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27 febbraio 2017

T2 TRAINSPOTTING

Danny Boyle

Uscita in Italia: 23 Febbraio 2017

Paese: Gran Bretagna - Cast: Ewan Mc Gregor, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller, Robert Carlyle, Anjela Nedyalkova, Kelly MacDonald - Distribuzione: TriStar Pictures, Warner Bros (Italia) - Produzione: Bernard Brellew, Danny Boyle, Andrew MacDonald, Christian Colson, Veselin Karadiov - Sceneggiatura: John Hodge - Fotografia: Anthony Dod Mantle - Genere: commedia drammatica - Tratto da: Irvine Welsh: "Porno".   

 

La Trama

 

T2_–_Trainspotting_posterDopo 20 anni vissuti ad Amsterdam, Mark fa ritorno nella sua natìa Scozia a seguito della morte della madre e del naufragio del suo matrimonio. In una Edimburgo (Scozia) che, anche dopo due decenni, non ha smesso di essere a un tempo fiabesca (bellissime le inquadrature della Royal Mile e dell’Holyrood Park, così come ottima la fotografia) e squallida, il protagonista incontra di nuovo gli amici di sempre che aveva truffato sul finire del film precedente. Spud e Sick Boy vivono di espedienti un'esistenza perennemente border line, tra droga (Spud sempre fedele alla sua “amica” eroina, mentre Sick Boy si è dato alla coca) e rimpianto per quello che sarebbe potuto essere se Mark non li avesse traditi, partendo per l'Olanda con le famose 16.000 sterline ricavate dalla vendita di una buona partita di eroina a Londra. Nel frattempo, Begbie esce dal carcere dove era rinchiuso da 20 anni e, saputo del ritorno di Mark in città, pianifica la sua vendetta. L’ago della bilancia che farà pendere la situazione in favore dei tre vecchi amici, ormai sulla via della rappacificazione forgiata su una nuova improbabile impresa a tre, sarà Veronika, la ragazza di Sick Boy che in Mark trova un complice intellettuale e in Spud la vita da salvare. Sarà la loro rinnovata amicizia a mettere il trio a riparo dalla furiosa vendetta di Begbie e a permettere a Veronika di fare la cosa giusta per Spud e gli altri due, dando inizio ad una nuova vita priva di frustrazioni e inganni.

 

Il Film

 

t2-trainspottingPrima di intraprendere qualsiasi discorso su “T2: Trainspotting, è doveroso mettere in chiaro una cosa: l'impresa tentata dal regista Danny Boyle era tutt'altro che semplice, e il risultato finale era tutto tranne che scontato. Il nome di "Trainspotting" è qualcosa da maneggiare con estrema cautela, e questo il buon regista inglese lo sapeva bene fin da quando ha deciso di imbarcarsi su questa nave, che correva il pericolo di essere piena di falle. La posta in palio era altissima: il rischio di sporcare la pellicola cult degli anni ’90 da egli stesso firmata, e che ha ispirato un'intera generazione accompagnandola verso la terra promessa del nuovo millennio, forse non valeva la pena. Ma, tutto sommato, Boyle se l’è cavata più che bene, innanzitutto perché questo tanto atteso T2 non è il solito “numero 2”, uno di quei film che si trascinano stancamente sulla scia del coverlg_homeprimo successo giusto per far impazzire il contatore del botteghino. Il sequel di Trainspotting è un bel film, che ha una sua dignità, un senso proprio, che naturalmente non può stare senza il primo capitolo, datato 1996, ma che comunque non lascia l'impressione sgradevole del “già visto”. E questo, per Boyle e il cast (praticamente lo stesso del primo episodio, eccezion fatta per la brava e bella Anjela Nedyalkova, nel ruolo di Veronika) è già un successo.

 

 T2 manca però quella carica da opera portavoce di uno stato d'animo collettivo che caratterizzava il primo film e l'opera primogenita di Irvine Welsh (un difetto che danny-boyleaccomuna il film al libro "Porno", sempre del celebre scrittore scozzese, a cui è ispirato questo sequel), difficilmente diventerà un altro cult su scala mondiale. Ma questo, in fondo, era prevedibile, e crediamo che non fosse l'obiettivo primario di Danny Boyle (nella foto a destra), nemmeno nelle sue più rosee previsioni. Tutta la pellicola ruota, con la consueta commistione tra dramma e commedia, intorno ai conti in sospeso, al ritorno di un passato che sulla pelle dei personaggi non ha mai smesso di creare lacerazioni. La ricomparsa di Mark Renton (un'altra superba interpretazione di Ewan McGregor) risveglia nei suoi amici, Spud (Ewen Bremner) e l’ex Sick Boy che ora si fa chiamare con maxresdefaultil nome di battesimo Simon (Jonny Lee Miller) quel desiderio di vendetta per il torto subito tempo prima (nel momento in cui si concludeva il primo capitolo) che ardeva sotto la cenere. Se, però, nel Trainspotting primigenio il filo conduttore era il nichilismo, la droga come unica risposta ad un secolo di distruzione oramai al tramonto, nel nuovo episodio quello stesso desiderio di autodistruzione viene mitigato dal bisogno di farsi giustizia, che diventa il vero motore delle vite altrimenti miseramente vuote di Spud e Simon.

 

Un motore, però, a cui presto viene a mancare la benzina, perché il riavvicinamento rigenera nei personaggi quella stessa amicizia e unità d'intenti che era stata il collante nel primo film (abilmente rievocato grazie al sapiente utilizzo del flashback e dalle colonne imagessonore Born Slippy degli Underworld e Lust for Life di Iggy Pop) per affrontare una vita priva di prospettive. Il solo, invece, che continua a testa bassa nel suo desiderio di vendetta è Begbie (Robert Carlyle), l'unico personaggio che nel corso di tutti i due film non vive un processo di formazione interiore, rimanendo sempre uguale a se stesso. Ad un'esistenza piena di privazioni, Francis (Begbie) è abituato a rispondere con la violenza; un tratto distintivo del personaggio che lo accompagna per tutto l'evolversi di trama e intreccio. Alla fine pagherà il suo rancore, permettendo agli altri di tagliare quel ponte con il passato e di portare avanti quella che, finalmente, può dirsi una vita e non solo un disperato tentativo di sopravvivenza. È l'ingresso nel nuovo millennio che, seppur con cospicuo ritardo, lascia intravedere un barlume di speranza alla fine del tunnel; è la metafora di una generazione martoriata che però alla fine non si è arresa al nichilismo del ‘900.

 

Riccardo Resta

Video

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