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18 aprile 2012 , ,

M Ward

A Wasteland Companion

2012 - Merge / Bella Union
[Uscita: 10/04/2012]

M WARD – A Westland Companion# Consigliato da DISTORSIONI

Esiste in matematica una figura chiamata Nastro di Möbius, è un nastro in loop dove una delle estremità, prima di allacciarsi all’altra fa un mezzo giro e si avvita su se stessa di 180°. Percorrendone la superficie ci si trova ogni due giri sulla faccia opposta dello stesso nastro, cosa che non potrebbe avvenire con qualsiasi altra forma geometrica a meno che non se ne attraversi il bordo.  "Mulholland Drive" è basato su questa struttura: a un certo punto i protagonisti si ritrovano a rivivere la stessa storia ma a ruoli invertiti, proprio come se stessero percorrendo l’unica faccia del nastro. Fate un esperimento: premete "repeat”, fate partire il cd e ascoltatelo almeno due volte di fila, tanto dura (purtroppo) solo trentasette minuti: quel punto è concettualmente fissato durante la settima traccia, quella che dà il titolo al disco, dove, dopo un inizio in stile John Fahey, c’è come una sospensione dal tempo ottenuta con un leggero frinire di archi seguita da un delicato arpeggio di chitarra sotto al quale si odono degli strani effetti, forse registrati durante una corrida, provenire da una tivù tenuta a basso volume o da un posto altro.

 

Questa magica e onirica atmosfera sfocia nella waitsiana Watch The Show - un sogno nel sogno - e poco più tardi ci si trova, anche grazie alla grande ambienza offerta dalla registrazione, osservatori esterni di M Ward in persona che guarda se stesso suonare Crawl After You in un grande ballroom di metà anni ’50: l’effetto è talmente forte che ci si sente un po’ Jack Torrance  tra i fantasmi che popolano il salone delle feste dell’Overlook Hotel. Companion costituita da gran bella gente, tanto che appaiono con sottile leggiadria un Roy Orbison restituito all’ innocenza dopo la sbandata psycho di "Velluto Blu" in Primitive Girl, il Luis Prima accelerato di I Get Ideas, azzeccata cover di un pezzo già interpretato da Luis Armstrong e, in Sweetheart (Daniel Johnston, grazie!), si intravede anche una Peggy Sue non ancora diventata sposa. Sembra di essere nel pieno dei fifties visti attraverso le sghembe prospettive della cinepresa di un David Lynch per una volta libero dai suoi incubi: a questo punto non è un caso che Matt Ward citi Angelo Badalamenti tra i suoi compositori preferiti.

 

Dopo il gioco di intrecci tra fingerpickin’, violino e altre corde messo in bella mostra nella favolosa Wild Goose (probabilmente lo zenit dell’album), il disco termina con la dolce Pure Joy, brano in cui risaltano i bei cori offerti dai numerosi ospiti tra cui spiccano l’amica Zooey Deschanel (sua partner nel progetto She & Him) e Howie Gelb.  Stop. Repeat. Ecco allora che i cori alla Jordanaires ricompaiono nell’iniziale Clean State (for Alex & El Goodo) dove ci si ritrova negli anni ’70 con i Big Star che vengono citati fin dal titolo, per poi tornare indietro nel tempo, attraverso i sixties con una The First Time I Ran Away alla Fred Neil. Non fatico a immaginare “A Wasteland Companion” comparire molto in alto nelle classifiche di gradimento di fine anno; per chi scrive è finora questo, per quel poco che conta, il suo disco preferito dei primi mesi di un' annata che si annuncia molto promettente.

 

Roberto Remondino

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