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18 marzo 2014

Ristampe: Kaleidoscope

KALEIDOSCOPE (1969)

2013 - Shadoks Music - La Ciruela Electrica

kaleidoscopeUscita Ristampa: 5 luglio 2013

 

Né inglesi, né americani i Kaleidoscope di cui parliamo provengono invece dalla Repubblica Dominicana, dove il disco è stato registrato nel 1967, con musicisti provenienti anche da Puerto Rico e dalla Spagna, ma è stato pubblicato nel 1969 in Messico dalla label Orfeon in una tiratura di sole 600 copie; la cifra non è sicura, resta il fatto che la Orfeon non si fidava troppo di questi quattro fricchettoni e malgrado il successo di Colours (una sorta di Incense and Peppermint sudamericana) nelle radio messicane, non ne fece altre stampe. Questo ne ha fatto uno dei sogni proibiti dei collezionisti, non solo per la sua rarità, ma soprattutto per la qualità che ne fa uno dei più intriganti album psichedelici degli anni sessanta e uno dei migliori album rock latinoamericani. Naturalmente solo pochissimi potranno permettersi di frugarsi nelle tasche i 4.000 dollari necessari per l’originale, ed ecco allora che la immancabile Shadocks Music ripubblica il vinile in edizione limitata a 150 copie in vinile rosso trasparente, con l’artwork originale, con poster e foto autografate da Frank Tirado e Bodo Molitor, autore della stupenda copertina, un collage coloratissimo che fonde i colori tipici della tradizione artistica messicana con la psichedelia. Circa 55 euro, ma nel caso potete sempre accontentarvi del cd della stessa label o - ma l’edizione è molto spartana - quello pubblicato dalla messicana La Ciruela Electrica.

 

Non mancano certo i difetti, la produzione non proprio impeccabile, ma soprattutto i brani sono troppo brevi: tranne uno che dura otto minuti, gli altri sono tutti nella durata canonica dei 2/3 minuti e la sensazione è quella di una fine troppo precoce, che la canzone non abbia potuto esplicare tutte le sue potenzialità. Ma il disco suona ingenuo e spontaneo, spumeggiante e sfacciato, un caleidoscopio di sonorità proprie del garage e della psichedelia sixties. Influenze di band come Iron Butterfly e Doors e, nel modo di cantare a tratti sgraziato e irridente di Francisco Tirado, quella di Frank Zappa, mentreKALEIDOSCOPEback echi beatlesiani sono evocati in canzoni d’amore come PS Come Back o A Hole In My Life. Gli ingredienti del genere ci sono tutti, chitarre distorte, organo frenetico, evocativo, vibrante, sezione ritmica palpitante, una voce modulata fra toni drammatici, sognanti e rabbiosi. Le canzoni offrono un ampio spettro delle tematiche giovanili dell’epoca, c’è la canzone di protesta in Hang Out; il disperato amore perduto di un adolescente nella lunga, tesa, nervosa, cinematografica Once Upon A Time There Was A World; il guardare con fiducia al futuro come un’età di pace e benessere in A New Man e I Think It’s Allright; il canto disperato di un teen ager in Let Me Try; le follie psichedeliche di Colours e della bellissima e stupefacente I Am Crazy. Conclude l’album una cover dei grandi venezuelani Ladies W.C, la canzone fu data ai Kaleidoscope da Adib Casta che aveva assistito alla registrazione del disco, I’m Here, He’s Gone, She’s Crying, molto breve: brilla per sembrare una versione adolescenziale e meno urbana dei Velvet Underground. Come per molte band dell’epoca la breve parabola dei Kaleidoscope si è conclusa troppo presto ed il gruppo si è sciolto durante un tentativo non troppo fortunato di tour negli Stati Uniti a distanza di pochi mesi dall’uscita semiclandestina di questo disco.

 

Ignazio Gulotta

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