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21 marzo 2015

Speciale Alfred Hitchcock, parte seconda: il primo periodo americano (1940-1954)


Prosegue il nostro speciale dedicato al grande regista inglese, a cura di Gaetano Ricci. In questa seconda puntata è preso in esame il primo periodo americano del "maestro del brivido", compreso tra il 1940 e il 1954.

 

Nel sistema cinematografico americano, a differenza di quello europeo, il predominio sul set era appannaggio del produttore e non del regista; ma dopo qualche scontro iniziale con O’ Selznick Alfred Hitchcock si adeguò, realizzando film che incassavano cospicuamente, e acquisì con gli anni una libertà d’azione sempre maggiore riuscendo a coniugare mirabilmente le esigenze dell’industria alla sua arte cinematografica. Il primo copione (Hitchcock ha sempre rappresentato sullo schermo sceneggiature di provenienza letteraria) tramutato in film è Rebecca, la prima moglie (1940) tratto dall’omonimo romanzo di Daphne Du Maurier; è l’unico lavoro del regista ad essersi aggiudicato l’Oscar per il miglior film (mai una statuetta alla regia); dalle atmosfere gotiche e cupe, oggi sembra un po’ datato nonostante la bravura di due grandi interpreti come Laurence Olivier e Joan Fontaine. Quest’ultima sarà anche la protagonista del successivo Il sospetto (1941), lavoro che segna l’inizio della collaborazione tra Hitchcock e la star della commedia Cary Grant che in futuro diventerà, insieme a James Stewart, il volto maschile hitchcockiano per eccellenza. L’ombra del dubbio (1943), citato spesso come uno dei film preferiti da Hitchcock stesso, è incentrato sulla figura dello zio Charlie (Joseph Cotten): un uomo affascinante e amabile che si trasferisce in una cittadina californiana dalla sorella (in realtà è in fuga dalla giustizia per aver commesso un omicidio) la cui figlia Charlie Newton (Teresa Wright) adora lo zio e in fondo non è altro che il suo doppio (In comune hanno perfino il nome).

 

Una produzione non eccezionale come Io ti salverò (1946), intrisa di psicanalisi freudiana, è tuttavia da menzionare soprattutto per la meravigliosa scena surrealista del sogno ideata da Salvador Dalì (contenente anche una citazione da Un chien andalou, capolavoro del 1929 diretto dallo stesso Dalì e Bunuel). Hitchcock era un grande appassionato d’arte, amava particolarmente Paul Klee, nonché collezionista di importanti dipinti; tutto il suo cinema è pervaso da riferimenti alla pittura e all'arte in senso lato. Il primo vero capolavoro americano arriva solo nel 1947 con Notorious, una sorta di spy movie incentrato sul triangolo amoroso tra tre personaggi, Delvin, Alicia e Alexander Sebastian, magistralmente interpretati rispettivamente da Cary Grant, Ingrid Bergman e Claude Rains. Alcune scene sono da antologia: la carrellata con zoom sulle chiavi nascoste nella mano della Bergman, la suspense elevata all’ennesima potenza nella scena in cantina e il meraviglioso, interminabile bacio finale di Delvin ad Alicia mentre la porta via da casa Sebastian. Nodo alla gola (1948) inaugura il sodalizio del regista inglese con James Stewart: sistematicamente snobbato dalla critica e dall'autore stesso, girato con un unico piano sequenza (in realtà diviso in più inquadrature a causa della durata limitata della bobina), appare oggi una godibilissima opera teatrale sostenuta da un ottimo cast e da un macabro humor (come definire altrimenti un cocktail servito su una cassa contenente un cadavere?). 

 

delitto_per_delittoIntanto è finito il rapporto tra il produttore David O’ Selznick e Hitchcock il quale, nel 1951 realizza Delitto per delitto, uno dei suoi marchi autoriali più distintivi e duraturi: lo psicopatico omosessuale Bruno Anthony (Robert Walker) incontra sul treno (il film si apre con il doppio binario parallelo e poi l’inquadratura scende sui piedi dei due personaggi) il famoso tennista Guy Haines (Farley Granger) e gli chiede uno “scambio” di vittime: Bruno ucciderà l’odiata e ricattatrice moglie di Guy e questi farà altrettanto col padre autoritario dell’altro. Aldilà dell’intreccio narrativo restano nella memoria: gli istanti di suspense sulle scale quando Guy incrocia un cane enorme, gli occhiali della vittima attraverso i quali vediamo Bruno assassinare la moglie del tennista e lo spettacolare finale su una giostra impazzita gremita di bambini. Hitchcock concluse il suo sodalizio con la Warner Brothers realizzando un altro film “teatrale” ambientato in un unico appartamento, Il delitto perfetto (1954), mirabilmente girato dal regista, interpretato da Grace Kelly, alla prima apparizione in un Hitchcock’s movie, e Anthony Dawson.  

Gaetano Ricci

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