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29 settembre 2012 , ,

Divine Fits

A THING CALLED DIVINE FITS

2012 - Anti Records
[Uscita: 3/09/2012]

Divine Fits “A THING CALLED DIVINE FITS Cream, Emerson, Lake & Palmer, più recentemente Electronic, più vicino ancora Raconteurs: supergruppi, si diceva una volta, magari messi su in fretta e furia per capitalizzare una fama in decadenza, oppure durante periodi di inattività delle bands di provenienza dei musicisti coinvolti. È questo il caso dei tre componenti dei Divine Fits, cioè Britt Daniel,  chitarra e voce dei texani Spoon, Dan Boeckner, che ricopre (o forse ricopriva, visto che lui stesso li ha dati per sciolti) gli stessi ruoli nei canadesi Wolf Parade, e il batterista dei gloriosi New Bomb Turks, Sam Brown. I tre si fanno aiutare, parecchio, considerati i suoni del disco, dal tastierista Alex Fischel. E proprio le tastiere, molto più delle chitarre dei co-leaders, sono le  vere protagoniste del sound del gruppo, un pop new wave profondamente anni '80, con qualche spruzzata di psichedelia, danzereccio ma venato di spleen.

 

L'esperienza pare aver dato buone vibrazioni ai componenti, tanto che Boeckner ha dichiarato che il gruppo si appresta a diventare l'interesse principale di tutti i suoi componenti. In effetti il disco suona compatto, non ci sono individualità in evidenza, Daniel e Boeckner si alternano alla voce e alla composizione dei brani senza soluzione di continuità. Tutto sommato, posso dire che le buone vibrazioni si sono estese anche ai miei timpani, seppure non al primo ascolto, il che è abbastanza strano per un disco dichiaratamente pop, ma è possibile che il salto indietro nel decennio della “Milano da bere” mi abbia richiesto qualche sforzo. Il disco inizia con la contagiosa My Love Is Real, giustamente scelta come singolo, con Boeckner alla voce, poi passa a condurre Daniel, con la più meditativa Flaggin' A Ride, in cui è la chitarra ad essere in primo piano, mentre le tastiere pulsano a bassa frequenza e la batteria picchia marziale. Folate di chitarra ultradistorta attraversano What Gets You Alone, in una nuvola di psichedelia, poi arriva Would That Not Be Nice, altro pezzo su questa falsariga, con la voce filtrata di Britt Daniel che snocciola un ritornello “killer” sul tappeto delle tastiere “vintage”.

 

Elettropop ad alto voltaggio per l'insistente Salton Sea, eighties quanto mai, seguita da Baby Get Worse, che pare uscire da un disco dei Soft Cell, poi l'episodio semiacustico di Civilian Stripes ci ricorda che i signori Daniel e Boeckner sono personaggi piuttosto influenti nel giro indie-pop, salvo lasciare velocemente il posto nuovamente alla new wave elettronica e piuttosto dark di For Your Heart, uno degli episodi migliori dell'album. Un discorso a parte merita la seguente Shivers, cover dei Boys Next Door (diventati poi Birthday Party, così ci capiamo meglio..), cantata appassionatamente da Britt Daniel, un pezzo splendido splendidamente interpretato sull'onda delle possenti chitarre sua e di Dan Boeckner. Restano l'estiva Like Ice Cream e la conclusiva Neopolitans, un po' troppo confusionaria, per arrivare al termine di un buon disco, facile ma non troppo, con la giusta miscela di disimpegno e commozione.

Luca Sanna

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