Migliora leggibilitàStampa
23 ottobre 2012

Un Fresu da mito

Paolo Fresu 16 - 17 settembre 2012, Torino, Milano


Quella che segue è la suggestiva presentazione scritta da Luciano Viotto - esperto e scrittore di musica jazz, collaboratore di Distorsioni - per la rassegna Mi To Settembre Musica 2012 (a Torino il 16 e a Milano il 17 settembre), degli eventi che hanno visto protagonista il trombettista sardo Paolo Fresu. D'accordo con Luciano abbiamo pensato di proporvela: al di là della contingenza per cui è stata scritta è davvero propedeutica ad una conoscenza ottimale dell'artista Paolo Fresu. Buona lettura. (P.W.B.)

 

UN FRESU DA MITO

 

Paolo FresuPerché proprio "Un Fresu da mito"? quale ruolo per Paolo Fresu in un immaginario giardino di suoni? solo jazz, altre musiche, cori di tenores o quartetti d'archi? E' nella natìa Sardegna (1961, Berchidda), nella sua intima, fiera mitezza, o nell'austera e straordinaria umana semplicità che possiamo trovare risposte adeguate. Ma non solo. La ricerca della modernità nella tradizione pongono Fresu in una posizione che va "oltre" il rapporto tra artista jazz e organizzatore di cultura materiale e lo distinguono nell'orizzonte musicale contemporaneo: è forse lui, tra i jazzman italiani, il meno assoggettabile a target, etichette o stereotipi, con le sue continue aperture, "prove aperte" (come afferma), che scavalcano recinti, slegano grovigli, trovano nuovi semi da coltivare, sia di matrice agreste, sia nascosti nelle nuove forme delle tecnologie avanzate. Paolo ha solcato mari e continenti, emisferi sonori diversi e lontani tra loro, nel Mediterraneo contemporaneo, con uno sguardo alle tempeste di sabbia del deserto (con gli echi degli oud), ai sound metropolitani o alle banlieue (Bologna, Parigi; effetti sonori e Dj), recuperi culturali (Time in Jazz, festival a Berchidda dal 1988), lavori editoriali (Musica dentro, Feltrinelli 2009; poi, In Sardegna. Un viaggio musicale, Feltrinelli 2012). E' nel solco di questi percorsi che l'artista sardo ha "pensato" questo progetto per MITO SettembreMusica 2012, chiamando artisti di diversa cifra stilistica, ma con linguaggi coerenti con il sentiero intrapreso con la sua tromba, già da steddu (bambino), nella banda paesana di Berchidda.

 

Fresu non elude l'impegno civile, gli intrecci e l'influenza della storia, della letteratura, dell'arte, del "mercato" sui rivolgimenti e i repentini cambi di rotta del jazz o il suo adagiarsi sulle comode convenzioni che il terzo millennio propone (o impone), seguendo piuttosto una sua coerente impostazione analitica. Per l'artista sardo occorre contestualizzare, sempre: la musica popolare, con i suoi moduli ritmici vicini alla musica africana, MiTo_fresudove ritmo e modalità si fondono in un linguaggio pieno; e poi: mai forzare la commistione dei generi, perché «l'artista viene violentato nella sua natura intima» (il meticciato, la contaminazione, sono concetti pericolosi, anche per il jazz); la musica si spoglia dei suoi contenuti, di ciò che sta dietro e "dentro" la musica (la storia, la società degli uomini). La scoperta del jazz per Fresu è il racconto di una suggestione: a Berchidda, fine anni '70; dopo l'imbrunire, «per strada non si vede nessuno; solo qualcuno saluta e poi scompare nell'ombra di una porta socchiusa.»; Paolo apre quella porta e la spalanca, svelando le poetiche, i colori, i silenzi racchiusi nel suono, fusi negli odori della natura sarda: i lecci, gli oleandri, il mirto, le querce. 

 

Con lui, escono prima Miles Davis e la sera dopo Chet Baker; i tre si salutano, ma non svaniscono verso Tucconi (il casale dei Fresu) o dietro lo stazzo o rapiti dallo sguardo di un pastore. Da lontano, affrontano standards, ballads e blues, in un medley ininterrotto; poi Chet se ne va; rimangono Paolo e Miles e si misurano in Porgy & Bess (è Gershwin il fantàsima?). La voce della tromba come la voce umana, svelata in brani quali 'Round Midnight o Autumn Leaves è l'espressione di quel "suono", unico nel suo tratto distintivo paolo fresudel jazz moderno, che accomunano Fresu a Miles, sia nelle esecuzioni con la tromba sordinata "Harmon" (la stessa usata da Davis), sia con il più classico flicorno, dal timbro più rotondo, vellutato. Ma vi è un altro aspetto che l'artista sardo tende a sottolineare, specie nelle esecuzioni più meditate: il privilegio dei silenzi, il rovesciamento della continua necessità espressiva; quasi il bisogno di un attimo di solitudine.

 

Quella solitudine che si svela nella luce limpida di una pagina bianca, dove accanto alle note di Fresu si posano petali e foglie di un immenso giardino sonoro, un vero «jardin du jazz»: con il Paolo Fresu Quintet (gruppo "storico", tra i più longevi in Italia, formato nel 1984), un progetto che continua, nel rispetto delle singole vicende artistiche e a Fresu piace pensare che nella storia del gruppo ci sia qualcosa di «misterioso e di sfuggevole come nel jazz, dove si crea l'alchimia di una coppia perfetta». L'ospite è Gianluigi Trovesi (un vero simbolo della cultura musicale, un vero "cesellatore" di suoni coi suoi clarinetti); di Uri Caine (pianista poliedrico, con incursioni bachiane e sperimentali); dell'ensemblepaolo fresu Alborada String Quartet (tradizione e innovazione; con Sonia Peana, moglie di Fresu, al violino), con gli arrangiamenti di Giulio Libano in "Crittograph" (Libano è qui un richiamo obbligato ai dischi incisi da Chet Baker in Italia di fine anni '50; ancora una volta, il passato che riaffiora con Fresu, nella rilettura dell'attualità, ma senza nostalgie). Ora che il progetto di "Un Fresu da mito" si realizza, l'inchiostro delle note svapòra, i fiori riassumono i petali caduti, le ance e gli ottoni, gli archi e tutti gli strumenti; con la tromba, il flicorno di Paolo Fresu, un artista nel suo grande giardino di suoni.

                                 

  

Paolo Fresu & Uri Caine

Paolo Fresu, tromba, flicorno, effetti
Uri Caine, pianoforte, Fender Rhodes electric piano
Crittograph
Paolo Fresu Quintet & Alborada String Quartet
arrangiamenti Giulio Libano
Paolo Fresu Quintet: Paolo Fresu tromba, flicorno, effetti; Tino Tracanna sax tenore e soprano; Roberto Cipelli, pianoforte; Attilio Zanchi, contrabbasso; Ettore Fioravanti, batteria
Alborada String Quartet: Anton Berovski, violino; Sonia Peana, violino; Nicola Ciricugno, viola; Piero Salvatori, violoncello

 

Luciano Viotto

Mi To Settembre Musica 

 

Foto 2-3-4 di Luciano Viotto

 

LUCIANO VIOTTO: Geometra malriuscito per aver scelto altri ambiti culturali, si occupa di urbanistica dal 1980; è ricercatore e studioso di jazz (rubriche, commenti e discografie per Musica Jazz, 1990-2002 e ancora dal 2012). Dopo aver pubblicato nel 1989 "Miles Davis discography1945-1989", partecipa alla fortuna editoriale di "Natura morta con custodia di sax" di G. Dyer (Instar Libri, Torino 1993, 6a ed. 2009). Dal 2011, dopo oltre dieci anni vissuti nell'ombra (complici Gadda e le varianti dei fulmini), scrive di musica e letteratura per <distorsioni.net> e progetta una collana di discografie jazz. Vive fra Torino, il Monferrato e la montagna valsusina, con passioni forti (libri, fotografia di paesaggio e viaggi).

 

 


Video

Inizio pagina