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21 settembre 2015

Soulfly

ARCHANGEL

2015 - Nuclear Blast Records
[Uscita: 14/08/2015]

Brasile-Stati Uniti  

 

SoulflyArchangelIl disagio dello scrivere è quasi pari a quello dell’ascolto di questi 36 minuti abbondanti di “Archangel” la decima uscita ufficiale dei Soulfly di Max Cavalera. Ma che arrivi presto, l’Arcangelo, e faccia piazza pulita il prima possibile dell’immonda creatura. Un demone senza fiato e incapace di offendere, fiaccato anche nell’immaginazione, quello di Soulfly, i quali dovrebbero rappresentare il massimo dell’aderenza alla vena creativa del celebre Max Cavalera. Che i Sepultura siano da immemore tempo sepolti lo si sa senza meno; che una stagione del metal lo sia allo stesso modo anche; che non se ne sia aperta una nuova è solo patente riscontro, ma che qualcuno ancora organizzi scampagnate trash metal portandosi i panini da casa col salame degli anni ‘90, no! È inaccettabile.

Deve aver pensato la stessa cosa il bassista dei Soulfly, quel Tony Campos che a quanto pare ha registrato il disco con il trolley tra le gambe per non dimenticarlo: per lui, prima che sia troppo tardi, destinazione Fear Factory. Eppure l’incipit del disco non è disastroso e We Sold Our Souls To Metal è una composizione di genere senza infamia e senza lode nella quale papà Max e il giovanissimo figliuolo Zyon alla batteria provano a guadagnarsi onestamente la pagnotta e continuare a pagare l’affitto di casa. Non sarebbe male, anche per noi. E invece inesorabilmente tutto tende al grande raccapriccio. 

 

A cominciare da Archangel e la vena ricamatrice tra una banalità e l’altra della chitarra di Marc Rizzo intento a confondere le acque il più possibile nella speranza che qualcuno ci caschi. A nulla possono anche alcune comparsate di alibi lanciate alla rinfusa in Sodomites e nella inutile Live Life Hard! I malcapitati Todd Jones degli americani Nails e soulfly-4fcd2c3e9aa08Matt Yong dei King Parrot sono catapultati all’interno di composizione da scherzo e l’unica cosa che possono fare è contribuire alla riuscita della zingarata.

Ma Soulfly non si accontentano di produrre un disco di cui forse si può fare a meno e pensano realmente in grande ed è così che si cimentano nella manciata di secondi di Ishtar Rising monumentali nella capacità di incenerire per intensità qualsiasi imbarazzo mai provato, financo in intimità.

Che il lettore ci perdoni l’incapacità di descrivere con piglio più preciso il resto delle tracce dell’album che si attestano sugli standard più su descritti con l’eccezione delle allusioni black di Shamash, nella quale vi è perfino la sensazione che vi sia un’idea di direzione compositiva. Ma tutto è brevissimo e la catastrofe incombe. Che la copertina del disco, realizzata dall’artista tedesco Eliran Kantor, sia la cosa migliore dell’album mi par nota d’ausilio all’ascoltatore ancora indeciso. Sembrava difficile per i Soulfly fare peggio del precedente “Savages” ma Cavalera senior deve aver fatto una scommessa importante al bar. Vincendola.

Voto: 4/10
Luca Gori

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