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27 settembre 2013

Rush

Ron Howard

2013 - USA/GER/GB, con Chris Hemsworth, Daniel Brul

rushRon Howard è riuscito a costruire un film sul mondo delle corse automobilistiche, in particolare sulla stagione di Formula 1 1976 (una delle più drammatiche ed esaltanti della storia di questo sport), senza cedere alle lusinghe della solita, banale retorica Hollywoodiana. La sfida epica fra il grandissimo Niki Lauda su Ferrari ed il buon pilota, ma nulla di più, James Hunt su McLaren poteva ridursi sullo schermo all'eterno duello tra due concezioni di guida e di vita diametralmente opposte, facendo passivamente schierare lo spettatore a favore dell'uno o dell'altro contendente. Raziocinio o  imprevedibilità, freddo calcolo o irriverente guasconeria. Nulla di tutto questo. Una superba qualità narrativa cui di certo ha contribuito massivamente la collaborazione alla sceneggiatura dello scrittore inglese Peter Morgan, lo stesso di “The Queen” o “Frost/Nixon” per intenderci, fa  sì che “Rush” risulti straordinariamente fruibile ed emozionante anche per un pubblico del tutto ignaro dei fatti che vengono raccontati e del tutto lontano dal mondo eroico e  scintillante che circondava la massima espressione dell'automobilismo sportivo negli anni Settanta. “Ho affrontato questo film come se fosse un documentario rock” ha più volte affermato il regista e il risultato gli dà pienamente ragione. Le personalità radicalmente opposte dei due protagonisti, magistralmente interpretati da Chris Hemsworth (Hunt) e Daniel Brul (Lauda), le immagini d'epoca praticamente indistinguibili da quelle ricreate grazie alla magia del digitale, l'apporto fondamentale di chi ha vissuto quella lunga stagione in prima persona (su tutti Niki Lauda, contatto costante e prezioso per Brul), rendono questo film una gioia per gli occhi e per la mente.

 

31052_rushLa cavalcata irresistibile dell'austriaco frenata solo dallo spaventoso incidente del Nurburgring (Niki ricevette l'estrema unzione, ma quattro gare dopo era già in pista a Monza dove arrivò quarto), l'istrionica e folle condotta di vita e di gara dell'hippy inglese (ricorda Arturo Merzario che letteralmente salvò Niki dalle fiamme della sua 312 T: “James diceva sempre che voleva correre solo fin quando non avesse guadagnato i soldi necessari per aprire un pub a Ibiza e finire i suoi giorni da beato gaudente” - Hunt è morto d'infarto a 45 anni), il contorno di un circus ancora dominato dalla genialità dei progettisti e dei piloti e dalla pericolosità mortale di auto e circuiti commuovono chi quei giorni li ha vissuti e affascinano chi di quei giorni ne ha solo, forse, sentito parlare. Niki non era solo quell'automa freddo e calcolatore di cui l'immaginario collettivo si nutriva. James non era solo un folle playboy festaiolo e ubriacone. I due erano piloti in un tempo in cui ogni giro di pista era una partita a dadi con la morte. Non erano amici nel senso stretto del termine, ma si stimavano e soprattutto si rispettavano come antichi cavalieri in un duello che poteva essere (e quasi lo è stato) mortale. E tutto questo emerge straordinariamente dal film fino all'inaspettato all'epoca, ma ora consegnato alla storia, epilogo finale. Howard si riconferma grande cantore dell'animo umano e grande comunicatore di emozioni. Hemsworth e Brul “diventano” sullo schermo Hunt e Lauda. Senza dimenticare l'ottimo Pierfrancesco Favino nei panni di uno straordinario Clay Regazzoni. Un film bellissimo che, ne siamo certi, lascerà il segno.

 

Maurizio Galasso

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