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5 dicembre 2015 , ,

Julia Kent

ASPERITIES

2015 - The Leaf Label
[Uscita: 31/10/2015]

Canada   #consigliatodadistorsioni       

 

julia kent sJulia Kent,  violoncellista canadese, ma da qualche anno di stanza a New York, ritorna col suo quinto lavoro e terzo per la Leaf, “Asperities, un album suonato, oltre che al violoncello all'elettronica e ai sounds, prodotto e mixato dalla musicista. Accanto alla carriera solista la Kent ha collaborato con Antony & the Johnsons e Rasputina e svolge un'intensa attività come compositrice di colonne sonore per film e spettacoli teatrali.

L'ispirazione per questo “Asperities” proviene -come ha dichiarato- proprio dalla definizione del termine che dà il titolo al disco e in particolare al suo uso in geologia: «Stavo pensando al concetto di difficoltà sia nella vita che nella natura - i conflitti, l'essere turbato. L'idea di attrito anche in geologia, l'asprezza è una parte di una foglia che non si muove, che può creare un... terremoto, che è un concetto piuttosto evocativo... nella musica c'è un innato senso di dissonanza, le cose sono troppo vicine per stare calme. Più in generale, questo sembra un momento particolarmente buio nel mondo, e penso che sicuramente ha avuto un'influenza.».

 

Tutto questo si risolve in una musica certo non facile, che non richiede e non offre immediatezza, ma capacità di ascoltare, riflettere, di lasciarsi compenetrare dalle suggestioni e dalle atmosfere create dai suoni orchestrati dalla Kent. Domina ovviamente il violoncello dal quale la Kent estrae sonorità spesso gravi e a volte perfino plumbee, suoni che sembrano provenire da luoghi misteriosi e sperduti, non privi di inquietudini e juliaasperità. C'è ben poco di romantico e celestiale, di consolatorio, sin dal primo brano Hellebore il suono sembra provenire dalle viscere della terra o da uno spazio oscuro lontano e sperduto o forse molto, troppo vicino a noi.

L'elettronica e i field recordings, mai invadenti, quasi sotterranei e con accenti industrial nel loro a volte ossessivo reiterarsi, sottolineano le atmosfere torbide, inquiete, disturbanti, disegnando un universo sonoro cupo, dove la kentsperanza e la serenità appaiono sempre più come sfuggenti chimere. Ho scritto questa recensione nei giorni in cui arrivavano le terribili notizie da Parigi, successive peraltro a quelle altrettanto terribili dell'areo russo e dell'attentato a Beirut: ebbene il disco sembrava la colonna sonora perfetta nel delineare il senso di angoscia e di smarrimento che ha colpito il mondo rischiando di trascinarlo in una livida discesa verso gli inferi. Per la gravità e la severa compostezza della musica il lavoro della Kent lo accosterei a “Ypres” dei Tindersticks, colonna sonora per il museo della Prima guerra mondiale della cittadina belga.

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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