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8 novembre 2013 ,

Wooden Shjips

BACK TO LAND

2013 - Thrill Jockey
[Uscita: 11/11/2013]

WOODEN SHJIPS   BACK TO LAND# CONSIGLIATO DA DISTORSIONI

 

Erik “Ripley” Johnson dev’essere paragonabile ad una stella polare nel firmamento del rock psichedelico per gli amanti del genere. Innanzitutto, perché è il front-man dei Wooden Shjips, cioè una delle band dell’infornata di metà anni 2000 che ha posto fine ad uno dei periodi più bui e poveri di produzioni, di un certo valore del settore. Detto che basterebbe questo per riverirlo a lungo, annoveriamo tra i meriti dell’artista anche quello di essere cofondatore, nonché metà anima, dei Moon Duo, altra formazione ipnotica e vorticosa, con cui Johnson ha collezionato tre ottimi album, di fatto proseguendo lungo la falsa riga degli Shjips. Inoltre, in questi anni di carriera ha sempre pubblicato lavori di un certo livello, nell’uno e nell’altro gruppo, dimostrando una notevole vena creativa. Dall’omonimo esordio discografico del 2007, senza mai perdere freschezza ed energia compositiva, con la giusta caparbietà nell’insistere sulle stesse coordinate stilistiche, fino a questo “Back To Land” per Thrill Jockey.

 

Una psichedelia corposa, quella dei Wooden Shjips. Lontana dall’oscurità dei gruppi più tetri, come Disappears e Cannibal Movie, ma distante anche dall’essenzialità dei più autentici, della stoffa dei Rain Parade. Uno stile troppo grezzo per rientrare nelle raffinate degenerazioni di folk e pop, di cui la recente uscita di un ottimo Jonathan Wilson è fiera esponente, visto l’uso costante di una ritmica martellante e distorsioni graffianti. Altresì, l’attenzione alla metodicità, che rispetto alle scorse fatiche discografiche è comunque in crescita, non è tale da accostare “Back To Land” alle armonie di Black Angels & Co. I lucidi e precisi progetti compositivi trasformano ogni canzone in un flusso vulcanico, in perenne equilibrio tra accessibilità e asprezza, attraversato da continui contrasti elettrico-acustico (altra novità in dote a “Back To Land”). La compattezza di fondo, gli stridii delle sonorità e la ritmica incalzante vengono sempre ammorbiditi dalla voce di Johnson e spesso addolciti da assoli in pieno stile sixties, nei quali riecheggiano le chitarre di band come i 13th Floor Elevators.

 

Proprio questa attitudine retrò è una delle caratteristiche più evidenti del sound degli Shjips: le poche, lunghe, note d’organo e i due accordi che reggono interi brani sembrano incontrovertibilmente rievocare le acidità di fine anni sessanta. I ritmi frenetici di Back To Land e Ruins, seppur giostrati su due accordiWOODEN SHJIPS   BACK TO LAND ripetuti per oltre cinque minuti, aggrediscono l’ascoltatore, aprendo al meglio l’album. In Ghouls e These Shadows aumenta la presenza di effetti, riverbero ed eco su tutti, rendendo le tracce molto più effimere e quiete. In The Roses è la traccia più surf (son pur sempre californiani gli Shjips…) del disco e culmina con un assolo di oltre due minuti lento e mesto, in contrasto con l’intensità del brano. In Other Stars e Servants lo stile si fa rarefatto e si avvicinandosi maggiormente a quello space-rock che era stato uno dei punti di partenza della band di Johnson ad inizio carriera. In Everybody Knows la psichedelia torna protagonista, mentre i ritmi rallentano e le melodie si addolciscono, come se gli Yo La Tengo avessero deciso di chiudere questo album.“Back To Land” è il ritorno dei Wooden Shjips dopo due anni dal precedente “West” e del front-man al suo progetto originario dopo due dischi firmati Moon Duo. Un ritorno atteso, vista la presenza della stella polare Johnson, ma che non sembra in alcun modo forzato da esigenze di mercato. Spontanei, come sempre, i Wooden Shjips collezionano un’altra ottima uscita discografica, confermandosi, ancor di più, punto di riferimento per la psichedelia rock contemporanea.

Voto: 7.5/10
Simone Pilotti

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