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4 ottobre 2015

Jimi: All is by my side

John Ridley

2014 - Gran Bretagna, Irlanda, Usa.

Interpreti: André Benjamin, Hayley Atwell, Imogen Poots, Ruth Negga, Andrew Buckley, Produzione: Darko Entertainment, Freeman film, SuboticaEntertainment, Irish Film Board, Matador Pictures, Distribuzione: I Wonder Pictures, Durata: 118 Min., Musica: Waddy Wachtel, Data di uscita: 6 giugno 2014 (Italia)

 

 

Jimi, all is by my sideDa John Ridley ci si poteva aspettare di più. Lo sceneggiatore che con "12 anni schiavo" aveva conquistato uno dei tre Premi Oscar 2014 conferiti a quel film, si lancia nell’immane, e diciamolo subito non riuscita impresa, di far rivivere, cimentandosi come regista, il mito di Jimi Hendrix, attraverso una pellicola lacunosa e fallace della quale non c’è quasi nulla da salvare. Come si sa il film uscì nelle sale esattamente un anno fa, ma l’occasione per parlarne oggi è che nell’anniversario quarantacinquennale della morte del grande chitarrista (18 settembre 1970) la piattaforma Sky l'ha proposto in prima visione televisiva e in rotazione per diversi giorni e a diverse ore sui vari canali.

L’opera, della quale non si capisce neppure l’intento non essendo agiografica ma neppure umanizzatrice dell’uomo Hendrix, è una sequela di aneddoti collegati malamente l’uno all’altro senza alcun costrutto riguardanti esclusivamente il periodo londinese (un anno:1966) in cui uno sconosciuto, anche in patria, Jimi Hendrix avendo folgorato musicalmente Chas Chandler, bassista degli Animals e suo futuro manager veniva da questi introdotto nel gotha del rock inglese dell’epoca.

 

Penosi sono diversi momenti del film: penose sono le enfatiche frasi a effetto che dovrebbero rappresentare la filosofia Hendrixiana cadendo invece nel ridicolo così come quelle di altri personaggi. Penosa è la telefonata oltreoceano che dovrebbe significare il pessimo rapporto col padre, penoso è il dialogo irrisolto e non sviluppato con JIMI-ALL-IS-BY-MY-SIDE-facebookun membro di un movimento politico “coloured” che gli rimprovera un non impegno sociale, e penosi sono i vari dialoghi con gli altri penosi personaggi che in alcuni casi rasentano la caricatura.

Terribili ed enfatizzati i luoghi comuni come l’incessante masticamento di chewing gum da parte del nostro, la gelosia di Keith Richards nei confronti della sua compagna Linda Keith che mostra simpatia per Hendrix, o l’infantile incazzatura di Clapton nel vederlo suonare meglio di lui. Tirato via per i capelli l’aneddoto, che non conoscevamo e che vorrebbe essere paradigmatico del talento Hendrixiano, in cui un attimo prima di salire sul palco in un concerto omaggio ai Beatles, presenti tra il pubblico, Jimi si presenta in camerino con una copia di "Sgt. Pepper", uscito solo due giorni prima (!) e obbliga gli sbigottiti Mitchell e Redding ad impararla sul momento per eseguirla, ovviamente alla perfezione, pochi minuti dopo.

 

jimiInoltre un film su Jimi Hendrix senza la musica e la chitarra di Jimi Hendrix è come fare un film su Mozart con brani di Giovanni Allevi ma subodorando lo scempio gli eredi del mancino di Seattle hanno impedito saggiamente che vi fosse accesso ai brani originali. E’stato quindi il turnista Waddy Watchel, coadiuvato da vecchie conoscenze rockettare come Leland Sklar al basso e Kenny Aronoff alla batteria, a occuparsi delle inconsistenti musiche che punteggiano la pellicola in sottofondo copiando stile e groove Hendrixiani in maniera assolutamente pedissequa e anonima in alcuni suoi evanescenti frammenti compositivi.

Le chitarre che si vedono nel film, inoltre, non hanno il marchio Fender, anzi, non hanno nessun marchio o logo, questo fa un po’ specie e non si capisce se anche qui vi sia stato un veto da parte della casa produttrice di chitarre o non gli si è voluta concedere una pubblicità gratuita. La figura controversa del musicista vuole essere rappresentata con i suoi dubbi (convinto di non saper cantare) e con le sue certezze (la ricerca del successo) ma si limita a un bozzetto caricaturale senza alcun spessore umano o culturale.

 

André Benjamin HendrixLa buona interpretazione di André Benjamin (rapper con gli Outkast col nome d’arte André 3000) che si cala (e si clona) nel personaggio al punto di imitarne perfettamente la camminata e le movenze non salva un film ricco di inesattezze storiche e imprecisioni diffuse, che tocca incredibilmente anche momenti di noia, (e stiamo parlando di un film su Hendrix!!), ripudiato da quasi tutti coloro che hanno conosciuto la storia di quell’anno londinese del chitarrista americano, e che non fa nemmeno lontanamente paventare la magia di un suono ancora oggi inarrivabile. Inconcepibile e incomprensibile il brusco finale assolutamente inaspettato mentre Jimi è all’aeroporto pronto a partire per il Festival di Monterey che gli darà fama imperitura.

Se non apparissero i titoli di coda si potrebbe pensare a un guasto della pellicola o nel nostro caso del televisore. Da evitare accuratamente o da vedere se un certo masochismo cinefilo e rockofilo farà in modo che si voglia appurare come si possa riuscire, in un mediocre film, a non far apparire l’essenza di un uomo introverso e spigoloso e il magico talento di un grande musicista.

Maurizio Pupi Bracali

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