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4 gennaio 2017

Perfetti Sconosciuti

Paolo Genovese

2016 - Italia

Genere: Commedia-drammatico - Distribuzione: Medusa Film - Produttore: Marco Belardi - Cast: Giuseppe Battiston - Anna Foglietta - Marco Giallini - Edoardo Leo - Benedetta Porcaroli - Valerio Mastandrea - Alba Rohrwacher - Kasia Smutniak - Musiche: Maurizio Filardo - Montaggio: Consuelo Catucci - Scenografia: Chiara Balducci - Durata: 97 minuti

 

Perfetti sconosciuti“Perfetti sconosciuti” 

di Paolo Genovese ha fatto molto parlare di sé nel 2016 vincendo il David di Donatello, accumulando molti altri premi in varie categorie: regia, sceneggiatura, prova degli attori, etc., e soprattutto facendo il secondo migliore incasso nelle sale del 2016 dopo “Quo vado” di Checco Zalone. E' senz’altro da vedere poiché ci sembra che al di là dell’impaginazione troppo patinata da moderna commedia all’italiana ci siano molti altri motivi che ne meritano la visione.

Prima di tutto la trama: un semplice impianto teatrale già visto molte altre volte al cinema e che funziona sempre in ogni parte del mondo: un gruppo di persone si ritrova nello stesso luogo (di solito chiuso) confrontandosi gli uni con gli altri come succede nell’America de “Il grande freddo” di Lawrence Kasdan (1983), nella Russia di “Partitura incompiuta per pianola meccanica” di Mikhalkov (1977), nel nostrano e più caciarone “Compagni di scuola” di Verdone (1988), nel più intimistico e tutto al femminile “Due partite” (2009) di Enzo Monteleone (su soggetto di Cristina Comencini), nel francese “Una domenica in campagna” di Bertrand Tavernier (1984), nel bellissimo e più indipendente “Il declino dell’impero americano” film canadese di Denys Arcand del 1986 (che avrà anche un seguito con “Le invasioni barbariche” vincitore dell’Oscar al miglior film straniero nel 2003), e nei recentiPerfetti sconosciuti 2 “Cena tra amici” film francese di Patellìere e Delaporte del 2012 diventato nel remake italiano di Francesca Archibugi del 2015 “Il nome del figlio”. L’impianto teatrale di Perfetti sconosciuti è quindi simile a quello degli altri film citati ma se ne differenzia mettendo in scena la tecnologia, sottoforma del telefonino cellulare che ha reso tutti un po’ più schiavi, vero protagonista neanche tanto occulto del film di Genovese.

 

LA TRAMA

 

La trama è presto detta: durante una cena casalinga in una notte di eclissi (metafora un po’ retoricamente banalotta che si poteva evitare) tre coppie, più un amico single (l’ottimo Giuseppe Battiston) accettano, per dimostrare di non avere nulla da nascondere, di perfetti_sconosciuti1leggere ai presenti ogni messaggio ricevuto e di mettere in viva voce ogni telefonata in arrivo durante la serata. Quello che apparentemente sembra un innocente gioco di società estemporaneo si rivelerà sì un gioco, ma al massacro, che coinvolgerà tutti i presenti, nessuno escluso, tra rivelazioni, segreti svelati, menzogne, tradimenti e falsità. Paolo Genovese ne esce bene inventandosi un finale tra il paradosso e il surreale, i dialoghi sono spumeggianti sia nei momenti più drammatici che in quelli più brillanti e tutto il cast è da applausi a scena aperta.

69838Certo, si tratta sempre di commedia all’italiana con tutti i limiti del caso: il pur bravo Genovese non ha la preferibile cattiveria del Roman Polanski della commedia nera “Carnage” (2011) né la profondità Bergmaniana del Woody Allen di “Interiors” (1978), altre due opere sulla stessa falsa riga, ma crediamo che non gli interessi neppure averle, proponendoci un film sincero che anche se rimane senza un’identità precisa dibattendosi tra la commedia e il dramma, nel panorama odierno del cinema italiano è una piccola perla di assoluta brillantezza. 

 

Maurizio Pupi Bracali

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