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25 agosto 2012 , , ,

Nouvelle Vague + 2:54 + Perfume Genius

Nouvelle Vague + 2:54 + Perfume Genius 09-07-2012, Spaziale Festival, Torino


Perfume Genius

era-spaziale-emersione2012Arriviamo a Torino per questa giornata dello Spaziale Festival, organizzato da quelli di Spazio 211, che il sole è ancora alto e la canicola non accenna a volerci abbandonare. La serata però, almeno sulla carta, è di quelle che merita sia per qualità che per varietà con Perfume Genius, 2:54 e gli headliner Nouvelle Vague a proporci le loro versioni bossa-nova di classici punk e new-wave anni ’80. Il posto, un parchetto alla periferia est di Torino,  è ancora semi vuoto quando alle 20.40 sale sul palco Mike Hadreas aka Perfume Genius, con una formazione a tre (due tastiere e una batteria) con la quale ci propone un set di una quarantina di minuti tanto semplice quanto intenso nella sua emotività che scaturisce da una voce davvero notevole e dalla capacità di creare atmosfere eteree nei brani del suo secondo e ultimo lavoro “Put your back N 2 it”. Tra la timidezza del ragazzo classe ’84 e qualche timido ‘Hell’ e ‘Thank you’ c’è anche spazio per una cover di Madonna, Father play eseguita in maniera davvero toccante (se mai avete pensato che a una canzone di Madonna potesse accostarsi tale aggettivo). Il set termina con il nostro che ci invita a raggiungerlo nel backstage anche solo per un saluto, giudizio finale sicuramente positivo.

 

2:54

Cambio palco, le ombre della sera che si allungano ma, senza portare gran sollievo ed ecco arrivare sul palco le 2:54. Ecco, il duo Britannico composto dalle sorelle Colette e Hannah Thurlow, in Tour nel nostro paese, è il classico esempio di gruppo uscito dal nulla, nato nel 2010 e sponsorizzato a tal punto dalla stampa Inglese da uscire con il loro primo album per la gloriosa 4AD. E questo vi dovrebbe già dare una traccia di quali sentieri sonori si stanno per aprire davanti a noi, formazione a quattro, atmosfere dark, chitarre shoegaze, un basso alla Joy Division tanto essenziale quanto penetrante, una cantante,

2-54  liveColette,  che in parecchi tratti, a livello vocale (ma solamente a quello) evoca lo spirito (e solamente lo spirito) di Siouxsie. Per curiosità, il nome del gruppo nasce da un punto preciso di una canzone dei Melvins che le due ragazze dicono di adorare, A history of bad men, ma le atmosfere proposte sono lontane anni luce da quelle della band Americana. Il pubblico sembra gradire una scaletta scarna incentrata tutta sui brani del disco uscito lo scorso Maggio, dove brani come Sugar, Scarlet, You’re early e Easy undercover sembrano già essere entrati nella testa di un pubblico giovane che nel frattempo sta popolando la location mentre le nostre ci salutano ringraziandoci e invitandoci a seguire la performance successiva. Che dire? Sicuramente interessanti e con melodie che ti si insinuano lentamente seppur senza proporre nulla di nuovo, ma il potenziale sembra esserci, vedremo se e come lo sapranno sviluppare.

 

Nouvelle Vague

Nuovo cambio palco e siamo arrivati alle 23 quando entrano in scena i Nouvelle Vague. La band francese rappresenta una garanzia sotto tutti i punti di vista per una formula ormai rodata da alcuni anni, nel riproporre in maniera fresca e anche in molti casi  profondamente diversa, classici del periodo Punk e New Wave degli anni ’80. La formazione, che vede spesso alternarsi varie cantanti, questa sera è composta da Nouvelle VagueLiset Alea e Melanie Pain (voce che accompagna il gruppo sin da alcuni brani del primo album e che per un po’ si era assentata per dedicarsi ad un suo progetto solista) mentre manca alla chitarra Olivier Libaux, membro co-fondatore insieme al tastierista Marc Colin. Del concerto che dire? Si inizia con A forest, per proseguire in ordine sparso con Master & Servant, Too drunk to fuck, Blisters in the sun, Dance with me, e una Human Fly dei Cramps che vede la partecipazione di una ulteriore cantante ospite a sorpresa.

 

A questo giro poi, ci sono anche alcuni brani presi dalla tradizione (penso la si possa definire così) della new-wave Francese sempre dei primi anni ’80 tratti dall’ultimo lavoro della band, “Version Francaise” come Putai, Putain o  Où veux-tu que je regarde. Lo spettacolo è, come sempre, coinvolgente con la parte coreografica e di allegria contagiosa affidata alle due ragazze che però ci regalano anche delle gran prove vocali (insomma, non solo bellezza ma anche sostanza) come in Bela Lugosi’s dead di intensità abbastanza vicina a quella dell’originale. Il concerto si conclude dopo una cinquantina di minuti con  Just can’t get enough ma, richiamati fuori a gran voce da un pubblico che nel corso della serata è diventato numeroso ma non troppo, ritornano sul palco per proporci una conclusiva In a manner of speaking cantata a due voci e che rende al brano dei Tuxedo Moon la degna giustizia melodico-emotiva.

 

Certo il set questa volta è stato un po’ corto e la spiegazione che si era all’interno di un festival probabilmente fa il paio con l’orario di fine concerto (mezzanotte per un posto situato in mezzo alle case è anche troppo), ma in ogni caso la soddisfazione è stata totale. Qualcuno potrà obiettare che in fin dei conti un tale entusiasmo per una cover band non è comprensibile (e io sono il primo a non esaltarmi per questo tipo di operazioni), maNouvelle Vague nel caso della band Francese il discorso  è pienamente giustificato da tutti gli ingredienti
che abbiamo citato prima; inoltre i Nouvelle Vague sembrano passare spesso dalle nostre parti per cui, se già non vi è capitato, una visita ne valgono sicuramente la pena. Insomma, una serata riuscita anche se, da altri commenti, quelle precedenti non sembravano aver riscosso un particolare consenso, ma forse anche il continuo proliferare di festival estivi che in questo periodo affollano la penisola non aiuta a scegliere le proposte più interessanti, come quella odierna che porta sicuramente a  dare un sostegno per il futuro.

 

Ubaldo Tarantino

Foto di Ubaldo Tarantino


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