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31 luglio 2013 ,

Eleanor Friedberger

PERSONAL RECORD

2013 - Merge Record
[Uscita: 4/06/2013]

Eleanor Friedberger PERSONAL RECORDI Fiery Furnaces, gruppo formato ad inizio del nuovo millennio, erano una gran bella realtà dell'indie rock yankee con il nucleo principale formato dai due fratellini Matthew ed Eleanor Friedberger. Nove dischi per loro, un suono a metà strada fra certe morbide armonie canterburiane ed il suono dei dimenticati e misconosciuti Ludus di Manchester, con vertici in "Bitter Tea" (2006) e "Widow city" (2007) ed una carriera senza grosse cadute di tono e di stile. Dopo la final date del Primavera Sound del 2011 i due decidevano che andava bene così e si poteva dichiarare terminata la loro bella avventura  per dedicarsi alle carriere soliste.  Abbandonato dunque il fratello maggiore Matthew la dolce Eleanor debutta a nome proprio nel 2011 con "Last summer", un album altalenante e non del tutto convincente. Ora è di nuovo la Merge Record che accoglie queste 12 nuove composizioni della ragazza dell'Illinois. Considerato che era il fratello Matthew ad occuparsi della musica dei Fiery Furnaces  questi due dischi della Friedberger  dovevano essere una risposta a chi l'accusava di scarsa vena compositiva. Il nuovo disco chiamato "Personal record" si presenta con una accattivante copertina che ritrae la nostra nuotare in un mare blu dipinto di blu. Superata l'emozione data dall'ascolto delle 3-4 canzoni iniziali e dalla bella voce della nostra il disco scorre e giunge alla fine abbastanza stancamente, con sensazione di monotonia  e non troppo velata ripetitività. Una serie di pezzi che suonano molto anni ottanta, ma quello che mancano qui sono quei guizzi creativi, quei cambi di tempo e di ritmo che avevano fatti grandi i Furnaces. Lo stesso breve minutaggio dei brani tradisce la mancanza di spazi strumentali che avrebbero giovato e dato un po' di linfa al disco.

 

Ma non tutto è da buttare, questo no. L'iniziale I don't know want to bother you ha un buon impatto, con un breve ma raffinato inserto chitarristico e come la successiva When I know pare uscita da un disco degli anni ottanta, magari dei canadesi Martha & the Muffins. La melodia di Stare at the sun  poi non si può che definire irresistibile, forse la song che più rimane in testa di tutto "Personal record", Eleanor Friedberger PERSONAL RECORDdavvero un pezzo che potrebbe sfondare le classifiche, magari quelle indipendenti. E come detto prima fin qui tutto bene. Poi che succede? Il disco pare fermarsi, le languide Echo or encore, I am the past  ma pure i sei interminabili minuti di Other boys  non sono esattamente esaltanti e viene da chiedersi se non era un caso che proprio  Matthew era il composer delle fornaci ardenti. Certo, abbiamo ancora Tomorrow tomorrow e You'll never know me che non sono male ma al termine delle quali ti chiedi se per caso non erano le stesse che avevi sentito inizialmente. La breve gamma cromatica della voce della fanciulla rischia insomma di appiattire composizioni che non sarebbero nemmeno disprezzabili. Considerazioni finali: di certo i migliori pezzi di questo "Personal record"  messi assieme a quelli del disco di debutto avrebbero formato un album degnissimo, ma con i se e con i ma non si fa la storia di niente e di nessuno. Un altro lavoro in chiaroscuro per la Friedberger, la simpatia e la stima per la sua deliziosa persona non ce lo fanno però condannare, abbiamo piena fiducia che prima o poi tirerà fuori un album come si deve, il talento e le capacità non le fanno certo difetto. Try again Eleanor. 

Voto: 6.5/10
Ricardo Martillos

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