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1 luglio 2012 ,

The Blues Brothers – edizione digitale

John Landis

2012 - USA

blues brothers versione digitale 2012Partiamo da un presupposto: per quello che mi riguarda, rivedere "The Blues Brothers" al cinema dopo tanti anni è stata anche e soprattutto una bella occasione per un piccolo ritrovo di famiglia. E debbo chiedere scusa a chi era con me se ha dovuto sopportare i miei improperi indirizzati tanto ai curatori dell'edizione italiana quanto al maledettissimo multisala in cui sono andato. Ma andiamo per ordine. Come già accennato precedentemente, la versione del film è quella restaurata e trasposta su supporto digitale. Ora, non che io possa ritenermi un esperto di aspetti tecnici del mondo della cinematografia, ma mi è sembrato che nel processo di digitalizzazione non abbiano calcato troppo la mano con i filtraggi, mantenendo quasi intatta una buona dose di 'rumore di fondo' originale, evidente soprattutto nei campi lunghi e medi, il che non è risultato spiacevole. Insomma, dal basso della mia impreparazione non posso rilevare grandi differenze con la pellicola, dato che le ultime visioni del film le ho gustate tramite DVD su piccolo schermo.

 

Ma veniamo alle note dolenti, ovvero allo scadente audio dell'edizione italiana. Una scarsa attenzione, tanto all'editing quanto ai processi come compressione ed equalizzazione del suono, ha influenzato non poco sulla qualità complessiva del film. Alcuni esempi eclatanti: nel passaggio in cui Jake e Elwood si ritrovano all'orfanotrofio con Curtis, la voce di quest'ultimo sparice per un breve istante, mentre quando i fratellini vengono fermati dalla polizia per il presunto passaggio con il semaforo rosso, la voce elettronica del computer di bordo della volante (Cepics), che in questa edizione viene sostituita da alcuni sottotitoli, riappare per il tempo di un incomprensibile frammento della sillaba finale. Ma errori del genere sono rintracciabili in più punti: 'azie' invece di 'grazie' e così via. Forse sono stato uno dei pochi ad aver notato, invece, una fastidiosa saturazione delle voci nelle scene più concitate, quelle cioè ad un elevato livello medio di volume (RMS). Ed infine, mi chiedo: possibile che le musica suoni più equilibrata con le casse del mio computer e con quelle del pessimo impianto che mi ritrovo in macchina?

 

Per intenderci, in sala ho sentito poca 'ciccia', poca presenza della parte medio-bassa, fondamentale per qualsivoglia groove. Quest'ultimo difetto potrebbe anche derivare  dalla bassa qualità del sistema presente nel cinema, il dubbio rimane. E arriviamo, quindi, ad un altro responsabile della cattiva resa del film: il multisala e lo scarso riguardo che riserva ai suoi 'clienti'. Si, perchè in luoghi del genere un prodotto come quello cinematografico viene sempre più spesso ridotto a pura merce da consumare velocemente e senza troppe pretese. Non cercavo conferme in tal senso, ve lo garantisco. E giusto per rimanere in linea con i tempi, la qualità del prodotto nel suo insieme deve, quantomeno per una grottesca coerenza, risultare scadente sin dalla sua presentazione. Appena sollevato il velo di Maya, che per noi è il tendaggio della sala, eccoci dover subire, oltre ai quasi 30 minuti di pubblicità prima che inizi la proiezione, anche delle scosse telluriche provenienti dal sistema subwoofer della sala accanto, evento simil-sismico che ci ha accompagnato per tutta la serata.

 

blues brothers Ma un'ulteriore umiliazione cala su di noi alla metà del film. Un'accetta taglia di netto una scena che rimane in fermo immagine per qualche frazione di secondo. Con incredulità vedo comparire una scritta che annuncia una pausa di 5 minuti. No, non hanno aspettato il momento opportuno che si presenta nel cambio scena, troppa grazia! Se questo era poco giustificabile con la pellicola, adesso  è addirittura inammissibile. Certo, si potrebbe obiettare che il multisala nel quale è andato il sottoscritto è dislocato oltre la periferia est della capitale e che certe trascuratezze magari non avvengono in luoghi più blasonati. Ma non sono disposto ad accettarlo, soprattutto perchè il multisala in questione appartiene ad uno dei più grandi circuiti italiani e anche perchè il biglietto costa come quello di qualsiasi altro posto del genere. In più di un occasione mi sono tornate in mente le illuminanti parole di Luca Verrelli riguardo al futuro delle sale cinematografiche e adesso mi chiedo se, in un probabile regime di monopolio 'tecnologico', non sia soltanto la qualità della distribuzione a rischiare di peggiorare.

 

Detto questo, non sono mancati i momenti nei quali la magia del film ha prevalso su tutto il resto, e in più di un'occasione ho 'lottato' perchè alcune lacrime dovute all'emozione non scendessero, come nel caso di Shake a Tail Feather e la sua coreografia, nella quale ci tengo a precisare che non figurano ballerini/e professionisti/e. Riguardo al pubblico in sala, eravamo quasi tutti degli afecionados rimasti fino all'ultimo titolo di coda. Non posso certo sapere come è andata l'affluenza nelle sale italiane durante questi due giorni, ma se Blues Brothersdovessi affidarmi a ciò che ho visto, non posso affermare che per il momento ci sarà un passaggio di testimone con le giovani generazioni, eccetto qualche caso sporadico. Bisogna però aggiungere che il film è stato scarsamente pubblicizzato e quasi esclusivamente tramite social-network, i quali sappiamo filtrare gli annunci a seconda delle  preferenze e dei gusti, ma anche dei 'dati sensibili', dei singoli profili. Chissà, magari nel 2030 mi ritroverò a implorare mio figlio perchè mi porti al 50° anniversario del film e le cose andranno meglio, non solo per le sorti del cinema.

Aldo De Sanctis



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