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11 gennaio 2015

Slim Twig

A HOUND AT THE HEM

2014 - DFA
[Uscita: 28/10/2014]

Canada   #Consigliato da Distorsioni 

 

slimSlim Twig (moniker di Max Turnbull, Toronto 1988, attore) è un musicista ambizioso ma sufficientemente dotato di talento da rendere pienamente credibile la magniloquente visionarietà cui rimanda “A Hound At The Hem”, sua più recente uscita. In realtà trattasi  di otto brani (tematicamente ispirati alla "Lolita" di Vladimir Nabokov) risalenti al 2012 (dopo una sfilza di autoproduzioni, singoli e del coevo lp "Sof’Sike", Paper Bag Records) ma solamente ora, via DFA, resi oggetto di compiuta ed ampia diffusione. Un concentrato di  songwriting decadente, pervaso di orchestrazioni spesso deviate (gli archi curati da Owen Pallett, qui debitore come non mai del grande arrangiatore Jean-Claude Vannier, chez Gainsbourg), stordente di sonorità riverberate e ridondanze ritmiche che contrappuntano le significative linee vocali dello stesso Twig, ora  solenni e baritonali (a volte  Morrison a volte Cave) ora sottili ed insinuanti, a tratti sfatte e fuori tono. Siamo ai limiti di un pop sofisticato e non convenzionale, dove non v’è ricerca di orecchiabilità se non attraverso un desiderio di devianza. Fin dall’opener Heavy Splendour, quando il basso poderoso concorre alla tavolozza di sovrastrutture orchestrali nel sorreggere un canto evocativo, ibridato di marcescenza melodica; oppure in Clerical Collar, incalzante voluta noir di dinamiche pianistiche e drumming lineare che dialogano con la bipolarità espressiva di Twig.

 

slimIl senso di una rappresentazione sonora aliena, invero non sempre a fuoco, come ad esempio nel costrutto frazionato di Widow Were You Younger; oppure ecco la splendida grandeur delle trame di  clavicembalo in Shroud By The Sheetful  e anche il convinto dispiegarsi di una personalità crooneristica in All ThisSlim-Twig- Wanting, immerso in un girandolare di tastiere accattivanti. Si, Slim Twig ha pure un che di luciferino quando padroneggia la sfasatura di Hover On A Sliver producendo il rarefarsi di ogni certezza melodica, un po’ Neil Hannon nel refrain, con tanto di Melody Nelson sullo sfondo. Ma il gioco regge anche sul piano della scrittura allorché in Maintain The Charade su di un’elettrica che slimsembra carpita da qualche primigenio nuggets, volutamente stonato come una campana a morto Slim imbastisce questo motivetto ubriaco infiorettato di fascinosa riluttanza. Oppure in Blonde Ascending (Come Into The Clatter), imponente coronamento della raccolta, come un Nick Cave cavernoso e ieratico celebra la summa stilistica di un album ambizioso concepito quale sfida alla propria carriera. A Hound At The Hem dunque,  un intenso excursus sonoro tanto originale e intransigente quanto ricco di rimandi, di fonti evidenti (si metta pure il Bowie berlinese o il primo Scott Walker solista). Ma è un fatto che Slim Twig sia oggi un artista interessantissimo, molto, ma molto prossimo al conseguimento di una sfolgorante maturità. Personaggio poliedrico, ecco un tipo nelle corde di chi ama le sorprese.    

Voto: 7.5/10
Marco Prina

foto 4 di Malina Corpadean

 

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