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4 maggio 2012 , ,

Graham Coxon

A+E

2012 - Parlophone
[Uscita: 2/04/2012]

Graham Coxon “A+E # Consigliato da Distorsioni

Graham Coxon è ormai un signore di 43 anni, ma se ne va ancora felice e contento in giro per i pub di Camden Town con gli inseparabili occhiali da vista e la t-shirt a strisce d'ordinanza, come un eterno teen-ager. Il fatto è che 'sto tizio è stato (e da un po' è di nuovo) il chitarrista dei Blur, una delle leggende del brit-pop e, a sentire un certo Noel Gallagher, che se ne intende, uno dei musicisti più dotati di tutta la scena. Per non sbagliare, poi, è uno che mentre scriveva Song 2, o Girls And Boys, o Coffee And TV, ha trovato il tempo per dare alle stampe tre album di qualità e, finita con “Think Tank” l'avventura dei Blur, altri cinque, sempre ad alti livelli e sempre piuttosto particolari nell'ispirazione e nello stile. Ah, dimenticavo: il nostro suona praticamente tutti gli strumenti, compreso il sassofono, che, anzi, pare sia la sua ultima passione, assieme ai vecchi vinili di Ornette Coleman, Oliver Nelson ed Eric Dolphy. Questo “A+E” (sarebbe il nome inglese del pronto soccorso, vedasi copertina con ginocchio ferito) dunque segue “The Spinning Top”, del 2009, una specie di concept album esistenzialista quasi completamente acustico in puro stile alt-folk.

 

Come al solito Coxon cambia strada in modo indiscutibile: questa volta ci troviamo di fronte ad un disco elettrico, dalle atmosfere scure, pieno di synth e batterie elettroniche, tra il post punk e, addirittura, il kraut rock. Una sorpresa, insomma, ma abbastanza relativa, conoscendo un pochino l'eclettico Graham e ricordandoci del suo passato. In ogni caso, il disco parte a duecento all'ora con il punk deragliato di Advice, ma prende subito una piega ben diversa con City Hall, pura new wave, quasi dark, a base di drum machine martellante, sax stile Clock DVA e sciabolate di chitarra. Segue il pezzo scelto come singolo, What'll Take, pop danzereccio e sintetico, anche un po' pallosetta, con la ripetizione infinita del verso 'what'll take to make you people dance?'. Bah. Magari verrà buona per qualche discoteca “indie”. Le cose ritornano sul giusto binario con la mitica Meet And Drink And Pollinate, anche stavolta pop danzereccio, ma di quello fatto come si deve, zozzo e rozzo il giusto, come dei Kraftwerk dopo un'overdose di ferrochina bisleri (mi pare appropriato). E poi, che titolo! 

 

Si prosegue con la pesante The Truth, marziale e distorta, poi arriva Seven Naked Valleys, lunga cavalcata dark psichedelica in salsa Blur, gran canzone, poi il mio pezzo preferito del disco, Running For Your Life, con un tiro fantastico e un certo profumo di anni '70, il tutto, ancora, nella solita, ottima, inevitabile salsa Blur. Arriva poi il rockaccio di Bah Singer, bello tosto, seguito dall'indecifrabile Knife In The Cast, una specie di lunga ballata condotta dal basso, costellata di suoni elettroacustici e con la voce lontana. Si finisce con la ben più fruibile Ooh, Yeh, Yeh, con l'acustica di Coxon a richiamarci l'epopea del gruppo di cui fa parte. E non dispiace affatto. Giudizio finale? Promosso! 

Luca Sanna

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