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21 gennaio 2015

Stone Jack Jones

ANCESTOR

2014 - Western Vinyl
[Uscita: 04/03/2014]

USA   #Consigliato da Distorsioni 

 

stone-jack-jones-ancestor-largeStone Jack Jones proviene da un altro tempo: oltre sessanta primavere passate in gran parte a errare per il paese, quasi a pagare il fio di un destino già scritto ma rifiutato. "Ancestor": 'antenato', mai titolo fu più azzeccato. Questo album, il suo terzo, sembra provenire da un’altra epoca, di più, da un altro universo probabile e lontano, presente ma sfuggente, perso fra l'oscurità e la polvere di una miniera di carbone, abbandonato su un tavolaccio, accanto ad una colt, un bicchiere di whiskey, una rosa rosso sangue. Siamo di fronte ad un lavoro di prim’ordine, dove la cifra stilistica coincide con  l'essenza stessa dell'autore: pochi strumenti, la sua chitarra, il banjo di Kyle Hamlett dei Lylas, Ryan Norris e Scott Martin dei Lambchop si occupano rispettivamente dell'altra chitarra e batteria, mentre l'amica cantante country Patty Griffin è efficacissima nei cori, che conferiscono solennità ai brani, in crescendo da sussurro a gospel (Joy) o svanendo fra i fantasmi del passato in fondo ad una miniera (Black Coal). Completa la compagnia di stanza a Nashville, ultimo domicilio conosciuto del nostro, il produttore, Roger Moutenot (Yo La Tengo e Sleater Kinney, fra gli altri). Si aggiungano pochi effetti, qualche pioggia di note da un vecchio piano, un organo che fa muro qua e là, la splendida tromba in State I'm In,  pezzo che strappa il cuore al primo ascolto. .

 

stone-jack-jones-2014-650x400E poi la voce. Profonda e chiara, ieratica ed a tratti, ipnotica, ci accompagna senza scossoni in questo viaggio in un tempo sospeso, racconta storie che sono costruite a metà fra litanie scure e favole in rima, racconti che evocano immagini dell' America di provincia, Lansdale e London, foto in bianco e nero, Walker Evans e Dorothea Lange, per il ritratto di una depressione che era ieri nel Paese ed oggi è dentro a chi lo abita. Si parte con O Child, quasi una nenia per bambini: è l' inizio di un viaggio senza scossoni, l'album è omogeneo in suoni, toni ed ispirazione, ma è tutt'altro che piatto, banjo chitarre e piano verso un finale onirico. Segue Jackson, cantata con Patty,  una ballata folk solare caratterizzata dall'organo, uno sprazzo di luce per un tempo felice, del resto non esiste posto migliore di Jackson per fantasticare con la tua donna ed un whiskey sul tavolo, di certo “ …le stelle non ti cadranno addosso...”. Ma è solo un Stone-Jackattimo, Black Coal è il brano più sofferto dell'album, cupo e rallentato da un'atmosfera di fuliggine densa, chissà quante volte il piccolo Jack si è sentito dire “...daddy's gone to work in the hole / count my blessing count my ton of black coal“. Sorprende State I'm In, testo apocalittico, il pezzo che Mark Lanegan sogna di scrivere, ma più vicino a Leonard Cohen per stile, la scura confessione dello sconfitto. Joy è un'altra filastrocca, una ballad delicata e saltellante, un quadro idilliaco, un gioiellino impreziosito nel finale dalla voce di Patty che chiude con un finale gospel. Il disco è un alternarsi di sensazioni ed atmosfere: parte Red Red Rose, folk rosso sangue, sostenuto da un giro di chitarra che si fa via via ossessivo, e a nulla servirà chiudere le porte, i testi di Jones non sono espliciti, ma se l'amore è forte, il sangue stavolta è stato versato. 

 

stoneIl brano è senz'altro uno dei più azzeccati, perfetto per l'evocativo video in bianco e nero realizzato da Zack Spiger. Ancora qualche nota, la pessimistica ballata deragliata Way Gone Wrong, la splendida, cadenzata Anyone (ancora in territorio Cohen), Good Enough che potrebbe essere un pezzo dei primi The Black Earth Procession, ma che Jones stesso dice essergli stato ispirato da Spoonful di Howlin Wolf. E’ una canzone d' amore per i suoi figli, la ricerca di un contatto anche quando si è lontani. Arriva il lampo di sole di Marvelous che fa pensare a gruppi di musica bastarda, Friends of Dean Martinez, o Califone,  Howe Gelb o Calexico. Del resto un po' di tutta questa Americana salta fuori qua e là nell'album, non tanto per Stone-Jack-Jonescitazione esplicita, piuttosto per comune sentire, dato che a Jones lo stile non difetta. Anzi il suo approccio al songwriting ed interpretativo lo rende un autore unico e ben caratterizzato, tutt'altro che derivativo od artefatto: arrivato a tre quarti di vita, tentare il successo sotto i panni di altri sarebbe soltanto ridicolo. Si chiude con la dolce Petey's Song, un saluto ad un amico che ha proseguito la strada più avanti, ed un saluto anche per noi. Questa volta non dovremo attendere però altri otto anni, il prossimo 17 Marzo uscirà, ancora per la Western Vinyl, il nuovo lavoro di Stone Jack Jones “Love and Torture,” di cui è già disponibile in streaming il primo singolo Circumstance.

Voto: 8/10
Giampiero Marcenaro

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