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11 gennaio 2017 ,

Madam

BACK TO THE SEA

2016 - Shilling Boy Records
[Uscita: 23/09/2016]

Inghilterra     #consigliatodadistorsioni

 

Non inganni la dolcezza melodiosa della voce di Sukie Smith, anima del progetto Madam, che assale subito nell'incipit dell'iniziale title track, non tarderà molto l'ascoltatore a comprendere che “Back To The Sea”, suo terzo album arrivato dopo cinque anni di silenzio, è un disco dalle coloriture cupe e malinconiche, attraverso le canzoni qui contenute Sukie Smith rivive infatti il lungo periodo di depressione successivo alla morte del padre avvenuta nel 2007. Una riflessione sul tema impossibile della morte, dell'assenza e della mancanza, o, come l'autrice ha dichiarato “Back To The Sea” è un «anti-death manifesto», il cui tema è come uscire da una morte, come non farsi travolgere e invece affermare la vita. La scomparsa improvvisa del padre, ma anche l'aver scoperto che il suo primo grande amore, che da molto non rivedeva, era morto giovane, argomento della conclusiva The Connection, non conducono alla disperazione e al nichilismo, perché questo è il disco dell'uscita da una crisi profonda, del ritrovamento della speranza e di uno spiraglio di luce che finalmente squarcino le tenebre del dolore che sembrava aver devastato in modo irrimediabile l'esistenza della cantante e attrice. La Smith infatti svolge anche una carriera che l'ha portata a recitare per registi come Mike Newell, Mike Leigh, Nicholas Roeg.

 

A suonare le canzoni scritte da Sukie Smith ci sono Jeff Towsin alla batteria, Gareth Moss al basso, Sarah Gill al violoncello, John Robertson e Adam Franklin degli Swervedriver alle chitarre, fra gli ospiti segnaliamo David Michael Curry dei Willard Grant Conspiracy alla viola nel convulso finale di The Connection. Il tono dell'album è intimo e personale, ogni canzone scava nel profondo dei sentimenti e delle sensazioni, senza compiacimento, ma con onestà e sincera partecipazione. Un ruolo predominante negli arrangiamenti è assolto dal violoncello, strumento dal forte potere evocativo ideale per sottolineare il tormento e lo struggimento dell'animo, allo stesso tempo le chitarre, spesso distorte, rimandano sovente a sensazioni di inquietudine e smarrimento. E poi c'è la voce ammaliante che canta le fragili, ma suadenti melodie su cui sono costruite le dodici canzoni. Fra queste segnaliamo l'armoniosa e seducente nostalgia della title track, la spettrale No Ghost, il violoncello sembra struggersi e accartocciarsi nell'impotenza di un ineluttabile dolore, nemmeno il fantasma del padre tornerà; il minimalismo angoscioso di Not Here Yet con il violoncello a disegnare nell'aria tristi e malinconici volteggi prima che irrompano i riff shoegaze delle chitarre. In Murder Park, suoni lancinanti e tormentati di chitarre e drumming ossessivo creano un'atmosfera tesa non smorzata dalla voce timida e sottotono della Smith, la delicata The Connection chiude il disco con un appello all'amore: «Here's the truth it's nothing new/I search for you where shadows move/Lives divide with space and time but love infinity divine».

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

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