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20 settembre 2016 , ,

The Spitfires

A THOUSAND TIMES

2016 - Catch 22 Records
[Uscita: 26/08/2016]

Inghilterra  #consigliatodadistorsioni    

 

spitcoverTornano, a un anno dall’esordio, gli Spitfires, giovane band inglese per cui molti in patria hanno speso elogi. Sulle spalle questi quattro giovani di Watford pesa, a detta di tanti, il destino della nuova musica mod e il paragone scomodo con i Jam. Il secondo disco, “A Thousand Times, dimostra che al quartetto non manca il coraggio. Già il debutto, “Response” (numero 6 delle charts UK), era stato una piacevole “vecchia novità”: nel complesso, il primo degli Spitfires non diceva niente di nuovo, ma era qualcosa che non si sentiva da tempo.

Con il nuovo lavoro, i quattro mostrano di aver fatto il salto, senza rinnegare anima mod e look impeccabile. Musicalmente, rispetto al più rude Response, A Thousand Times è la cesura che spezza il cordone ombelicale che legava Spitfires e Jam. Nel nuovo disco si apprezza un suono più maturo, meno urgente e che strizza l’occhio al brit pop e ai 60’s, grazie a esplosioni di tastiera rare solo 12 mesi fa. Sembra quasi un lavoro di Paul Weller al tramonto dei Jam, cui però occorsero un paio d’album interlocutori per tirar fuori un sound così rotondo dopo In The City”A voler trovare un difetto, salta all’orecchio la voce di Billy Sullivan, ancora troppo “welleriana”. D’altronde, però, il quartetto s’è guadagnato la stima della cultura mod attraverso la capacità di attingere a stili eterogenei, tuttavia ben armonizzati nel complesso, creando un sound del tutto personale.

 

spit1Un upgrade chiaro fin dalla titletrack, caratterizzata da un brit pop veloce confermato dalla successiva Last Goodbye, cui si aggiunge un intro di tastiera dai toni psichedelici. Un progresso esaltato in Day To Day, dove si nota l’influenza degli Ocean Colour Scene, per un pezzo che rievoca un brit pop primigenio, acido e diretto, con accenni a un rock-funk rabbioso. Pura energia l’assolo di chitarra e il crescendo finale, smorzato da Open My Eyes, ballatona che richiama sonorità brit più mature, enfatizzate da un coinvolgente sottofondo d’archi.

Il disco torna su con On My Mind, il primo singolo. Si tratta di un vero inno giovanile: un mix di armonizzazioni di chitarra acustica e distorta, unite a una tastiera dal gusto 60’s, à spit2Booker T, red carpet per l’irrompere dei fiati. Intensità raddoppiata dal pezzo successivo, SoLong, manifesto della poliedricità del gruppo: si passa dall’incedere punk della strofa a sonorità più beatlesiane dell’inciso, fino all’esplosione power pop del ritornello e all’assolo di chitarra gallagheriano. Il potente basso che riempie l’ultima strofa sembra quello di BruceFoxton, giusto per ricordare che la scimmia dei Jam gli Spitfires non se la toglieranno mai dalla spalla. Un’esplosività di suoni che lancia la misterica I Don’t Even Know Myself, intenso pezzo beat (basso, batteria e chitarra incalzanti, tastiera dal gusto 60’s e trionfo di spit3fiati in stile ska) che fa emergere l’introspezione di Sullivan, uno che non si pone inutili vincoli di scrittura.

A conferma della libertà compositiva del gruppo dopo arriva The Suburbs (We Can’t Complain), il pezzo più acido dell’album. Una canzone che tratta di degrado urbano e dell’indifferenza che penetra il tessuto sociale, attraverso un sound ruvido in cui chitarre rabbiose si mescolano alla tastiera impegnata in suoni spit4malinconici, sottolineando la precarietà della situazione descritta dal testo. Il finale è lanciato da Return To Me: sei minuti di ballata avvolti dal basso coinvolgente e dal riff di chitarra, per l’inedito tema amoroso. L’intermezzo è un pregevole duetto tra tastiera e archi, che dopo il solo di chitarra concludono sfumando il pezzo migliore dell’album. Si chiude con A Better Life, ballata dalle atmosfere dark. Un pezzo che completa un disco contraddistinto da un sound senza eguali. Per chi ama la musica brit è la migliore uscita del 2016.

Voto: 8/10
Riccardo Resta

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