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2 dicembre 2015

Dheepan

Jacques Audiard

2015 - Francia

Sceneggiatura: Jacques Audiard, Noé Debré, Thomas Bidegain; Fotografia: Ėponine Momenceau; Montaggio: Juliette Welfing; Interpreti: Antonythassan Jesuthasan, Kalieaswari Srinivasan, Claudine Vinasithamby, Vincent Rottiers; Durata: 111'; Produzione: Francia, 2015; Uscita in Italia: 22 Ottobre 2015

Vincitore della Palma d'Oro quale miglior film in concorso al Festival di Cannes 2015

 

 

Dheepan 1Durante la sanguinosa guerra civile in Sri Lanka il militante delle Tigri Tamil, Sivadhasan (Antonythassan Jesuthasan), dopo aver perso moglie e figli decide di lasciare il paese e trasferirsi in Francia. Per riuscire nell'intento è costretto a cambiare identità -ottenendo il nuovo nome dal passaporto del defunto Dheepan- e ad emigrare con una nuova, fittizia famiglia: la “moglie” Yalin (Kalieaswari Srinivasan) e la “figlia” Illayaal (Claudine Vinasithamby), una bellissima bambina di nove anni rimasta orfana.

 

Arrivati come rifugiati a Parigi viene assegnato loro un appartamento in periferia e Dheepan ottiene un lavoro come guardiano del quartiere. I tre cingalesi si trovano catapultati in una dimensione in cui hanno perso, oltre all'identità, anche la dignità e il loro Dheepan 2passato. Tutto è da ricostruire. La convivenza familiare forzata nel contesto dell'integrazione in quella che è una banlieu parigina: vivere in Europa, ma in realtà essere ghettizzati in una zona controllata da bande microcriminali armate, impegnate in ogni tipo di traffico, con dei regolamenti interni che esulano dalla legislazione ordinaria statale. Yalin è la più spaesata dei tre e aspetta il momento opportuno per trasferirsi da sua cugina in Inghilterra; Dheepan si guadagna la fiducia dei vicini, quasi tutti immigrati come lui, grazie alla bravura nel lavoro e al suo essere silenzioso, quasi trasparente.

 

Dheepan 6Mentre gli adulti conducono un'esistenza “controllata”, sofferta e priva di qualsiasi concreta forma di libertà, la vera speranza per una futura coesistenza civile tra paesi ospitanti e disperati in fuga -dalla fame, dalle guerre, dal terrorismo e dalla disperazione in tutto il pianeta- è riposta nella piccola Illayaal: pur se inizialmente emarginata dalle compagne di classe, si impegna nello studio fino ad essere ammessa in una classe “normale”, “pretende” il bacino dalla mamma davanti alla scuola e in questa “famiglia di fatto” particolare non finge mai di manifestare le proprie emozioni ma desidera più di ogni altra cosa il calore umano dei due genitori acquisiti che rappresentano, per lei, il mondo.

 

 

Dheepan3Jacques Audiard (foto qui sotto a sinistra), autore nell'ultimo quindicennio di film belli e importanti come "Sulle mie labbra" (2001), "Tutti i battiti del mio cuore"(2005), "Il profeta" (2009) e "Un sapore di ruggine e ossa" (2012), mette in scena, con "Dheepan"un'opera in due atti: prima, la mediafase dell'inserimento nella nuova realtà dei tre protagonisti, con una narrazione a tratti lenta e “tranquilla”; nella seconda parte, invece, la violenza esplode in maniera sempre più inarrestabile con una dinamica che accomuna vagamente il guardiano Dheepan al professore interpretato da Dustin Hoffman in "Cane di paglia"(1971) di Sam Peckinpah.

 

Il cambio di registro accennato è causato dall'incontro clandestino tra Dheepan e un ex colonnello delle Tigri Tamil venuto a chiedere ancora l'aiuto dell'ex soldato alla causa della guerra civile. Per il guardiano è come se tutti i fantasmi del terrore in patria fossero tornati a galla: inizia ad irrigidirsi nei confronti dei vicini di quartiere (in una banlieu controllata da piccoli boss in libertà vigilata e da ragazzi armati che dai tetti “controllano” la situazione), comincia a bere e all'apice della sua “trasformazione” segna simbolicamente con una riga bianca la linea di demarcazione tra “Noi e Loro”, gridando ai giovani delinquenti che abitano gli appartamenti di fronte: ”No fly zone”!

 

Dheepan 4Così, dopo aver lasciato la guerra in Sri-Lanka, Dheepane e la sua famiglia entrano in un nuovo conflitto quotidiano (anche se siamo alle porte di Parigi, la città simbolo della cultura e della civiltà europee) fatto di criminalità e soprattutto di indifferenza e isolamento nei confronti dei “nuovi francesi”. A seguito di una sparatoria scoppiata tra clan rivali la moglie di Dheepan, infatti, grida tutto il suo dolore: “Noi siamo scappati da tutto ciò, dalla violenza. Ma allora qui non cambia nulla”?

Il regista utilizza delle efficacissime riprese con la macchina a mano: situazioni claustrofobiche, scale strette e pericolo incombente (il cane che scende dalle scale spaventando Yalin è forse una citazione di "Delitto per delitto" (1951) di Hitchcock?) fanno Dheepan 7sì che la tensione man mano accumulata anticipi l'inasprimento delle relazioni tra i cittadini di questo non-luogo.

 

Anche se il finale può lasciare un po' spiazzati siamo al cospetto di una Palma d'Oro 2015 che lascia il segno, col suo andamento circolare: dalla violenza bellica che apre il film alla lotta giornaliera in una Parigi lontana anni luce dai bagliori da cartolina della Tour Eiffel, fino all'esplosione quasi splatter Dheepan 8nell'ultima parte del racconto. Parigi: una città drammaticamente colpita di recente anche con la complicità di chi è nato e vissuto in questa realtà dura, allucinante ed alienante. Una realtà che ha come unica, risolutiva via d'uscità il rispetto e la dignità per tutti, consentendo anche ai migranti di terza, seconda o prima generazione di sentirsi cittadini francesi a tutti gli effetti. Un altro mondo non è solo possibile, ma oggi più che mai necessario.

Gaetano Ricci

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