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13 dicembre 2016 , ,

Perpacity

ARISE

2016 - Spellbound Publishing
[Uscita: 7/10/2016]

Inghilterra-Danimarca   

 

Dal Commodore 64 ad “Arise”. E' una parabola tecnologico-musicale che attraversa tre decenni quella percorsa dal danese Martin Nyrup; dagli effetti sonori per l'industria dei video games di inizio anni ottanta al synth-pop della seconda produzione discografica targata Percapity. Il tutto passando per studi di mastering, conversioni di schede audio e sintetizzatori sempre più evoluti. Ian Harling, chitarrista-vocalist originario dell'Isola di Man, coinvolto più o meno dagli stessi interessi, ha incrociato circa otto anni or sono l'elettro-sperimentatore di Copenaghen; dopo aver condiviso la realizzazione di alcuni lavori ed accertato comuni velleità creative, il duo anglo-danese ha iniziato ad imbastire un disegno musicale all'interno del quale hanno confluito i retroterra elettro-wave di Martin e quelli espressamente indie-rock di Ian. Il resoconto partorito da questo connubio, battezzato con il moniker Perpacity, è stato raccolto in“The Sinner Inclination” debut-album pubblicato nei primi mesi del 2015.

 

Masterizzato dal polistrumentista ucraino Alessander Kretov (Ummagna) “Arise” srotola una scaletta di quattordici tracce inequivocabilmente intrise di pathos eighty dove si addensano i geometrici e sintetici tratti tipici dell'elettro-pop. Una timbrica profonda dai tratti malinconici rimbalza nelle nostre orecchie riportando alla memoria il miglior Dave Gahan o il camaleontico Marc Almond; taglienti voli di synth e rallentati palpiti di drum machine rievocano fotogrammi dal passato che profumano di Depeche Mode, New Order, Tangerine Dream ed addirittura dell'elettro-kraut dei Kraftwerk. Il sound è comunque pulito, terso nei suoi passaggi. In This Heaven, Infinite High e 9725 si rivelano già ad un primo ascolto episodi interessanti, di grande impatto e rappresentativi manifesti di genere. L'anima celtica del violino di Betania Borg dei Nordik Fire si inserisce a perfezione nei precisi pertugi artificiali di Eternal così come la dilatata presenza di Pia Petersen negli scenari visionari di Forsaken; non passeranno nell'indifferenza neppure i nostalgici e decadenti slow-time di Carry Me On e della title-track.

 

Martin e Ian pur non stravolgendo i registri convenzionali del synth-pop dispensano un'opera senza ombra di dubbio estremamente curata, che suona fresca malgrado le sue intenzioni arcaiche rivelino carte d'identità sgualcite dal tempo. Chi ha già respirato ed apprezzato, qualche lustro fa, le allora futuristiche arie electropop sicuramente non potrà che gradire questo flashback emozionale intitolato“Arise”. Una nuova alba e non solo vintage di maniera.

Voto: 7/10
Alessandro Freschi

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