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2 dicembre 2017

BORG McENROE

Janus Metz Pedersen

2017 - Uscita in Italia: 9 Novembre 2017 - Danimarca, Svezia, Finandia

Durata: 100 min - Genere: Biografico, Drammatico, Sportivo - Produzione: Nordisk Film & TV Fond - Distribuzione Italia: Lucky Red - Scritto da: Ronnie Sandahl - Cast: Shia LaBeouf, Sverrir Gudnason, Stellan Skarsgård, Tuva Novotny, David Bamber, Claes Ljungmark, Robert Emms, Demetri Goritsas, Colin Stinton - Produttore: Jon Nohrstedt, Fredrik Wikström - Produttore Esecutivo: Lone Korslund - Fotografia: Niels Thastum - Colonna Sonora: Vladislav Delay, Sasu Ripatti, Jonas Struck - Montaggio: Per K. Kirkegaard, Per Sandholt - Scenografia: Lina Nordqvist

 

 

borgmcroe_locandina                                Trama

 

All England Club, 1980. Sull’erba di Wimbledon sta per consumarsi il primo episodio di una delle più epiche rivalità del tennis, quella tra lo svedese (numero 1 del mondo e già quattro volte vincitore del più antico e prestigioso titolo della racchetta) Björn Borg (Sverrir Gudnason) e il giovane rampante americano John McEnroe (Shia LeBeouf), numero due delle classifiche alla caccia del primo titolo slam. Dopo due lunghe, avvincenti ed estenuanti settimane di torneo, l’attesissima finale tra il numero 1 e il numero 2 del mondo incorona Borg per la quinta volta campione sull’erba inglese. Quel che vien fuori dal “Centre Court” non è soltanto l’inizio di una rivalità sportiva, ma anche di un percorso umano e di una profonda e insospettabile amicizia.

 

Commento

 

Il tentativo del regista danese Janus Metz Pedersen è di raccontare la rivalità sportiva attraverso il dramma umano che arde sotto la cenere del successo. Rispetto allo sviluppo classico dei film sportivi (sul modello dei “Rocky”, tanto per intenderci), il regista borg mcenroe 3preferisce saltare a piè pari le lunghe sedute di allenamento per lasciare maggior spazio agli aspetti psicologici dei due campioni, in quello che ben presto assume i contorni di un vero e proprio romanzo di formazione. Un intento che si concretizza in un continuo, massiccio ma mai confusionario ricorso alla tecnica del flashback. Se, infatti, la trama segue un andamento lineare lungo le due settimane e mezzo di Wimbledon, l’intreccio si avventura nel ben più tortuoso vissuto psicologico dei due protagonisti. Un’analisi che sfocia in un’implicita e tuttavia ben riconoscibile disposizione chiastica delle due personalità: nel Björn freddo e borg mcenroe 2apparentemente privo di emozioni dell’età adulta è possibile rivedere il John bambino, nella stessa misura in cui il ribelle ventenne John appare come la naturale evoluzione dell’inquieto bambino Björn. Di buona famiglia alto-borghese di New York, McEnroe viene cresciuto con l’unico obiettivo di essere una macchina infallibile così come appare in campo il campione Borg, mentre il figlio del proletariato svedese Björn si scontra con la natura “aristocratica” del tennis, cosa che farà affiorare ancor di più gli aspetti più rabbiosi e ribelli del giovane Borg (interpretato da Leo Borg, figlio del vero tennista).

 

Il film, che mette inevitabilmente più in luce lo sviluppo psicologico di Borg, mostra un giovanissimo Björn Borg violento e istintivo, la cui rabbia per un mondo che non lo sa comprendere e accettare sarà convogliata nella giusta direzione sportiva e umana dal suo (life) coach, l’ex tennista professionista Lennart Bergelin (Stellan Skarsgård), Shia-LaBeouf-BorgMcEnroe-00prima ancora che dalla sua promessa sposa, Mariana Simionescu (Tuva Novotny). Quello stesso istinto ribelle, sfacciato e arrogante che McEnroe riuscirà a placare soltanto all’atto finale del torneo, dopo la sfida a livello di quarti di finale contro l’amico/rivale Peter Fleming (Scott Arthur), il quale gli farà comprendere non solo il valore del talento, ma anche quello dell’amore da parte del popolo sportivo. Fino all’incontro decisivo, infatti, John viene percepito dall’educato pubblico del tennis come un ragazzino poco incline a rispettare le rigide regole di galanteria di uno sport tanto elegante; Björn, di contro, viene acclamato come il perfetto campione gentiluomo, nonostante dentro di sé (come si dice a un certo punto nel film) sia una «pentola a pressione» pronta a esplodere.

 

Dal punto di vista dello spettatore in sala emerge con maggiore nitidezza il conflitto interiore di Borg, insondabile tanto per il tifoso dell’epoca quanto per il suo stesso avversario. Il grande merito di Pedersen, dunque, è di lasciare sempre aperto un quesito: da che parte stare? Da quella dell’autoimposto gentiluomo Borg, o da quella BORG-McENROE-cover-biorgdella prima vera “rock star” del tennis McEnroe? Domande che persistono fino a quando la rivalità non viene sostituita da un’imperitura amicizia fuori dal campo (Borg si ritirerà a soli 26 anni l’anno successivo, dopo aver lasciato a McEnroe il titolo di Wimbledon e la posizione numero 1 della classifica mondiale). Durante l’epico confronto finale, i due riusciranno a portare a casa l’intera posta in palio, che è di gran lunga più grande della “semplice” gloria sportiva. Al momento del decimo e decisivo match point, entrambi saranno riusciti a vincere la battaglia contro il vero e più temibile avversario: le loro paure, la loro indole, la loro incapacità di gestire la fama. In una parola: loro stessi. 

 

Riccardo Resta - Erica Giusto

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