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3 febbraio 2016 , ,

Ulan Bator

ABRACADABRA

2016 - Acid Cobra-Overdrive
[Uscita: 26/01/2016]

Francia-Italia    #consigliatodadistorsioni

 

ulan BatorIncontrai per la prima volta Ulan Bator il 12 marzo 1998 al Palaeur di Roma. A quel tempo Amaury Cambuzat e soci erano stati adottati dal Consorzio Produttori Indipendenti che ne promuoveva il disco con un importante tour italiano a rimorchio dei CSI. Al tempo per i più colti e evoluti, Ulan Bator era solo una città, per tutti gli altri il verso di un animale esotico. Da quel giorno Ulan Bator divenne qualcos’altro, il nome di un muro di suoni colorati e un marchio di cui fidarsi per le successive sei prove in studio. L’ultima - questo “Abracadabra” - l’ottava fatica d’artista per gli Ulan Bator rinnova ancora una volta quella gioia del rumore provata quasi vent’anni fa.

Certo per Cambuzat non si può parlare di prolificità tanto più che il precedente lavoro “Tohu-Bohu” è oramai vecchio di sei anni; certo non siamo in presenza di un disco facilmente catalogabile sotto un genere; certo gli Ulan Bator presentano una cifra stilistica ormai riconoscibile; certo questa cifra stilistica sembra mostrare la corda; certo come sempre l'attesa vale l'ascolto. E questo perché Cambuzat è fedele a se stesso nella differenza e presenta una invidiabile coerenza compositiva della discrepanza. Se il capolavoro Ulan Bator rimane “Ego:Echo” con le sue variazioni impercettibili dello stridore musicale ed esistenziale, con «Abracadabra» sprofondiamo in una crepuscolarità senza cupezza realmente sorprendente.  

 

safe_imageLongues Distances (ma anche Ether) è il manifesto radicale di questa nuova armonia della rarefazione tanto che laddove il post-rock d'abitudine propone freddezza Cambuzat ci riserva divinazione lirica. Tuttavia non dobbiamo leggere in questo carattere nulla di mistico come Ulan Bator grida costantemente negli interstizi di ogni traccia e in particolare nello strazio lucido della conclusiva Protection.

Per l'ascoltatore è difficile cercare filiazioni e ascendenze che non siano le solite che vengono rilanciate solo nel momento della prostrazione interpretativa a fronte dell'indecifrabile: certo Cocteau Twins, certo Dead Can Dance ma anche un passaggio a Nord - filiazione bastarda che azzera le stirpi. Evra Kedebra è la sintesi più amaury-san-ginesioriuscita di questa turpe genia, Riccardo III delle orecchie e a chi ha avuto modo di seguire i live degli ultimi dieci anni di Cambuzat e degli Ulan Bator la definizione non sembrerà affatto inappropriata. Non è possibile ascoltare il noise misurato e compatto degli Ulan Bator senza l'andamento e l'andatura sghemba di Cambuzat e della sua sigaretta che letteralmente sono suonati da una chitarra.

Vi è poi l'altra creatura che qualifica il disco - Coeurrida - in cui si scontrano senza sintesi da una parte la soffice linea melodica del cantato (che ricorda le migliori sortite di “Nouvel Air”), dall’altra il graffio di suoni acuminati e ansiogeni. Assolutamente da ascoltare e custodire gelosamente.

Voto: 8/10
Luca Gori

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