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8 ottobre 2018 , ,

All Them Witches

ATW

2018 - New West
[Uscita: 28/09/2018]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni   

 

ATW"Si può fare" urlava il dr. Frankenstein davanti alla sua creatura, ed è questo quello che avranno pensato i fans degli All Them Witches ascoltando il nuovo disco "ATW".  Si può ancora fare, nel 2018, un disco che prende il cadavere dell'hard rock anni ‘70 e lo riporta in vita a suon di riti voodoo costringendolo a vagare per le campagne di Nashville. Nell'album la band - Parks Jr. (voce, basso), Ben McLeod (chitarra), Robby Staebler (batteria) e il nuovo ingresso Jonathan Draper (hammond, Fender Rhodes) - infila una sequenza di 8 tracce di mesfistofelica tensione creativa, disegnando percorsi di blues sporco e acido. Conservati gli elementi distintivi, l'irrequieto drumming di Staebler, le jam blues chitarristiche, l'uso forte del piano Rhodes, le linee di basso e la voce sempre più sicura,  questo disco non suona come i precedenti. Le vecchie contraddizioni stilistiche, lasciano il posto alla rivendicazione della propria identità (come da titolo omonimo), all’alchimia dei loro strumenti, al segno distintivo del loro suono. Sono ancora una band profondamente sfumata ma c'è una crescita nel loro mestiere e nelle loro prestazioni che li rende quello che sono.

 

Si parte con  la doorsiana Fishbelly 86 Onions, un boogie dal cantato sincopato à la Jon Spencer in cui il fuzz rincorre il fantasma di Ray Manzarek e la traccia successiva,0011908055_10 Workhorse, una cavalcata western-slide: qui l'intensita' vocale di Parks Jr.  mette i brividi. Le reminiscenze stoner, abbandonate per strada, le ritroviamo nell'inciso di 1st vs 2nd (quasi Fu Manchu' nel cantato). Half-Tongue e Harvest Feast  sono i pezzi più blues dell'album, qui essenziale il nuovo apporto dell'organo di Draper. Diamond è  il brano più riuscito, un teso incedere di una nota di basso sull’arioso suono di batteria, il pezzo è  volutamente cupo e dal forte potere  tensiogeno. HJTC  è il lamento sofferente di uno sciamano, una preghiera che invoca gli spiriti e invita i suoi discepoli a marciare nel deserto attorno al fuoco, il brano più a fuoco fra gli otto. Conclude la sognante Rob's Dream, forse l'episodio meno convincente del disco ma con una jam nel finale che tornerà utile nei numerosi live del gruppo. Un disco che è un perno attorno a cui la band ruota verso un approccio stilistico più intimo, quasi un ritorno alla terra a discapito degli spazi infiniti, come a dire,"attenti che gli stregoni vincono sempre sulle streghe". 

 

Voto: 9/10
Nino Colaianni

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