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14 gennaio 2015 ,

Panda Bear

PANDA BEAR MEETS THE GRIM REAPER

2015 - Domino Records
[Uscita: 12/01/2015]

USA-Portogallo

 

panda bearNoah Lennox, l’orsacchiotto Panda più scatenato del mondo pop, torna con un nuovo disco a distanza di quattro anni dal precedente “Tomboy”, che tanti plausi aveva ricevuto dalla critica internazionale. In questo nuovo “Panda Bear meets the grim reaper” la formula non cambia: una vena melodica sbarazzina e molto californiana (sebbene il ragazzaccio sia di Baltimora e viva a Lisbona), mescolata con rumorismi, poliritmie, giochini elettronici e scherzi psichedelici. Un novello Brian Wilson? In molti hanno azzardato il paragone. Certo che quando si ascolta una canzone come Crosswords, tra le più riuscite del disco, si può pensare che lo scettro della composizione di hits irresistibili sia tornato in buone mani. Notevole anche Butcher baker candlestick maker, sbarazzina e lounge. Altri brani ci sembrano meno convincenti, come Tropic of Cancer, molto anni ’50 nelle terzine ricamate dall’arpa, ed eccessivamente tesa alla ricerca della melodia strappacuore affidata al falsetto di Noah, oppure Boys latin, che pure ha un bel ritmo ondeggiante con un basso sintetico molto italo-disco, ma ha una melodia vocale troppo ripetitiva, tipo filastrocca. Lonely wanderer (molto Brian Wilson-iana nel cantato e nella melodia) campiona Arabesque N°1 di Claude Debussy, circondandolo con rumori, rimbombi, fischi.

 

pandaSelfish gene, che mescola una melodia degna di un quasi omonimo originario di Liverpool con suoni gommosi da electropop, è uno dei brani più eccentrici del disco ma non del musicista, che non è certo un campione di ortodossia. Complessivamente un disco un po’ ondivago, con picchi e cadute. Panda Bear ha una sua idea, molto chiara, della musica, che persegue sia da solista che con gli Animal Collective. Se col gruppo prende più corpo l’atmosfera da jam e da solo prevale lo spirito pop, è la psichedelia la passione di Noah Lennox, intesa non come interminabili assoli di chitarra, ma come musica che sembrerebbe ispirata da una visione del mondo alterata, magari da sostanze, più complessa e colorata di quella di un comune mortale. Non conosciamo lo stile di vita di Panda bearBear, che peraltro è laureato in teologia, ma la sua musica sì, e anche quella dei suoi ispiratori. Ci troviamo dalle parti di quello che anni fa veniva chiamato “Hypnagogic pop”, un genere venato di nostalgia per le cassette dei fratelli maggiori. Diremmo però che dalle pastoie della nostalgia Noah non si fa ingabbiare e scrive e suona musica figlia del proprio tempo, magari un po’ caotica, ma vitale e piena dai influenze diverse. Però in altre prove la scrittura del Panda ci è sembrata più ispirata e continua. Forse, come avveniva coi Fab Four, quattro fanno meglio di uno solo e lo aspettiamo al varco delle prossime prove.

Voto: 7/10
Alfredo Sgarlato

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