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12 settembre 2015

Taxi Teheran

Jafar Panahi

2015 - Iran

Uscita italiana: 27 Agosto 2015; Produzione: Iran 2015; Durata: 82'; Soggetto e sceneggiatura: Jafar Panahi; Interpreti: Jafar Panahi

Vincitore dell'Orso d'Oro quale miglior film al Festival di Berlino 2015

 

Taxi Teheran“Io non comprendo l'accusa di oscenità diretta ai classici della storia dei film, né capisco il crimine di cui sono accusato. Se queste accuse sono vere, voi non state mettendo sotto processo solo noi, ma il cinema iraniano socialmente impegnato, umanistico e artistico, un cinema che prova a stare aldilà del bene e del male, un cinema che non giudica, né si arrende al potere o ai soldi ma prova a riflettere onestamente un'immagine realistica della società”.

 

Queste parole sono state pronunciate dal regista iraniano Jafar Panahi, maestro del cinema conclamato nei Festival di mezzo mondo (tra i suoi successi "Il palloncino bianco"(1995) e "Il Cerchio" (2000), durante il processo, seguito al suo arresto nel 2009, attraverso il quale la giustizia (?) iraniana lo ha condannato a 20 anni di interdizione a girare film e al divieto assoluto di uscire dall'Iran: pena 6 anni di detenzione. Tra le accuse Panahimosse nei suoi confronti dal Ministero della Cultura figura anche quella di “Terrorismo intellettuale”. Ovvviamente Panahi, agli occhi della dittatura iraniana, rappresenta un pericolo per il semplice fatto di (di)mostrare la realtà servendosi delle sue opere: ex assistente dell'altro grande autore cinematografico iraniano Abbas Kiarostami, come quest'ultimo ha amato ed assimilato il neorealismo italiano reinterpretandolo per narrare l'Iran a cavallo tra gli anni '80 e giorni nostri. Nemmeno la sua ultima fatica, "Taxi Teheran", sfugge alla dimensione della “realtà”, presupposto imprescindibile nella poetica del regista.

 

Girato interamente dentro un taxi (esclusivamente con due videofonini: una volta tanto ben venga la rivoluzione digitale!), guidato dallo stesso Panahi, con uno stile finto documentario (interpretato da veri attori che sembrano invece improvvisati): lo spettatore viene accompagnato per le strade di Teheran, durante l'arco temporale della durata del film, ed è al contempo osservatore delle vicende narrate e prigioniero, complice e rinchiuso in un'automobile come rinchiusa è la libertà del cineasta iraniano e di un'intera nazione. Anche se con un tono da commedia (con tanti momenti divertenti) Panahi riesce magistralmente a raccontare al mondo le storture e le limitazioni cui il regime iraniano sottopone la gente (significativa in tal senso la scena in cui il regista riconosce, proveniente dalla strada, “la voce” della guardia che lo ha picchiato in carcere), ma anche la vitalità e il coraggio di un popolo.

 

Taxi T. signora roseRiesce in quest'intento grazie ai personaggi straordinari che frequentano il taxi: l'accesa discussione tra un fervente sostenitore della pena di morte “anche per chi ruba le ruote di una macchina” ed una maestra invece inorridita di vivere nella “seconda nazione al mondo per esecuzioni capitali dopo la Cina”; un venditore di dvd occidentali (la visione dei quali è illegale in Iran) che si vanta dell'amicizia del “grande regista” al quale in passato ha venduto "Moonlight in Paris" di Woody Allen; un uomo insanguinato e morente (in conseguenza di un incidente stradale) che obbliga “l'omino dei dvd” a filmare il suo testamento orale come prova delle sue ultime volontà, altrimenti nella Taxi, la bambinaipermaschilista società iraniana alla moglie vedova “non resterebbero altro che due tacchini” (con l'eredità dell'eventuale defunto in mano ai fratelli); due anziane donne in ritardo ad un appuntamento insieme ai loro pesciolini rossi; la strepitosa nipotina dell'improvvisato taxista, impegnata a girare un film con la sua macchina digitale alla ricerca che qualcosa di interessante accada in strada, purchè sia “distribuibile” all'estero; infine, “la signora con le rose”, avvocato ed amica di Panahi (anch'essa sorvegliata e incarcerata dal regime) che mette sarcasticamente in guardia il regista dalle possibili conseguenze post-riprese, mentre appoggia sul cruscotto una rosa rossa in omaggio al suo amico ed “in onore del cinema che è sempre dalla parte giusta”.

 

Taxi scena finaleTaxi Teheran è una dichiarazione d'amore nei confronti della settima arte (il cinema mondiale non ha dimenticato Jafar Panahi e lancia continui appelli alle autorità iraniane invitandole a porre fine a questa assurda condanna: dall'antico maestro Kiarostami a Loach, dai fratelli Dardenne ai fratelli Coen, a Coppola, a Bob De Niro ecc.). Una dichiarazione d'amore nei confronti, nonostante tutto, del suo paese; un film nel film che non contiene credits in quanto sarebbe troppo rischioso far conoscere i nomi degli attori, compartecipi di un'opera “illegale”. L'unico nome scritto sui titoli è quello dell'autore che prima di congedarsi concede l'ultima inquadratura fissa alla bellissima rosa rossa, mentre fuori dal vetro, in profondità di campo, zio e nipote  riconsegnano una borsetta smarrita sul taxi da due anziane signore. Adesso il film è finalmente “distribuibile”.

Gaetano Ricci

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