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4 novembre 2016

Parola di Dio

Kirill Serebrennikov

2016 - Russia
  • DATA USCITA: 27 ottobre 2016 - GENERE: Drammatico - ATTORI: Viktoriya Isakova, Yuliya Aug, Pyotr Skvortsov - SCENEGGIATURA: Kirill Serebrennikov - PRODUZIONE: Hype Film - DISTRIBUZIONE: I Wonder Pictures - DURATA: 118 Minuti

 

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LA BATTAGLIA PERSA CONTRO L’INTEGRALISMO

 

Ad essere onesti è battaglia persa. E “Parola di Dio” (Cannes 2016) è lo specchio della nostra impotenza. Possiamo solo per partigianeria riconoscere a Kirill Serebrennikov il merito di aver tentato resistenza, ma è proprio il suo eroe negativo a vincere, contro di lui, regista. A nulla valgono i suoi tentativi, nel finale affrettato, di soccomberlo trasformandolo in un calunniatore o in un assassino. Quello che inquieta è la vacuità della sua antagonista, una professoressa che porta le carote e i preservativi in classe per fare educazione sessuale, o che piange disperata perché le impediscono di spiegare ai ragazzi come si deve fare sesso (che si ha l’impressione lo sappiano meglio di lei). Un ruolo difficilmente interpretabile e non sapremmo immaginare come poteva uscirne meglio Viktoriya Isakova -foto sotto a sinistra- nell’interpretarlo (forse ci avrebbe aiutato vederlo in lingua originale e non depotenziato dal doppiaggio). Molto convincente invece l’eroe negativo, un giovanissimo studente (“The Student” il titolo inglese), che per contrapporsi alle istituzioni sceglie la lettura della Bibbia, l’integralismo nei costumi sessuali e la vocazione al martirio (il titolo russo originale antepone una sola lettera a “studente” per dargli il doppio senso anche di “martire: “(M)uchenik”). Un personaggio ancora una volta interpretato ottimamente da questo giovane attore russo, Pyotr Skvortsov (foto sotto a destra), già visto in un altro film del giovane cinema russo “Little Bird”, del 2015.

 

Pyotr_Skvortsov_scenafilmUn cinema che prende posizione e dice “noi da qui non ce ne andiamo, questo posto ci appartiene”. Fa impressione pensare come questo pretestuoso finale del film nasconda l’intenzione del suo farsi, fa impressione immaginare questa generazione che ama valori e cultura di una Russia “occidentale”, figlia come noi della secolarizzazione, dell’illuminismo e della scienza, dire “noi ci piantiamo con i chiodi per terra e da qui non vogliamo andarcene”. Tutto il resto dice che intorno a loro la Russia va altrove. Anche quel residuo di modernità ha solo il volto della retorica dello sport e del corpo sano, inclusa la diffusa pratica del nudismo, ovvero il volto totalitario della laicità, Viktoriya_Isakova_scenafilmparente alle derive militariste. Ne è paradigma l’amante della professoressa, l’insegnante di educazione fisica della Scuola, anche lui alla fine contro di lei. Fa male vedere come il film si perda proprio nel tentativo di controbattere, sino a risultare poco emozionante e poco verosimile se non ridicolo. Al contrario è estremamente verosimile tutto il mondo che gira intorno, la reazione dei professori, gli argomenti del pope, le lezioni su Stalin della professoressa di storia. Con quali argomenti si vincerà dunque non solo l’integralismo ma l’idea di una Russia democratica, laica e civile? 

 

A giudicare dal film, non ce ne sono e non saranno due chiodi per piantarsi le scarpe sul pavimento della Scuola a impedire alla polizia di tirarla via alla laica e combattiva professoressa. Nemmeno la polizia che scopre il cadavere assassinato dal giovane ce lo fa credere e nelle orecchie ci resta, giustamente, solo la musica dei Laibach, la storica God is God (dal quinto album del 1996 “Jesus Christ Superstars”), la stessa con cui il serebrennikovkragazzo si esalta quando deve compiere le sue imprese “teatrali”. Teatralità che il film stesso riproduce, con un impianto a tratti brechtiano e convincente, inserendo in sovraimpressione sulle immagini le citazioni bibliche con cui il ragazzo costruisce i suoi infervorati discorsi. Un espediente che ci rimanda al testo, alla lettera del testo biblico, senza ambiguità. Tra questo ragazzo e i giovani arabi delle Banlieues parigine che si arruolano nell’ISIS non c’è alcuna differenza. Ed è questa la parte più convincente del film. In questo tutto il suo valore, tanto da farci sopportare il resto. Un’occasione mancata. Forse proprio i Laibach potevano aiutare Serebrennikov (foto su a destra) a capire perché. A tutto volume, ma non solo per i titoli di coda.

Angelo Amoroso D'Aragona

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