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1 gennaio 2016 , ,

Alif

AYNAMA-RTAMA

2015 - Nawa Recordings
[Uscita: 04/09/2015]

Libano    #consigliatodadistorsioni     

 

alif coverAlif è la prima lettera dell'alfabeto arabo, l'alpha, l'inizio. La scelta del nome di questo collettivo musicale non è quindi priva di un carattere evocativo. Ed evocativa e profonda è la musica che, brano dopo brano, ci rapisce il cuore e ci chiede di essere ascoltata con l'attenzione che merita. A noi non rimane altro che di immergerci senza sforzo nel flusso di note che pian piano ci porta a cambiare la prospettiva con la quale osserviamo il nostro spazio circostante. E non si tratta qui di intraprendere una qualche sorta di viaggio esotico in paesi di cui spesso abbiamo un'immagine stereotipata, vuoi anche per le tragiche cronache contemporanee. Quella di  "Aynama-Rtama" è una musica che nasce dall'incontro di musicisti provenienti da diversi paesi arabi dell'area mediterranea (Siria, Libano, Egitto senza scordare alcune origini irachene e palestinesi), partendo innanzitutto dalla tradizione dei luoghi d'origine senza però prescindere da alcuni elementi costituenti riconducibili innanzitutto al rock psichedelico, con leggeri cenni al prog, e a certa elettronica dai toni scuri che in più di un'occasione sembra discretamente strizzare l'occhio ai Massive Attack. A tratti possiamo anche riconoscere alcune influenze riconducibili al maestro dell' ethno-jazz Mulatu Astatke, mentre in alcuni casi non sembrano azzardati gli accostamenti ai francesi Les Négresses Vertes e Noir Désir.

 

Il termine 'world music', seppur minimamente funzionale, rimane quindi fuorviante; gli Alif non sembrano voler finire in un calderone nel quale in passato sono state gettate le musiche non corrispondenti ai canoni anglosassoni ed europei, a prescindere dalla qualità intrinseca di dischi e artisti. La verità è che certa musica scivola tra le mani quando viene fotomaneggiata con strumenti tipici di una rigidità culturale di stampo prettamente eurocentrico. Un'importante prerogativa di Aynama-Rtama è la poesia. Il cantante Tamer Abu Ghazaleh infatti, oltre a scrivere di proprio pugno alcuni testi, trasferisce in musica i versi dei poeti dell'avanguardia araba Sargon Boulos e Mahmoud Darwish. Ora, se da una parte è vero che non possediamo idonei mezzi linguistici che possano farci apprezzare in pieno il senso di quanto cantato, ma questo vale per qualsiasi lingua estranea alla nostra comprensione, dall'altra non è affatto difficile lasciarsi coinvolgere dall'espressività di una voce sempre in tensione tra passionalità, dolcezza e senso del tragico, una voce che non di rado sa emergere con con una mesmerica forza mauditAssolutamente uno dei migliori dischi usciti negli ultimi anni.  

 

ciaoLine-up:

Khyam Allami: Oud

Tamer Abu Ghazaleh: Voce, Buzuq

Bashar Farran: Basso

Maurice Louca: Synths, Elettronica

Khaled Yassine: Batteria, Percussioni

 

 

 

 

Voto: 8/10
Aldo De Sanctis

Audio

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