Migliora leggibilitàStampa
10 Gennaio 2022 , ,

Neil Young & Crazy Horse Barn

2021 - Reprise Records
[Uscita: 10/12/2021]

Barn” non celebra solo il legame indissolubile tra Neil Young ed i Crazy Horse, piuttosto è l’esaltazione di una dimensione spazio-temporale dell’esistenza. Il fienile fotografato in copertina è una placenta di umori e sentimenti che hanno infiammato l’intera vita e la poetica di uno dei più grandi artisti di sempre, rimasto fedele a se stesso ad ogni costo e contro ogni spinta contraria. “Barn” sorprende per la qualità di una scrittura di brani sempre compatti, asciutti nel minutaggio e suonati con la stessa ineluttabilità di chi percepisce l’arrivo dell’Apocalisse fuori dal perimetro segnato da quelle assi legnose e dalle finestre di vetro ondulato. I dieci brani alternano con equilibrio momenti di Americana rurale alla “Harvest” ad altri più saturi di elettricità, figli delle rasoiate di “Zuma” così come di “Ragged Glory”, quelli in cui i Crazy Horse (oggi con Nils Lofgren al posto di Frank “Poncho” Sampedro) sanno giocare ancora un ruolo fondamentale nel valorizzare i sussurri e le urla vibranti della Les Paul del canadese. Se appare ovvio che qualsiasi giudizio su “Barn” debba essere formulato al netto di paragoni con le vette inarrivabili, possiamo dire che il disco si attesta come epitome della irriducibile arte di Neil Young e della sua infinita sensibilità nell' analizzare i sentimenti ed i cambiamenti del mondo, così soffocato dalle sue melmose derive mercantilistiche. Neil segue da sempre un personale doppio binario: da un lato il futuro retrogrado di un disco nuovo di zecca, dall’altro il passato remoto di pubblicazioni recenti come “Live At Carnegie Hall” del 1970 (probabilmente uno dei migliori ripescaggi dai suoi infiniti archivi insieme al “Live At Massey Hall” del 1971). In tutto questo si ritrova una logica ferrea, ovvero nessuna cesura tra un "prima" ed un "dopo", bensì l’esigenza di un uomo di 76 anni di tenere il focus sulla propria incorruttibilità artistica. L’opener Song Of The Seasons, uno dei brani più vicini ad “Harvest”, si muove con leggerezza sul respiro della chitarra acustica e dell’armonica, liberando un canto di riappacificazione con la natura; la successiva Heading West è un classico di Neil Young & Crazy Horse, mentre Chang Ain’t Never Gonna è un blues sghembo che sembra provenire dalle stanze alcoliche di “American Stars ‘n Bars” insieme a Shape Of You. Dopo Canerican che riprende i toni accesi delle invettive contro il populismo di stampo trumpiano, uno dei momenti centrali è segnato da They Might Be Lost con il classico set up chitarra acustica – armonica, mentre Human Race è un’autostrada elettrica, lineare come un percorso che porta all’infinito scandito dal riconoscibile drumming metronomico di Ralph Molina. In chiusura, la magnificenza degli oltre otto minuti di Welcome Back che libera la chitarra su un giro magnetico e la corale Don’t Forget Love, toccante ballad dal sapore di commiato frammisto ad ingenuità hippie. “Barn” rappresenta la certezza di ritrovare qualcuno che ami, proprio lì dove ti aspetti che sia, e che ti indica la via per raggiungere la terraferma quando le luci si spengono ed i tempi diventano incerti.

Voto: 7.5/10
Giuseppe Rapisarda

Audio

Video

Inizio pagina