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8 marzo 2017 , , , ,

Black Flower

ARTIFACTS

2017 - Sdban Ultra Records
[Uscita: 3/02/2017]

Belgio    #consigliatodadistorsioni

 

Quanti proseliti abbiano fatto Mulatu Astatke e Getatchew Mekurya, le punte di diamante dell'ethio- jazz, non è un dato stimabile con una buona approssimazione. Ancora più difficile immaginare quanti debitori dell'afrobeat, che con Orlando Julius, Fela Kuti e Tony Allen ha raggiunto il proprio apice qualitativo, ci siano sparsi per il mondo. E ancora, assolutamente inestimabile nel tempo risuona il testamento di Sun Ra e chiunque voglia trarne ispirazione deve necessariamente confrontarsi con i mondi da lui esplorati. Nomi imprescindibili quelli appena fatti, un Pantheon di riferimento per molte band che hanno anche saputo elaborare negli anni uno stile sempre più personale; tra i soliti noti spiccano sicuramente gli inglesi The Heliocentrics, i canadesi The Souljazz Orchestra e gli statunitensi The Budos Band. Viene invece dal Belgio Black Flower, giovane e interessante combo capitanato dal sassofonista e flautista Nathan Daems e il cui organico si completa con il cornettista Jon Birdsong (dEUS, Beck, Calexico), il batterista Simon Segers, il bassista Filip Vandebril ed il tastierista Wouter Haest. Dopo gli ottimi riscontri ottenuti in seguito alla pubblicazione di "Abyssinia Afterlife" (2014), non ultimi gli apprezzamenti del guru Gilles Peterson, il quintetto giunge con "Artifacts" ad un'ulteriore e convincente prova discografica, dimostrando di saper fondere con abilità e disinvoltura quelli che sono gli elementi stilistici presi come cardine, ethio-jazz ed afrobeat per l'appunto, con il funk, il dub, la psichedelia e la musica mediorientale.

 

blackfbandCosì come il disco precedente, anche quest'ultimo lavoro si presenta come un concept ed è corredato da un'introduzione scritta da Daems nella quale egli narra dei suoi incontri con lo spirito di Prester John (Prete Giovanni), leggendaria figura emersa nel Basso Medio Evo alla quale si attribuisce anche, tra moltre altre cose, la reggenza del trono d'Etiopia. L'intero album gioca quindi tra atmosfere cariche di misticismo e riferimenti mitologici, in un tempo scandito da grooves seducenti sui quali i temi portati dai fiati, dagli organi e dai piani elettrici ci restituiscono l'illusione di poter varcare porte segrete che si aprono su scenari immaginifici. A partire da Bones, ispirata esplicitamente alla musica tradizionale etiope, fino ad arrivare alla fiaba mesmerica di Lunar Eclipse, "Artifacts" incastona nei suoi solchi delle piccole gemme musicali destinate, ci auguriamo, a risplendere a lungo.

Voto: 7,5/10
Aldo De Sanctis

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