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11 maggio 2016 , ,

dälek

ASPHALT FOR EDEN

2016 - Profound Lore Records
[Uscita: 22/04/2016]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

dalekcoverFin dagli esordi nel lontano 1998 i dälek hanno suscitato un fervido interesse in chiunque, privo di pregiudizi di sorta, si sia imbattuto nella loro musica. Esplicitamente debitori tanto dei Public Enemy quanto dei My Bloody Valentine, la loro è sempre stata una forma sperimentale di hip hop fortemente contaminata con il noise-industrial, con certo drone metal e con la musica indiana. Dall'inizio della loro carriera ad oggi li abbiamo ascoltati assieme a Techno Animal, Faust, Zu e Young Gods e chi ne ha avuto la possibilità li ha visti aprire per Tool, De La Soul ed Earth. Poco inclini a facili categorizzazioni quindi, anche se precedenti illustri li ritroviamo già nei Beatnigs dieci anni prima (dai quali prenderanno poi forma i Disposable Heroes of Hiphoprisy) mentre altri semi di ibridazioni apparentemente lontane possiamo rintracciarli anche negli Afrika Bambaataa dei primissimi anni '80.

 

"Asphalt For Eden" esce dopo un silenzio durato sette anni, non considerando "Untitled" e "Gods & Griots", e porta con sé alcune novità. Innanzitutto l'album esce per la Profound Lore, etichetta specializzata in diversi sottogeneri del metal, anzichè per la consueta Ipecap di Mike Patton. Poi il gruppo si presenta con un 'nuovo' organico nel quale a supportare le liriche di MC dälek ritroviamo il producer Mike Manteca (presente in altri progetti assieme a MC dälek), e DJ rEk, ovvero il primissimo turntablist degli esordi di "Negro Necro Nekros" (1998), indimenticabile EP col quale quest'ultimo album dalek1sembra avere anche qualcos'altro da spartire. Dopo il crudo assalto sonoro di "Gutter Tactics" (2009), con Asphalt For Eden i dälek sembrano tornati infatti ad una maggiore immediatezza e fluidità senza però aver rinunciato al loro sound scuro ed ossessivo.

 

I beats come sempre non suonano del tutto 'in faccia', come avviene invece per molte produzioni hip hop, ma condividono il primo piano con una oramai consueta tessitura sonora dove predominano loop minacciosi ed ipnotici. I testi sono complessi e ricchi di sfumature ed affrontano spesso temi politici e sociali da un'angolatura che parte dal basso e che non sembra poter prescindere da una condizione umana in lotta, con la consapevolezza delle proprie responsabilità individuali e delle proprie contraddizioni. Poesia militante che non si ferma alla superficie dalekma si ostina a scandagliare le scure profondità del potere e delle sue forme di perversione. Per Will Brooks (questo il vero nome di MC dälek) le fonti di ispirazione provengono da ambiti diversi ma ci tiene a ricordare, quando richiesto, tanto Chuck D che Pablo Neruda, José Saramago e Amiri Baraka. In definitiva non siamo affatto lontani dai picchi toccati in passato con "Absence" (2005) e "Abandoned Language" (2007), anzi Asphalt For Eden entra di diritto tra le migliori prove discografiche della band di Newark. 

 

Voto: 8/10
Aldo De Sanctis

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