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26 settembre 2012

IL COMPACT DISC COMPIE 30 ANNI


Giappone, 1982. La Sony ha cominciato da tre anni a collaborare con la rivale Philips nello sviluppo di un nuovo supporto fonografico sulla base delle ricerche che le due compagnie stanno conducendo dalla prima metà degli anni 70. Le ultime dimostrazioni, che comprendono la "Sinfonia delle Alpi" di Richard Strauss, "Living Eyes" dei Bee Gees e "The Visitors" degli Abba, sembrano aver catturato sufficientemente l'attenzione dei media e il momento del debutto sul mercato discografico è ormai arrivato.  Per il lancio commerciale viene scelto di ripubblicare un grande successo di quattro anni prima, ovvero il fortunato "52nd Street" di Billy Joel. Inizia così l'era del CD. L'innovativo supporto digitale, che ora conosciamo tutti, ha iniziato la sua espansione garantendosi innanzitutto il fondamentale interesse del pubblico statunitense, grazie anche ad un accordo con la CBS, per poi partire alla conquista del resto del mondo. Personalmente, scavando tra i ricordi adolescenziali e confrontando le date, posso affermare quasi con certezza di aver sentito per la prima volta la musica billy joelriprodotta da un lettore CD nel 1985, e per la precisione un Philips 202 Audiophile di cui mio padre era molto e giustamente geloso. Su che cosa ascoltai, posso solo azzardare che si trattasse di "Brothers In Arms" dei Dire Straits, il primo campione d'incassi dell'era digitale.

 

A dire il vero, per molto tempo non è che abbia avuto la possibilità di ascoltare molti altri Compact Disc. Condividendo la sorte assieme alla maggior parte dei miei amici, soltanto in rari casi potevo infatti permettermene l'acquisto. E' con la larga diffusione dei Nice Price nei primi anni 90 che diversi titoli interessanti divennero improvvisamente abbordabili. In tal senso, ricordo ancora la soddisfazione con la quale comprai a circa 15.000 lire "Nothing's Shocking", il secondo album dei Jane's Addiction. Amarcord a parte, quello del prezzo è uno degli aspetti più controversi della storia del Compact Disc. Comparato con il vinile, suo rivale storico, il costo di produzione e di trasporto del CD è molto più ridotto, mentre il prezzo al pubblico è stato ed è nella norma sensibilmente più alto. E' facile quindi immaginare quale fonte di guadagno abbia rappresentato questo supporo per le case discografiche. Ciò ha provocato nel tempo un diffuso malumore tra i 'consumatori' di musica, un malumore che ha avuto tra i suoi riflessi  quello di ingrossare il volume d'affari della pirateria musicale, attraverso innanzitutto il commercio dei dischi di bassa qualità.

 

In seguito, con la massiccia diffusione dei masterizzatori montati sui Personal Computer, gli amici sono tornati a scambiarsi la musica proprio come avveniva con le audio cassette, le quali hanno iniziato in questo periodo un processo di lenta estinzione. Gli imperi economici hanno così cominciato ad emettere i primi scricchiolii e ad adottare delle contromisure che, in molti casi, si sono rivelate peggiori del male e in alcuni altri ancheCD jane addiction illegali. I software anti-pirateria, incorporati in molti Compact Disc, hanno impedito a molti non solo di copiare, ma anche di ascoltare la musica dai propri computer e in alcuni casi persino dal proprio lettore CD. Personalmente, faccio fatica a far leggere alcuni dischi della Blue Note marchiati EMI dal lettore e ancor di più dal PC, mentre la mia copia di "Tasty" di Kelis è praticamente illegibile ovunque in casa. Nel 2005, la Sony ha addirittura immesso uno malware (programma dannoso) in grado di modificare il normale funzionamento dei sistemi operativi Microsoft. Per chi volesse approfondire, consiglio di andarsi a leggere i vari articoli presenti in rete sullo scandalo del rootkit di protezione copia di Sony BMG.

 

Tutta questa storia ha prodotto un notevole danno economico e di immagine per l'azienda, legittimando ulteriormente agli occhi di milioni di fruitori le pratiche di pirateria informatica, veicolate anche e soprattutto attraverso l'uso del cosiddetto file-sharing. Non che la diffusione dell'MP3, già iniziata nel 1999, dipenda da queste torbide vicende, ma difficilmente l'utente medio della rete vive la condizione esistenziale di 'ladro' di contenuti, e questo lo si deve anche alla miopia delle grosse case discografiche. Il danno più grosso però, a mio avviso, è che si è quasi irrimediabilmente perduta l'educazione all'ascolto, sia per la quantità di materiale presente sul Web che per la bassa qualità con la quale tale materiale è disponibile, qualità che non può certo prescindere dai sistemi , spesso scadenti, con i quali la musica viene ascoltata il più delle volte. Queste ultime tematiche necessitano sicuramente di un approfondimento a parte, anche per evitare lunghe digressioni che potrebbero portarci fuori dall'argomentazione specifica di questo articolo. Per tornare al discorso, quello sulla qualità del Compact Disc è stato indubbiamente uno dei temi sui quali gli audiofili di varia estrazione si sono divisi per anni.

 

dire straitsSicuramente negli ultimi tempi è stata smentita la teoria secondo la quale il supporto ottico avrebbe una vita infinita, e questo vale ancor di più per quel che riguarda la durata media dei CD-R. C'è poi da considerare la diatriba che vede da una parte i sostenitori del 'calore' e della 'naturalezza' del vinile e dall'altra coloro che ritengono infondate le accuse di 'piattezza' rivolte al CD. Il CD audio presenta caratteristiche di dinamica e risposta in frequenza nettamente superiori  rispetto ai suoi predecessori, e questo sicuramente rappresenta un punto qualitativo innegabile, ma è la sua appartenenza al dominio digitale che ha fornito ai suoi detrattori alcune valide argomentazioni. Per spiegare facilmente la differenza tra il dominio digitale e quello analogico, provate ad immaginarvi in cima ad un dislivello dal quale dovete scendere scegliendo tra due opzioni: incamminarvi per una discesa oppure utilizzando una scalinata. In entrambi i casi arriverete a destinazione, ma se nel primo avete la possibilità di poggiare i piedi ovunque e volendo anche di scivolare, il che vi permetterà di toccare tutti i punti che separano la partenza dall'arrivo, nel secondo potrete utilizzare solo la superficie calpestabile della scalinata, ovvero quella posta sul piano orizzontale, mentre salterete la parte verticale dei gradini. Ecco, la forma d'onda sonora campionata, se opportunamente ingrandita presenta una forma irregolare, ovvero non riproduce esattamente l'evento sonoro così come creato alla sorgente, ma una sua minuziosa approssimazione dal profilo a 'gradini'.

 

C'è da dire però, che i cosiddetti punti di interpolazione sono così tanti da sfuggire alle possibilità fisiche espresse dall'orecchio umano di riconoscere le singole discontinuità del suono. Piuttosto, tali punti comportano una piccola quantità di errore che in alcuni casi produce un effetto di distorsione teso ad esaltare le armoniche dispari di un evento sonoro, cioè le responsabili della 'freddezza' di cui sopra. Esistono ovviamente deijohnny cash processi studiati appositamente per la riduzione di questo effetto. Anche nel vinile è presente una forma di distorsione, ma in questo caso si concentra sulle componenti pari delle armoniche, e da qui la definizione di un suono più 'caldo' e 'naturale'. Ora, mentre tutto questo rimane valido in linea di massima, è anche necessario fare una distinzione basilare tra gli album prodotti per essere pubblicati in vinile e quelli invece destinati alla stampa su Compact Disc. Lasciando da parte, ai fini della discussione, la realtà dell'Home Recording, possiamo affermare che ogni disco è il prodotto di un lungo processo di lavorazione. Preparazione della sala e degli strumenti, incisione, editing, missaggio e mastering sono infatti tutti passaggi attraverso i quali vengono prese scelte fondamentali riguardo al timbro e alla dinamica. Il mastering, in particolar modo, è il processo che ne ottimizza gli aspetti in rapporto al tipo di supporto fonografico con il quale verrà veicolata la musica.

 

Mentre oggi è del tutto naturale che, nella stragrande maggioranza dei casi, questo processo lavorativo dia come frutto il fatidico CD, in passato come sappiamo, le cose erano ben diverse. Facciamo un esempio: se nel 1971 viene preparato il master per il vinile di "IV" dei Led Zeppelin e lo stesso master, con appena qualche accorgimento di equalizzazione, viene usato verso la fine degli anni 80 per la prima stampa dell'album in CD, gli ascolti comparati tra i due supporti - e parlo anche per esperienza personale - led zeppelinportano sicuramente a considerare qualitativamente migliore la copia in vinile. Ecco perchè, al di là degli indubbi presupposti commerciali, il chitarrista Jimi Page decide di seguire in prima persona il lavoro di remasterizzazione della musica degli Zeps, lavoro che porta nel 1990 alla pubblicazione della raccolta "Remasters", pensata appositamente per essere riprodotta dal supporto ottico. Inizia così a diffondersi quella che qualcuno battezza come 'moda del remaster' e che porta le grosse compagnie discografiche a rilanciare in questa nuova veste intere discografie di numerosi artisti, il tutto chiaramente accompagnato da nuovi ed ingenti introiti. Di particolare pregio ed interesse, il lavoro svolto dallo storico ingegnere del suono Rudy Van Gelder nel rielaborare buona parte del  catalogo della Blue Note, ovvero quei prestigiosi album recanti adesso la dicitura 'RVG Edition'.

 

Ora, tornando a concentrarci esclusivamente sul CD, c'è da sottolineare come le continue innovazioni tecnologiche nel settore digitale, unite alla riscoperta delle capacità dei macchinari analogici, abbiano ampliato sempre di più le possibiltà di ottenere un vastissimo ventaglio di sonorità, dalle più 'glaciali' a quelle sempre più 'calde' e 'naturali'. Semmai, in merito alla qualità del suono, sono le scelte dettate dal mercato ad essere discutibili. Infatti, se il Compact Disc, come già accennato, dispone della massima gamma dinamica ottenibile da un supporto audio commerciale, questa non viene quasi mai sfruttata al giorno d'oggi per via dell'utilizzo stesso che si fa della musica. Una musica che esce dallo studio di mastering con livelli di compressione audio al limite dell'esasperazione, con la conseguente compromissione del contenuto timbrico, già pensata per essere  'rippata in MP3 o diffusa attraverso lo streaming sul Web. Un discorso questo che, se valido sicuramente per la musica commerciale o di massa, tocca anche per emulazione e adattamento alle regole del mainstream molte piccole realtà indipendenti. Se il CD ha vinto la concorrenza con altri supporti come il Mini Disc, portando alla quasi estinzione l'audio cassetta ma non riuscendo certamente a sotterrare il vecchio e glorioso vinile, c'è da chiedersi quale sia però il suo futuro in un mondo in cui il crollo delle vendite sembra inarrestabile a fronte della massiccia diffusione della musica sulla rete, legale o meno che sia.

 

blue notePer il momento, alcune realtà, come i piccoli negozi di dischi specializzati in alcuni generi in particolare e/o legati alla distribuzione indipendente, sembrano resistere tenacemente puntando tutto sulla qualità dell'offerta musicale e su prezzi spesso contenuti. Per quanto riguarda invece la stragrande maggiornaza dei musicisti che non possono contare su di un contratto con una major, sembra che il modo migliore per vendere la propria musica sia tornare a fare la cosa più naturale per loro, ovvero suonare di fronte ad un pubblico che, se soddisfatto, a fine concerto sarà ben lieto di acquistarne il CD o il vinile. Ma i fan e gli audiofili in generale  non rappresentano una fetta di mercato 'rispettabile' per le grosse industrie discografiche, impegnate come sono nello sfruttare le sempre più penose galline dalle uova d'oro a tempo determinato (come non pensare agli ultimi Coldplay o alle ladygaga di turno?) e a rincorrerne royalties e diritti di sincronizzazione.

 

In definitiva, se un guru come Rick Rubin (produttore degli splendidi "American Recordings" di Johnny Cash, nonchè di numerosi album di Bestie Boys, Public Enemy, Rage Against The Machine, AC/DC e Metallica) dovesse aver ragione, sembra che ad attenderci ci sia un futuro di streaming musicale in grado di arrivare in qualunque parte del globo ci troviamo, a patto che si paghi una bolletta per il servizio offerto. In questo senso, piattaforme come Spotify sembrano confermare tale ipotesi. In merito al se e quanto tutto ciò sia un bene o un male, è un argomento che, ripeto, necessita sicuramente di  approfondimenti a parte. A noi feticisti della musica non rimane che una dura prova di resistenza nella quale è importante fare scelte giuste e responsabili, in accordo col nostro portafogli ovviamente, e soprattutto tenere le orecchie ben aperte.

 

Aldo De Sanctis
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