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6 ottobre 2012 ,

Kid Koala

12 BIT BLUES

2012 - Ninja Tunes
[Uscita: 17/09/2012]

Kid Koala “12 BIT BLUES” (17 Settembre 2012 Ninja tunesPeter San, alias Kid Koala, canadese, classe 1974 è un disc-jockey, manipolatore di piatti e illustratore noto per il senso dell'umorismo (merce rara in certi ambienti). Lo si nota anche nel divertente gioco di parole contenuto nel titolo del suo nuovo album “12 bit blues”, in cui alle dodici canoniche battute (beat) del blues si sostituiscono le unità informatiche. Virtuoso della tecnica del “turntablism”, Peter manipola la velocità dei campioni, soprattutto vocali, per ottenere effetti comici, come ad esempio in Drunk trumpet, uno dei suoi cavalli di battaglia, dove simula l'effetto di un suonatore ubriaco. Nel suo nuovo lavoro il Kid usa campioni presi da album blues delle origini, e l'effetto è uno spasso. Ma non si pensi a mancanza di rispetto nei confronti del blues, tutt'altro. Ogni sottofilone del blues è esplorato: si parte in 1 bit blues (10.000 miles) con quello che si ritiene più canonico, tempo lento e strascicato, piano e organo ieratici, oltre a scratch, voci distorte, salti della puntina.

 

I brani hanno tutti come titolo un numero, 1 e hanno, come vedete, un sottotitolo. Più ritmato 2, dove le distorsioni della voce trasformano l'originale artefice in un emulo di Captain Beefheart. Mantenere lo spirito del blues cambiandone la forma, questo è la missione di Peter San. E la forma non cambia nemmeno molto, solo si sfruttano le nuove forme della tecnologia, ma i materiali sono quelli più classici. Le chitarre ci sono eccome. Solo che sono destrutturate dal lavoro sui piatti dell'autore. Manipolatori del vinile come Scanner o Lesser hanno compiuto operazioni ben più radicali, qui siamo molto vicini agli originali, ma non è un male o una mancanza di coraggio.  Abbiamo anche le forme sonore più vicine al jazz, come 5, fiati suadenti, atmosfera fumosa da locale di quart' ordine, i Portishead non sono poi così lontani, all' exotica, come 6, perfetta per una lap dance, oppure al soul, come 8 (Chicago ti LA to NY), riff di fiati incalzante, malinconia in agguato.

 

E ovviamente anche gli stomp alla Sweet home Chicago, che da parte mia sono la tipologia di blues che mi piace di meno, ma che so essere invece molti apprezzati. I cambi di stile si alternano non solo tra i brani, ma anche all'interno dei brani stessi, vedi 7, non bisogna ringraziare l'abilità dei musicisti ma quella del creativo DJ. Certo, si può obiettare: così sono capaci tutti. Come per tutte le forme di avanguardia non è vero, e la prova è che non lo fanno tutti e molti lo fanno male, vedi tanto patetico hip hop commerciale. Riuscirà Kid Koala a far appassionare gli amanti dell'hip hop al blues e viceversa? Speriamo di sì, se si è ascoltatori senza confini non è difficile, intanto ascoltate questo disco. 

Alfredo Sgarlato

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