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11 maggio 2016 ,

Sophia

AS WE ARE OUR WAY (UNKNOWN HARBOURS)

2016 - Flower Shop Recordings
[Uscita: 15/04/2016]

Stati Uniti-Inghilterra   #consigliatodadistorsioni     

 

sophia coverRitorna dopo sette anni a farsi sentire la voce sofferta e malinconica di  Robin Proper-Sheppard, mente e anima del progetto Sophia e prima ancora dei God Machine e del progetto parallelo May Queens. Il musicista di San Diego vive ormai da molti anni in Europa dove la sua musica molto intima e personale, tendente a volte al depresso ha sempre avuto una migliore accoglienza che non in patria. Parliamo ovviamente e purtroppo di numeri piuttosto ridotti, la poetica di  Robin Proper-Sheppard è davvero il frutto di un cammino personale e sofferto che parla a chi vuol aprire la sua anima ad una voce tanto sincera quanto poco incline a piegarsi al grazioso e al carino. Come sempre nei dischi dei Sophia il nucleo principale ruota intorno ai testi, di cui ovviamente è autore Proper-Sheppard, il cui stile è diretto, essenziale, composto da versi di immediata e talvolta raggelante comprensione. Testi dal mood malinconico che parlano di solitudine, del trascorrere del tempo, del dolore, delle differenze generazionali, la musica come espressione dell'animo e delle emozioni umane.

Era atteso (almeno dai i suoi estimatori fra i quali senz'altro ci annoveriamo) questo nuovo “As We Are Our Way (Unknown Harbours)”; siamo felici di ritrovare un musicista che tante belle emozioni ci ha regalato nella sua carriera e che temevamo disperso. E' però un ritorno in qualche modo interlocutorio in cui le due sophia fotoanime di Robin Proper-Sheppard (foto a sinistra), una più intima da songwriter, l'altra più rock che si era manifestata pienamente nel progetto The May Queens, si incrociano, si accavallano, ma non sempre giungono a convincente sintesi.

 

In questo senso è emblematica Resisting, oscillante fra un'ampollosità pop e disturbanti flash shoegaze o l'insolitamente gioiosa California dalla melodia ariosa e solare, mentre il testo -l'unico su tematiche sociali- critica il modo di vivere della West Coast («...the sun isn't everything»), ma questi episodi non convincono in pieno, così come il teso rock elettrico di St.Tropez/The Husltle. Non che non siano piacevoli, ma non è questo che si chiede a Sheppard e alla sua band. Ciò che gli chiediamo sono canzoni che ti prendano l'anima e la scuotano toccando con delicatezza le corde del tuo cuore; che ti sappiano robinparlare dei momenti di malinconia e tristezza, della cupezza di certi giorni, dell'amarezza del guardarsi indietro.

E questo miracolo avviene con le intense e commoventi The Drifter Don't Ask («...don't ask what you don't want to know») con la chitarra acustica e il piano in evidenza, con la bellissima Blame  giocata su un ritmo più serrato della batteria. Il testo in questa song è al solito molto poco compiacente: «...it’s ok I’ll take the blame, I’ve made enough mistakes for the both of us», ma succede anche con Baby, Hold On, canzone dedicata alla figlia. L'album si conclude magnificamente con It's Easy To Be Lonely, una canzone che riempirà poeticamente la vostra solitudine.                                                           

 

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

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