpicking di I'll let you pick  a window - Roy Harper con la manina saluta-, I don't fall much, anymore è primo Dylan fin dentro l'anima mentre per Promise, I won't laugh ed It hurts to know, due splendide ballads, si potrebbero scomodare sia il britannico Ralph Mc Tell che il texano Townes Van Zandt.  Se non l'avete capito qui dentro  rivivono tutti quei sapori magici dei sopracitati storytellers, di loro Howard ha la stessa genuina ispirazione, il gusto di comporre cose semplici ma di cristallina bellezza.  Questo 2012 non finisce di stupirmi in quanto a nuovi o misconosciuti songwriters, come Bap Kennedy, che poi nuovo non lo è di certo, Santiago Dietche, Nels Andrews, e ci sono pure M.Ward e Steve Smyth, oltre a questo Barna Howard: davvero un bel momento per l'indie folk, un genere forse sovraccarico di proposte ma sempre capace di regalarci qualche perla preziosa; noi di Distorsioni siamo sempre felici quando ne scopriamo una di rendervi partecipi. That's all folks.

Ricardo Martillos

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