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3 febbraio 2012

Pro.G. Liguria

Il grande Prog-Rock italiano al Pro.G. Liguria 21 gennaio 2012, SpeziaExpò, La Spezia


Si è svolto sabato 21 gennaio 2012, presso il centro SpeziaExpò di La Spezia, il festival musicale Pro.G. Liguria. Il titolo è un gioco di parole dedicato al genere musicale di riferimento dell’evento, e cioè il rock progressivo italiano, ma al tempo stesso contiene le parole pro-Liguria, dal momento che tutto l’incasso veniva devoluto per beneficienza ai Comuni della provincia spezzina colpiti dalla tragica alluvione che li ha messi in ginocchio nei mesi scorsi. Un plauso, quindi, va alle bands (alcune erano dei veri e propri “pezzi di storia” della musica italiana) che hanno partecipato a titolo totalmente gratuito, ma anche alla Black Widow Records di Genova che di tasca propria ha rimborsato ai musicisti almeno le spese di trasferta. 

 

Una doppia valenza, quindi, rende memorabile questo evento: da una parte il nobile scopo benefico, dall’altra una maratona di circa 13 ore di musica pressocchè ininterrotte (da mezzogiorno all’una di notte) che ne fa il più importante evento prog-rock ligure degli ultimi anni e uno dei massimi festival del genere a livello nazionale. La responsabilità di aprire le danze e scaldare gli animi, quando purtroppo l’affluenza non è ancora al top, è affidata agli Egoband, eccellente band dalle venature hard rock ma dal forte apporto tastieristico e caratterizzata da una voce squillante ed energica che può evocare a tratti quella di Fish. Dopo di loro gli Altare Tothemico: un intelligente e sofisticato combo virato verso il jazz-rock e, a tratti, persino il funky, debitore tanto degli Area del periodo con Demetrio Stratos quanto del Canterbury Sound. 

 

Maxophone, La Torre dell'Alchimista, La Maschera di Cera

Primo dei “grandi vecchi” della storia del prog italiano, a questo punto, l’ensemble dei Maxophone, che presenta la sua ricetta di grande impatto melodico e dalle belle armonie vocali molto di scuola New Trolls, rinnovata nei suoni e nel gusto in maniera molto attuale, tanto da porsi quasi come una sorta di via italiana alla British New Progressive Wave inglese, per non dire all’AOR americano. Salgono poi sul palco i giovanissimi musicisti de La Torre dell’Alchimista. La band è bravissima nel porsi con ironia, nelle presentazioni esordiscono con un: “Ci scusiamo da parte dei musicisti de La Torre dell’Alchimista, bloccati nel traffico su un valico…” e proseguono presentandosi di volta in volta come una band sempre diversa e dai nomi più improbabili, come La Trattoria degli Animali o La Torrefazione di Arcine. A parte le battutine, però, si assiste a un serrato e muscoloso progressive rock keyboard-oriented, i cui arpeggi ossessivi e martellanti sulle note basse del pianoforte (ma che spettacolare indipendenza della mano sinistra ha, Michele Mutti!) reggono l’ossatura su cui si snodano le impennate dell’organo Hammond (un Vero Hammond! Non un’imitazione!) e del sintetizzatore.

 

Una tale cifra stilistica ovviamente richiama alla memoria E.L.&P. o il Banco del Mutuo Soccorso; rispetto alla band di Emerson, però, la Torre dell’Alchimista ha dalla sua il valore aggiunto dato dalle armonie vocali e dal flauto. Sale sul palco La Maschera di Cera, il più vintage tra i numerosi progetti del poliedrico artista genovese Fabio Zuffanti. La band si ritrova irrobustita dalla nuova veste del frontman Alessandro Corvaglia, alle origini solo cantante e ora anche chitarrista elettrico. Il sound è più rock, ma non perde quella magia nel riprodurre fedelmente suoni e stili delle band italiane degli anni ’70, tanto che tra le composizioni del combo genovese a un certo punto fa persino capolino una citazione da Sospesi nell’incredibile, tratta dal leggendario “Felona & Sorona” delle Orme del 1972. E proprio nel 1972 sembra di essere precipitati all’indietro, ascoltando la Maschera di Cera. Che, invece, propone materiale nuovo e finanche nuovissimo, da un album di imminente pubblicazione. A tal proposito è doveroso ricordare che Zuffanti a breve uscirà anche con un nuovo capitolo della sua affascinante saga “Hostsonaten”, intitolato “The rhyme of the ancient mariner”. 

 

Tempio delle Clessidre, Gleemen,  Locanda delle Fate

Ora è il momento del Tempio delle Clessidre, band fresca di recenti concerti in Corea del Sud e negli USA dove ha raccolto un successo di proporzioni inaspettate per un fenomeno di nicchia come il prog-rock (almeno in Italia!). La sicurezza e l’energia maturate in queste esperienze all’estero si concretizzano in uno show a dir poco eccellente. Arricchito da una piccola sorpresa: il cantautore Max Manfredi, con maschera sul viso e mantello nero che lo rendono misterioso e quasi satanico, sale sul palco per recitare i versi della Danza Esoterica di Datura, dal primo album del Tempio delle Clessidre. Tolta la maschera, la band “ricambierà il favore” accompagnandolo nell’esecuzione di un brano del proprio repertorio. Chiusura, d’obbligo, con una versione sintetizzata e riassunta della suite Zarathustra del Museo Rosenbach, band da cui il cantante del Tempio delle Clessidre, Stefano “Lupo” Galifi, proviene. Eccellente, emozionante, purtroppo mutilata dai tempi imposti da un festival con così tante bands. 

 

Con i Gleemen si fa addirittura un salto indietro alla scena pre-prog genovese di fine anni ’60: il power-trio capitanato da Marco Zoccheddu (lo ricorderete, tra l’altro, nel Duello Madre e più recentemente con Garybaldi e Nuova Idea), nella sua triplice veste di chitarrista/tastierista/cantante, offre una panoramica di classici del rock-blues, con particolare attenzione alla produzione hendrixiana, ben inframezzata da altri titoli indimenticabili come Crossroads o Roadhouse Blues.  Altro nome storico della scena italian-prog: la Locanda delle Fate, che nel 1977 segnarono il Canto del Cigno della storia progressiva dell’epoca con il loro indimenticabile album “Forse le lucciole non si amano più”. Proprio da quell’album traggono il brano che apre il concerto, quella famosa Odore di colla bianca che ne costituisce uno dei momenti più riusciti. Ma anche loro presentano in anteprima un brano da un nuovo album, che verrà eseguito nel loro prossimo concerto del 5 febbraio ad Asti. Questa serata di presentazione astigiana doveva avvenire proprio il 21 gennaio, ma i musicisti della Locanda delle Fate l’hanno spostata apposta per non mancare a Pro.G. Liguria. 

 

UT (Uno Tempore)

Dietro la sigla UT (Uno Tempore) si celano due illustri ex-New Trolls, il batterista Gianni Belleno e il tastierista Maurizio Salvi, ben coadiuvati dal nuovo chitarrista Claudio Cinquegrana, dal bassista Maurizio Gori, proveniente dai Latte & Miele (altra formazione storica del prog genovese) e dal giovane tastierista e cantante Andrea Perrozzi, eccellente in entrambi i ruoli. La band mette totalmente da parte le leziosità newtrollsiane di hit famosi come Quella carezza della sera o Aldebaran per offrire un sanguigno concentrato degli episodi più oscuri e affascinanti della storia della band, come I Cavalieri del Lago dell’Ontario o XXIII Strada (entrambi dall’album intitolato “Ut”, appunto), tra schitarrate hard e virtuosismi neoclassici. Entusiasmante, davvero. Uniche parentesi romantiche in questa spettacolare cavalcata sono Paolo & Francesca (ancora da “Ut”) e una perla rara come La prima goccia bagna il viso. E il drummer Gianni Belleno, nella sua presentazione, non risparmia una frecciatina agli ex-compagni di avventure Vittorio De Scalzi e Nico Di Palo, proprio in questi giorni in tournée con il nome New Trolls, dichiarando: “Eravamo stufi di portare in giro uno show fatto con le basi pre-registrate. Noi siamo abituati a suonare così, solo con il cuore!”.

 

Il siparietto di Dario Vergassola

Dopo gli ex-New Trolls un simpatico siparietto sul palco ci viene regalato da un ospite davvero speciale, sicuramente lo spezzino più famoso d’Italia: Dario Vergassola. Il comico e presentatore televisivo invita sul palco i Sindaci dei Comuni della provincia, tutti con fascia tricolore d’ordinanza a tracolla, scherza con loro (“a parte le signorine, qui voi Sindaci maschietti avreste tutti l’età giusta per fondare una band progressive”), ma poi, molto più seriamente, tiene a precisare che i soldi raccolti dalla serata verranno assegnati soltanto a quei paesi che presenteranno seri e affidabili piani di ristrutturazione. Infine, strappa loro una promessa: “Visto che questi grandi artisti sono venuti tutti gratis, perché non fare diventare La Spezia una capitale del progressive italiano organizzando un appuntamento annuale, e magari pagandoli, le prossime volte?”. I Sindaci promettono che ci penseranno, lui li incalza: “Guardate che vi ho fotografati tutti”! Infine i rappresentanti dei vari Comuni ringraziano Vergassola per la partecipazione e ricordano pubblicamente che, in quei tragici giorni post-alluvione, a spalare fango per le strade insieme agli spezzini, c’era anche lui. Il comico, in realtà a suo modo un po’ timido, minimizza. 

 

CCLR, Delirium, Daemonia

È il momento di una figura carismatica del prog italiano: il cantante Bernardo Lanzetti, che esordì con gli Acqua Fragile nel 1972 ma raggiunse la vera popolarità con la Pfm degli album “Chocolate Kings”, “Jet Lag” e “Passpartù”. Qui Bernardo presenta il suo nuovo progetto, CCLR (Cavalli Cocchi, Lanzetti, Roversi), con il batterista Gigi Cavalli Cocchi (che vanta nel curriculum anche collaborazioni con Ligabue, ad esempio) e il tastierista/polistrumentista Cristiano Roversi (proveniente dai Moongarden e dai Catafalchi del Cyber). I tre hanno appena dato alle stampe un album che vede la presenza di ospiti del calibro di Tony Sidney (Perigeo) e Steve Hackett (Genesis). Il 10 febbraio l'ensemble CCLR si esibirà dal vivo a Cairo Montenotte, in provincia di Savona, in un concerto organizzato dal critico musicale Athos Enrile. Non poteva mancare, in un evento ligure, un nome di chiara fama come i Delirium.   La band apre il concerto con una citazione vandergraaffiana (Theme One) e procede con i suoi classici, invitando sul palco numerosi ospiti a dir poco eccellenti: la cantante Sophia Baccini, il flautista cantante Franco Taulino (proveniente dai Beggar’s Farm, band-tributo ai Jethro Tull) e il chitarrista Marcello Chiaraluce.

 

Con Taulino e Chiaraluce i Delirium si prodigano in un omaggio alla band di Ian Anderson, con brani come Living in the past e Locomotive Breath, mentre alla Baccini sono affidati i cori della famosissima Jesahel. Volendo muovere una critica, si potrebbe obiettare che ospiti di questo calibro potevano essere valorizzati molto di più e meritavano più spazio. Ormai è sera. La musica riprende con un artista che meglio di chiunque altro è in grado di interpretare gli scuri colori del crepuscolo: è il grande tastierista Claudio Simonetti, che qui presenta il suo nuovo progetto musicale, chiamato Daemonia, nel quale si attornia di giovanissimi, ma estremamente validi musicisti. Dopo una prima parte del concerto strumentale, tra citazioni classiche (la Toccata e Fuga in Re minore di J.S. Bach) e omaggi doverosi (“Tubular Bell”s di Mike Oldfield), il tutto prende una inaspettata e interessante svolta power-prog molto moderna e un po’ alla Nightwish, con l’arrivo sul palco della validissima cantante Silvia Specchio, dalle doti vocali sopranili e dalla splendida presenza. Finale obbligatorio con i temi di “Phenomena” e “Profondo Rosso”

 

Arti &Mestieri, Osanna

Siamo in dirittura d’arrivo, con i torinesi Arti & Mestieri, che in verità spiazzano un po’ l’uditorio con un’imprevista svolta hard dovuta a un’inedita formazione a due chitarre e all’introduzione di parti vocali che, nel materiale più recente, possono arrivare persino a evocare i Litfiba! La conclusione dello spettacolo è affidata agli Osanna, da sempre uno dei più trascinanti e spettacolari live-act di italian progressive rock. La formazione è priva in questa occasione, del sassofonista David Jackson (ex-Van Der Graaf Generator), trattenuto da impegni familiari, e del tastierista/cantante Irvin Vairetti, che pochi giorni dopo renderà il frontman storico degli Osanna, Lino Vairetti, nonno del piccolo Samuel. Proprio da Lino Vairetti è doveroso segnalare un gesto di grande signorilità: “Speravamo in una maggiore partecipazione di pubblico, visto lo scopo benefico. Proprio per questo, noi musicisti degli Osanna, per contribuire alla raccolta fondi, abbiamo deciso di autotassarci pagando tutti il prezzo del biglietto, come se fossimo tra il pubblico”. Da parte di una band giunta a suonare da Napoli a La Spezia senza compenso, non è affatto poco. Mancano Irvin e David, ma non mancano altri due ospiti strepitosi: la cantante Sophia Baccini (già salita sul palco con i Delirium), che con gli Osanna eseguirà ‘A Zingara dall’album “Suddance”, e il funambolico tastierista Gianni Leone, proveniente dal Balletto di Bronzo.

 

E qui si registra un episodio a dir poco curioso: nel momento in cui Leone deve eseguire un momento tratto dall’album “Ys”… l’organo Hammond si blocca! Attimi di panico, ma chi sale sul palco a porre rimedio in pochi secondi al danno? Claudio Simonetti! Vedere due tastieristi di cotanto blasone stringersi la mano pubblicamente regala un brivido lungo la schiena a tutti i veri appassionati di progressive rock! Anche questo è il bello della diretta, anche questo è rock’n’roll… And i like it!  Un plauso speciale e un sentito ringraziamento, infine, al critico musicale savonese Athos Enrile, che ha saputo alleggerire le attese dei complessi cambi-palco tra una band e l’altra intervistando numerosi gruppi che purtroppo non suonavano (non potevano starci tutti! Non sarebbero bastati due giorni!) ma che hanno tutti un album di imminente uscita. In ordine alfabetico: Alphataurus, Biglietto per l’Inferno.folk, Cerchio d’Oro, Flower Flesh, The Former Life. Questi ultimi suoneranno assieme ai Nathan (tribute-band specializzata in Genesis, Pink Floyd e Caravan che vanta anche una collaborazione con Richard Sinclair) a Cairo Montenotte (Sv) il 3 marzo.

 

Foto di Alberto Sgarlato, in ordine dall'alto in basso:

Altare Tothemico
Claudio Simonetti e Silvia Specchio dei Daemonia
Nello D'Anna, bassista degli Osanna
Dario Vergassola
Il Tempio delle Clessidre
Osanna
Lino Vairetti degli Osanna
Alberto Sgarlato

Fotografie di Alberto Sgarlato

 


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