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19 ottobre 2013

Arctic Monkeys

AM

2013 - Domino Recordings
[Uscita: 09/09/2013]

Arctic-Monkeys-AM-artwork# CONSIGLIATO DA DISTORSIONI

 

“AM” (secondo omaggio ai Velvet Underground nel titolo – dopo quel “Suck it and See” del disco precedente che richiamava il “Peel Slowly and See” di wharoliana memoria) è già balzato al numero 1 delle classifiche UK e l’interesse attorno agli Arctic Monkeys dopo l’esibizione da headliner a Glastonbury sta raggiungendo livelli di guardia. Strategia vincente quella adottata dal quartetto capitanato da Alex Turner: un disco ogni due anni circa è la cadenza perfetta affinché l’attenzione del pubblico non scemi e il mercato non venga inflazionato, inoltre, le tournée dilazionate in un arco di tempo più ampio risultano meno estenuanti e permettono il materializzarsi di prestigiosi progetti paralleli. Tornando al disco, il quinto di una carriera ancora giovane, è davvero roba da leccarsi i baffi. Figo come una Fred Perry nuova di zecca, tirato a lucido nei suoni e scritto con la sicurezza di chi ha capito perfettamente dove deve andare a parare il rock’n’roll di questi tempi. E’ il disco degli Arctic Monkeys dove finalmente confluiscono tutte insieme quelle influenze che negli album precedenti apparivano quasi come involontari e timidi indizi. La sequenza delle canzoni riesce a formare un gioco fatto di ammiccamenti fortemente erotici.

 

Quasi a volersi liberare da inutili inibizioni convivono - esaltati anche dalla perfetta e modernissima produzione di James Ford in collaborazione con Ross Ortond - tanto gli Zeppelin più turgidi quanto il Frank Ocean più ambiguo (o il Prince più sfrontatamente sexy, fate voi) e la sequenza R U Mine/One For The Road/Arabella ne è irresistibile esempio; certa disco che incontra la electro fine ‘80 con cori alla Electric Light Orchestraarctic-monkeys in Fireside non teme di andare a cocciare né contro l’irresistibile melodia alla Oasis in ottica Bacharach di No.1 Party Anthem (più inno da stadio che da party in ogni caso) né a sfracellarsi contro le suadenti atmosfere anni ’60 della conclusiva I Wanna Be Yours tra Scott Walker e Lee Hazlewood, o fare a cazzotti con certe ritmiche di estrazione hip-hop e slanciate partenze alla Jam/Who. Situazione fino al disco precedente inimmaginabile, roba da grandi fuoriclasse la cui personalità esce in modo assoluto nei momenti che contano: un album praticamente perfetto, dai mille dettagli e sfumature che aumentano ad ogni ascolto e che funziona alla grande in qualsiasi situazione, ma, come dice Josh Homme (ospite insieme al batterista di Elvis Costello Pete Thomas ed a Bill Ryder-Jones) è “cool and sexy after midnight”.  E’ un disco che naturalmente andrà visto in prospettiva, ma giusto per capire se sarà questo lo zenit del quartetto o se farà solamente parte di una discografia piena di altri gioielli. Di certo il quartetto ha piazzato con questo AM una gran bella pietra d’angolo tanto che alla fine la cosa meno azzeccata è la parte iconografica (come il resto della produzione Arctic Monkeys d’altra parte): la copertina appare infatti sexy come un paio di gambaletti sotto al ginocchio, per averne una più frizzante toccherà aspettare il secondo album dei Last Shadow Puppets.  Perciò sbrigati, Alex.

 

Voto: 9/10
Roberto Remondino

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