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19 settembre 2015

Amy – The Girl Behind the Name

Asif Kapadia

2015 - Inghilterra

Uscita Italiana: 15 Settembre 2015 - Durata 130' - Distribuzione: Good Films e Nexo Digital - Genere:  Biografico, Documentario, Musicale

 

 

amyE' fortunatamente circolato anche da noi "Amy -The girl behind the name", il documentario su Amy Winehouse, la voce più straordinaria uscita  dall'Inghilterra dall'inizio del nuovo millennio. Purtroppo la visione dello stesso è limitata a soli tre giorni di proiezione nelle principale città italiane (salvo repliche), per di più con un prezzo al botteghino piuttosto elevato. A Firenze era addirittura di 12 euro, ingiustificate in considerazione anche della scarsa qualità di gran parte delle immagini, spesso mischiate a fotografie o immagini già viste milioni di volte. Fra le altre cose la versione che ci viene proposta è qualcosa che sta a metà fra un originale ed una doppiata.

 La voce di Amy è quella originale, sottotitolata, gli altri personaggi della vicenda, marito, padre, produttori, musicisti, hanno spesso il solito doppiatore, rendendo un pò irreale se asifkapadianon comica l'intera visione della pellicola. Non è stato fatto un gran lavoro insomma. Asif Kapadia, già noto per il film su Ayrton Senna, ha trovato ampia disponibilità fra le amicizie ed i parenti della sfortunata inglese per recuperare raro materiale video atto a testimoniare l'ascesa e la  caduta dell'angelo ribelle chiamato Amy. Il regista inglese di origine indiana aveva a disposizione circa sette ore di riprese che ha dovuto ridurre alle due ore e passa della edizione definitiva. Il documentario parte ovviamente dalla adolescenza della londinese, con brevi filmati amatoriali girati nell'ambito casalingo ed i suoi primi provini come aspirante cantante.

 

Materiale di scarsa qualità video ma interessante per illustrarci un personaggio molto timido e lontano dagli eccessi degli ultimi anni di carriera. In seguito viene sottolineato come il padre, Mitch Winehouse è stato uno di motivi che hanno portato la figlia ad amy and fatherallontanarsi dalla famiglia, visto che il suo adulterio è servito alla giovane ragazza per poter fare finalmente quello che voleva, tatuarsi, fumare, ubriacarsi e via dicendo. Il seguito è storia nota, i due dischi che rapidamente l'hanno portato sulla vetta ma allo stesso tempo le hanno rovinato l'esistenza. Lo stesso padre sottolinea con amarezza che era sua intenzione portare Amy in un centro di riabilitazione, fermare la sua corsa pazza verso il successo: "avremmo potuto bloccare l'uscita di Back in Black" dice "e forse tutto questo rumore mediatico non ci sarebbe stato".

Nel film si sottolinea più volte come Amy Winehouse è stata essenzialmente una cantante jazz senza però spiegare che nei suoi due album di jazz se ne ascolta davvero poco. Il young Amy-2regista ha spiegato in una intervista  che non è un grande esperto musicale (ha girato questo documentario sotto la spinta della moglie, grande fan della cantante londinese) e si nota molto, nella sua impostazione della vicenda di Amy. Non ci viene detto per esempio che con produttori differenti avrebbe prodotto musica di livello ben superiore da quello mostrato in "Frank" e "Back to black", due album che  mostrano forse un terzo delle sua straordinarie possibilità, lavori apparentemente impeccabili ma anche troppo arrangiati per piacere al grosso pubblico.

 

E' lo stesso pubblico di massa, quello dai gusti più semplici che poi ne decreterà il successo ma anche la rovina portandola sull'orlo del baratro dove scivolerà nemmeno troppo lentamente. Inutilmente Asif Kapadia cerca di sottolineare che "siamo tutti responsabili della sua morte" senza però distinguere fra chi non le dava respiro, giornali amy_winehfousescandalistici, addetti ai lavori, trasmissioni satiriche da chi semplicemente si limitava ad ascoltare e comprare i suoi dischi o ad assistere ai suoi concerti. Altra prova del metro di giudizio della stampa inglese che sembra aver contagiato anche il regista di Amy è il rifarsi sempre e comunque alle classifiche di vendite ed a premi stupidi ed insignificanti come i Grammy Awards.

Amy Winehouse At Grammy ShowCome se questi fossero gli esatti indicatori della grandezza di una artista. Kapadia sembra molto più interessato alla sfera personale di Amy ed all'aspetto scandalistico dell'intera vicenda più che a sottolineare la grandi doti artistiche della ragazza. Come se queste non fossero importanti, paiono tenute a margine: sembra che la Winehouse sia arrivata al successo solo perché qualcuno ce l'ha portata, senza meriti personali. Ne viene fuori un racconto imparziale, non veritiero, che non le rende affatto giustizia. 

 

 

Non si può negare che sono state le continue pressione della stampa, che non la lasciava in pace nemmeno un'istante, a rovinarle l'esistenza. La Winehouse che viene fuori da queste due ore è l'esatto prototipo dell'anti rockstar, che voleva rimanere la Amy e Blake (marito)semplice ragazza di periferia, con le sue amiche d'infanzia sempre accanto. Sottolinea all'inizio che "non avrei mai pensato di diventare una cantante di successo", anche perché si è sempre ritenuta una cantante jazz. Non ha avuto il tempo di dimostrarlo, strappata e guidata da produttori avidi di successo e soddisfazioni economiche verso altre forme artistiche più appetibili alle masse. 

Qualcuno pensava che questo documentario ci facesse chissà quali rivelazioni? Dobbiamo invece sottolineare che non dice niente che già non si sapesse sulla storia di Amy Winehouse. Riguardo al suo rapporto tormentato col marito Blake Fielder  viene sottolineato il suo ossessivo amore per il coniuge senza ricordare che certe liti fra i due sono passate alla storia. Però si ricorda che fu lo stesso ad introdurla a cocaina ed eroina, che mischiate a clamorose quantità d'alcool porteranno alla rapida distruzione del suo corpo fragilissimo. Il suo modo sbagliato per sfuggire alla caccia serrata e senza respiro dei mass media.

 

 

Pochi i momenti gioiosi racchiusi nelle due ore della pellicola, un pò di commozione alla consegna dei vari premi raccolti in carriera e soprattutto lo struggente duetto con Tony amy (1)Bennett, dove finalmente Amy poté esprimere appieno le suo immense qualità vocali. Amy -The girl behind the name" è in fondo una occasione persa per mostrarci Amy Winehouse sotto una diversa angolazione o quantomeno spiegarci o farci comprendere del perché è sprofondata in un abisso senza fine. Anche le stesse amiche, il padre, le guardie del corpo, i suoi musicisti non trovano mai le parole giuste per farci comprendere quello che non sappiamo di lei e che forse non sapremo mai. Il mistero spesso affascina ma questo non è un film, è un documentario, e si vorrebbe sapere tutto senza nessuna eccezione.

E' una pellicola da consigliare soltanto a coloro che poco o nulla sanno delle vita privata di Amy che non sia la musica che ci ha lasciato in eredità. La sua visione procurerà a Amy-Winehouse-I-Told-You-I-Was-432855loro lacrime e commozione per come finisce il tutto; per gli altri, come già detto, niente di nuovo sotto il sole. Molto meglio allora ricordarla quando era al culmine della sua ascesa e rivolgere ad esempio l'attenzione al DVD, dalla perfetta qualità sonora, "I told you i was trouble: Live in London", che documenta come meglio non potrebbe la cantante al massimo delle sue possibilità vocali in una bella ed emozionante esibizione del 2007 nella sua Londra.

 

Per un maggior approfondimento del personaggio Amy Winehouse vi rimandiamo alla nostra monografia pubblicata nel 2011 (qui sotto linkata), pochi giorni dopo la sua prematura scomparsa che l'ha iscritta di diritto al noto e funereo Club dei 27.

 

Ricardo Martillos

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