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23 maggio 2012 ,

MICHAEL KIWANUKA

20 Aprile 2012, Magazzini Generali, Milano


michael kiwanukaPartiamo dalle note negative che non riguardano il nostro Michael: per l’ennesima volta il promoter ha scelto il luogo sbagliato per far esibire un artista. E’ un concerto acustico, molto intimo, da ascolto: sentire quelli che sono venuti per ballare in fondo che urlano è veramente fastidioso.  Finita la doverosa nota dolente sulla location, veniamo al nostro ragazzotto. Maglietta a righe orizzontali bianche a blu da marinaio, chitarra al collo e si parte per un viaggio nel mare del soul più sopraffino. Canta Michael, eccome se canta. E suona anche, la chitarra non la toglie mai che sia acustica o elettrica.  E’ timido e le poche cose che dice tra un pezzo e l’altro sono davvero incomprensibili. Poco importa. Canta Michael e fregatene di quello che scrivo. I momenti più alti sono quelli in cui rimane solo lui sul palco. Una voce. Una chitarra. Emozione pura. Talento innato del canto e della composizione.

 

Talento dell’emozione.  E’ il lato delicato del groove che non fa ballare scatenati ma che fa al massimo battere il piede. A volte anche le mani ma dolcemente, come ad accompagnare un coro gospel.  I suoi compagni di avventura sono 5 ragazzi giovanissimi, fortunati aiutanti di questo nuovo fenomeno. Arrangiamenti scarni ed essenziali, senza gli archi e i flauti del disco. Una bella sezione ritmica, soprattutto grazie alla presenza del percussionista che sfodera per tutto il concerto strumenti veramente strani e particolari. Una base melodica leggera, con il chitarrista che sostiene solamente gli accordi di Michael, e il pianista che riempie con l’hammond. Il resto è tutto in quella voce e in quella chitarra.  E’ banale dire che ne sentiremo ancora parlare? Be’, lasciatemi essere banale perché qui non si tratta soltanto di una bella voce. Qui si parla di talento puro. Sarà un caso che tra il pubblico ci fossero anche Ron e Irene Grandi?

 

Riccardo Grandi

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