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17 luglio 2013

The Hollies

1963 -1968: Clarke, Hicks & Nash Years

1963-1968 - Parlophone - EMI

holliesTHE HOLLIES e la BRITISH INVASION

 

“Why do they want us to walk when we can fly” (“Perché vogliono che camminiamo quando possiamo volare?”). Una frase perfetta per gli Hollies circa 1967, che ci serve sia come introduzione che per descrivere i loro dischi di quel periodo, ed allo stesso modo per immaginarsi di come si sentisse Graham Nash all’apice della sua creativitá come parte del gruppo che aveva fondato 5 anni prima. Gruppo storico della British Invasion, gli Hollies si formarono a Manchester nel 1962 ed in realtá non si sono mai sciolti, rimanendo in attività sino ai giorni nostri, sebbene con solo due membri del gruppo originale. Graham Nash ed Allan Clarke sono amici d’infanzia: dopo i primissimi passi come Hollies, giá nel 1963 incorporeranno giusto in tempo per le prime registrazioni Tony Hicks, chitarra e voce, parte fondamentale della banda. In questo articolo vorremmo soffermarci e ricordare un periodo splendido ma quasi dimenticato che sembra perdersi tra i primissimi hits ed i successi dei primi anni 70. British Invasion? Un termine tutto americano che si é mantenuto e in realtá ci sta tutto considerando la vera e propria invasione di gruppi britannici che sbarcarono in USA ma anche in Europa. Impossibile non citare Beatles, Rolling Stones, Kinks, Yardbirds o Animals. Altri non durarono molto, alcuni proprio non arrivarono da nessuna parte. Le mod-bands per eccellenza Small Faces e Who hanno sempre avuto un seguito enorme e le loro credenziali non si discutono! Altri come i Downliners Sect ed i Pretty Things che non riscontrarono mai grandi successi di vendita all’epoca e tanto meno nel nostro paese, sono cresciuti incredibilmente dagli anni 80 ad oggi e la loro influenza su successive generazioni é giustamente riconosciuta.  

 


I grandi 45 giri degli HOLLIES

 

Un'altra dimensione:Per gli Hollies invece é il contrario: ebbero un enorme successo, una sfilza di singoli in cima alle classifiche di vari paesi come pochi altri, peró pare che quando ci si ricordi di loro sia solo per una manciata di canzoni. La loro immagine pulita magari ha funzionato da ostacolo allora come oggi, per chi ha preferito non approfondire l’ascolto dei loro dischi ed era in cerca dei prossimi bad boys di turno. Certo, i loro successi spesso e volentieri andavano a braccetto con quella immagine da bravi ragazzi,  un po’ come succedeva coi primi Beatles, probabilmente il gruppo a cui assomigliano di piú: canzoni allegre, spensierate, musica leggera direbbe qualcuno. In fondo le ispirazioni erano le stesse, Everly Brothers, Buddy Holly, Chuck Berry, Motown: ma il valore aggiunto degli Hollies erano le straordinarie doti vocali, soprattutto di Allan Clarke e Graham Nash,  che si davano il cambio come lead singer e che arricchivano i loro brani rendendoli inconfondibili, specialmente grazie al falsetto di Graham Nash. Da questo punto di vista non erano sicuramente secondi a nessuno: le loro armonie e cattedrali vocali erano di una purezza e perfezione superiori anche a quelle dei Beatles! Tra l’altro erano piú che capaci di ricreare il tutto dal vivo, come dimostrano le varie apparizioni televisive di quegli anni. Allan Clarke colpiva forse di più l'ascoltatore con i suoi holliesbusstopmoduli vocali limpidi come acqua sorgiva, che s'imponevano naturalmente; Graham Nash faceva invece breccia nel cuore dei fans grazie ad uno stile vocale più intimistico e nostalgico, decisamente più intrigante di quello di Clarke. La fusione delle loro corde vocali era quanto di più affascinante la scena beat inglese potesse offrire in quegli anni. Il periodo migliore e piú creativo della band é quello compreso tra il 1965 e 1968. Del 1965 sono ad esempio I’m alive, il loro primo no.1 in UK (Grazie a te nella versione dei Rokes) e Look through any window, che strizza gli occhi ai Byrds, il cui autore era un giovanissimo Graham Gouldman che a 16 anni stava regalando canzoni come For Your Love e Evil Hearted you agli Yardbirds  e No Milk Today agli Herman's Hermits: sarà anche l’autore di un altro dei brani migliori degli Hollies, Bus Stop. Uscita nell’estate del 1966  Bus Stop dará loro il primo vero successo in USA, conquistando il n.5 nella classifica di Billboard dove fino a quel momento non erano riusciti a sfondare come molti altri gruppi inglesi. Anche il primo stupendo singolo del 1966 che precedette Bus Stop, I Can’t Let Go, un successone in UK, nell’americana Billboard Hot 100 si piazzò solo alholliesimalive n.42. Saranno vari dopo i singoli che si succederanno nei primi posti delle classifiche in UK, USA ed Europa, in particolare in Scandinavia; gli album però non sempre riscontrarono grandi vendite e chissá sia questa in parte la ragione per la quale sono stati ignorati sino ai nostri giorni, ragione in più per riscoprirli, ed oggetto principale di questo articolo.

 

 

 

 

"FOR CERTAIN BECAUSE ..." (1966): Winds of change

 

Il 1966 é un anno favoloso per il gruppo e prova di questo enorme momento creativo é il loro primo album composto interamente da brani originali, tutti accreditati al trio Clarke, Hicks e Nash; si tratta di For Certain Because” che uscirá a Dicembre ed il primo ad includere il nuovo bassista Bernie Calvert. La nostra impressione é che sia tra i loro album meno noti, nonostante si possa considerare una specie di “Rubber Soul/Revolver” degli Hollies, senza che ci siano però ancora le esplorazioni psichedeliche che da lí a poco appariranno sui piú conosciuti - ma non troppo - "Evolution" e "Butterfly", comunque decisamente una svolta per il gruppo ed un grande passo avanti. Per la cronaca é l’unico album del gruppo che resterá completamente intatto certainanche nella versione USA, seppure con altra copertina e portando il titolo del loro ultimo 45 del 1966, Stop! Stop! Stop! (numero 2 in UK e 7 in USA). Non soffrirá come era pratica comune all’epoca, l’inserzione di alcuni pezzi a scapito d’altri, cosa che continuó con gli album successivi ad esempio.L’album precedente,“Would you believe”, uscito sei mesi prima nell’estate dello stesso anno, pur contenendo qualche ottimo pezzo originale (Oriental Sadness, I've Got a Way of My Own, Fifi the Flea),  era fatto principalmente di cover ed alcune come Sweet Little Sixteen di Chuck Berry in qualche modo sortivano un effetto retrò. La stessa cosa successa quasi integralmente con il primissimo album “Stay with the Holles” (1964, 12 cover su 14 songs), ed in parte con i due seguenti, “In the Hollies Style“ (1964)  e “The Hollies” (1965). “For Certain Because” invece pur non essendo un concept album é uno di quei dischi da sentire dall’inizio alla fine cosí come fu concepito, e non si puó dire che nessun pezzo sia in piú o serva solo per ‘riempire’ l’album. Giá dalla copertina si avverte che ora gli Hollies hanno intenzioni serie. Gli ultimi due album non brillavano esattamente dal punto di vista grafico, qui pare esserci piú preoccupazione anche per quell’aspetto. Mike Vickers, polistrumentista con Manfred Mann collabora a For Certain Because preoccupandosi degli arrangiamenti orchestrali di tre pezzi: Crusader in particolare non lascia dubbi che si tratti di un disco differente. Un album che pur riconoscendosi immediatamente come un disco degli Hollies, introduce nuove sonoritá e nuovi strumenti: come il banjo che era giá apparso sul 45 Stop! Stop! Stop! che si ascolta fin dal brano d’apertura What’s wrong with the way I live. Iniziano ad apparire composizioni come Clown che si distaccano dalle tipiche tematiche del gruppo come giá si era notato in Fifi the flea di qualche mese prima, anticipando quelloholliesbandieragialla che verrá nei prossimi mesi. É un periodo di cambiamenti profondi durante il quale Nash fará di tutto per mettere il gruppo su strade nuove, “Winds of Change” direbbe Eric Burdon, che si fecero sentire ed aprirono le frontiere musicali - e non solo - di varie persone. Graham Nash sará il piú interessato da questi cambiamenti, tuffandosi senza esitazioni nella nuova ondata psichedelica: l’unico del gruppo che aveva l’interesse, disposizione e curiositá di sperimentare in tutti i sensi con la nuova ‘cultura’. Da un lato come frutto di questo nuovo coinvolgimento di Nash, nasceranno alcuni dei brani migliori del gruppo peró alla fine sará il motivo per cercare nuovi orizzonti. Il 1967 si apre con un nuovo 45, On a carousel il cui lato B, All the world is love, anticipa di almeno 5 mesi il piú celebre brano dei Beatles dal titolo simile, coincidenza?

 

Il pop psichedelico di "EVOLUTION" (1967)

 

Durante quei primi mesi verrá registrato ad Abbey Road il nuovo album, “Evolution “, pubblicato poi in giugno come “Sgt Pepper”! Giá il titolo e la copertina di annunciano un carattere piú psichedelico anche se ovviamente si tratta pur sempre degli Hollies e quindi è sempre ben presente una certa vena pop: peró giá dal brano d’apertura, Then the heartaches begin, il clima é decisamente piú in tono con quello che accadeva musicalmente in quel determinato periodo, la chitarra di Tony Hicks non aveva mai holliesevolutionsuonato cosí fino ad allora! Un album notevole con composizioni dalle atmosfere a tratti orientaleggianti come in Stop Right There ed altri piú grintosi come Leave me. When your light’s turned on e Have you ever loved somebody sono inconfondibilmente Hollies giá dal primissimo ascolto, ma mostrano una sicurezza ed una grinta fino ad allora quasi sconosciuta. Non mancano brani che possiamo descrivere soltanto come tipicamente inglesi, e tipicamente 1967, vedi Ye Olde Toffee Shoppe come é presumibile dal solo titolo. Un disco che non lascerá delusi i fans dei Beatles o Kinks di questo periodo o di gruppi ‘minori’ quali Mirage, Turquoise o 23rd Turnoff. Di questo periodo sono anche un paio di 45 usciti solamente per il mercato italiano. We're Alive e Kill Me Quick ricordano piú gli Hollies di un anno prima ma non sono per niente male,  meno che Non prego per me che coincise con la loro apparizione a San Remo. Si fa fatica a credere che proprio nel loro momento migliore potessero registrare qualcosa del genere. Il punto piú basso della loro discografia, stesso discorso vale per gli Yardbirds di Questa volta che fecero ancora peggio! Il mese prima della pubblicazione di Evolution uscirá Carrie Anne, ispirato niente meno che dalla bellezza di Marianne Faifthfull che tanto aveva colpito Graham Nash, Allan Clarke ma non solo! Si tratta di un altro 45 molto commerciale, tra i piú ricordati ed incluso solo nella versione USA dell’album. Signs thatholliescarousel will never change é un altro dei tanti gioiellini nascosti sul retro dei loro singoli. Nessun brano verrá scelto da Evolution come singolo, almeno non per il mercato inglese a cui si fa principale riferimento in questo articolo, peró in settembre uscirá uno dei loro brani migliori, King Midas in Reverse, altra composizione di Nash che nonostante buona critica non sortirà le vendite a cui erano abituati. Mentre i tre singoli anteriori erano rimasti ai primissimi posti, King Midas in Reverse ce la fa appena ad entrare nella top 20. Un vero e proprio colpo per gli Hollies e Nash in particolare. Il loro produttore Ron Richards, una specie di figura paterna holliescarrieanneper il gruppo, il loro George Martin,  li aveva avvisati, ma la prima volta fu ignorato. Allan Clarke e soci non ci pensarono due volte. Il  45 giri seguente, del marzo 1968, sará tra i piú apertamente commerciali e diciamolo pure, con un testo banale, peró Jennifer Eccles raggiunse l’obbiettivo fissato dal gruppo spingendosi ben piú in alto in classifica, arrivando al numero due! Molto meglio il retro Open up your eyes che potrebbe essere stato tranquillamente un altro 45. La divisione tra Graham Nash ed il resto della band divenne sempre piú netta e finalmente verso la fine dell’anno lascerá per unirsi a David Crosby e Stephen Stills in California.

 

 BUTTERFLY (1967): Un'altra dimensione

 

Tornando indietro di qualche mese all’autunno del 1967, gli Hollies con Graham Nash sempre piú con in mano le redini del gruppo, registrano “Butterfly” in cui la componente psichedelica é ancora piú in evidenza. Come era giá successo con Evolution nessun brano verrá pubblicato su 45 in UK e l’album venderá molto meno del suo predecessore. Dear Eloise apre il disco con una introduzione cantata da Nash a cui segue un cambio di ritmo che ci riporta in territorio sicuro, non a caso verá pubblicato su 45 in USA ed Europa dove raggiungerá i primi posti in vari paesi. Dopo un’ innocua Away, Away, Away le atmosfere si fanno piú sognanti in Maker, quasi facendo pensare a tratti holliesbutterfly1all’Incredible String Band, brano con sitar in evidenza mentre Wishyouawish potrebbe passare per un pezzo di Donovan! Piú avanti Try it  giá dai primi secondi non ne fa un mistero: siamo in un’ altra dimensione, si viaggia verso altri territori, il testo ed i vari effetti usati dagli strumenti lo confermano. Da notare che l’autore qui é Allan Clarke e non Nash, che contemporaneamente  in quel periodo conferma il suo interesse per la meditazione e proiezione astrale. Postcard che apre il secondo lato dell’album e chissá ancor piú Step inside con ovvio potenziale commerciale potrebbero essere stati tranquillamente dei singoli. Il brano che dà al titolo all’album, Butterfly é cantato dal solo Nash e presenta un arrangiamento ed orchestrazione ‘cinematografica’. Il testo é decisamente psichedelico, con immagini che ricordano Lucy in the Sky with Diamonds dei Beatles: l’invito é quella di lasciarsi trasportare, di volare via. Si conclude cosí il disco e l’epoca piú ‘sperimentale’ del gruppo. Il tentativo di Graham Nash di spingere il gruppo in altre direzioni risulta solo in parte, provocando una rottura definitiva.  

 

1968: GRAHAM NASH lascia e sbarca in America ...

 

Le bellissime Marrakesh Express, Right Between the Eyes, Lady of the Island verranno rifiutate e finiranno invece nel primo album del supergruppo Crosby, Stills & Nash. Di questo periodo sono anche pezzi inediti che verranno fuori solo 20 anni dopo o piú tardi. E’holliescomplete incredibile che la stupenda Tomorrow when it comes, registrata nei primi mesi del 1968, rimanga nel cassetto per anni. Chissá: se la sorte di King Midas in Reverse fosse stata un’altra forse ci sarebbe stato spazio per uno dei brani decisamente piú psichedelici di Nash, una vera rivelazione. Un brano che sí fu pubblicato é Wings di cui esiste un video promozionale.  É praticamente l’ultimo tentativo di Nash di far sentire la sua voce o comunque che rispecchia di piú il percorso che avrebbe preferito continuare con il gruppo. Il brano fu scritto insieme ad Allan Clarke che ricorda come fu una specie di risposta a Expecting to Fly dei Buffalo Springfield, dato che il brano di Neil Young li aveva lasciati a bocca aperta. Wings si trova in “No-One’s Gonna Change Our World” un disco del WWF uscito nel 1969 che si apre con la prima versione di Across the Universe dei Beatles. Con la testa giá altrove, Nash continua il 1968 compiendo con gli Hollies un tour che li porteranno anche in Yugoslavia; la sua ultima partecipazione su disco é il singolo Listen to me/Do the best you can, con titoli che appaiono ironici alla luce dei fatti. Peró nonostante tutto la decisione era stata presa e la sua presenza negli Hollies aveva i giorni contati: tra l’altro sappiamo benissimo che significó ben piú che la sua uscita dal gruppo, lasciando sua
moglie ed il suo paese.

 

Le compilations (a cura di Pasquale Wally Boffoli)

 

holliesbestTra le numerose compilations e raccolte degli Hollies riguardanti l'arco temporale affrontato in questo articolo, per i completisti - coloro che non vogliono perdersi proprio nulla - é consigliatissimo il monumentale “Clarke, Hicks & Nash Years” del 2011, un cofanetto di ben 6 CD sottotitolato “The Complete Hollies: April 1963 - October 1968” che si trova generalmente a prezzo economico e che include le raritá citate sopra. Altre preziose compilation da ricercare sono i due volumi della Emi usciti nel 1997: "At Abbey Road 1963-1966" e "At Abbey Road 1966-1970", due succulenti sunti musicali di quanto è stato raccontato in questo approfondimento, contenenti oltre gli hits molte unreleased tracks e B Sides. Per la cronaca queste due raccolte sono state ristampate sempre dalla Emi nel 2.000 in un cofanetto di 3 CD comprendente anche il terzo volume della serie "At Abbey Road Decade 19732-1989" (1998).  Ottima pure la tripla collection "30th Anniversary Collection 1963-1993" (1993). Se invece preferite un sintetico riassunto dei 'glory days' degli Hollies  e cercate qualche suggerimento discografico in questo senso, non c'è che l'imbarazzo della scelta, vi elenchiamo alcune ottime raccolte che arrivano sino al terzo millennio ed ai giorni nostri, contenenti soprattutto e prima di tutto i grandi hits dellaholliesabbeyroad band: si parte da "The Hollies' Greatest" (1968), per proseguire in ordine cronologico di uscita con "The Hollies' Greatest Hits" (1973), "The EP Collection" (1987), "Air That I Breathe: The Very Best of EMI Classics" (1993), sino a "20 Great Love Songs" (2004), "Hollies Featuring Graham Nash" (2008)"Essential" (2012). Buona ricerca e buon ascolto!

 

 

 

Aldo Reali

Il sito ufficiale degli Hollies  

 

Ascolta tutto “Clarke, Hicks & Nash Years - The Complete Hollies: April 1963 - October 1968”, in Spotify


Discografia

  1. Stay with the Hollies, 1964
  2. In the Hollies Style, 1964
  3. The Hollies, 1965  
  4. Would You Believe? 1966 
  5. For Certain Because, 1966
  6. Evolution, 1967
  7. Butterfly, 1967
  8. The Hollies' Greatest, 1968 (compilation)
  9. “Clarke, Hicks & Nash Years - The Complete Hollies: April 1963 - October 1968”,    2001

 

 

 

Video

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