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27 Gennaio 2018 , , ,

Ty Segall FREEDOM’S GOBLIN

2018 - Drag City Records
[Uscita: 26/01/2018]

Stati Uniti

 

fgTy Segall torna con un nuovo disco in uscita a 364 giorni dal precedente, dopo un 2017 intenso che ha lo ha consacrato come una delle maggiori star del rock alternativo contemporaneo. Al netto dei suoi 31 anni si è sposato, non pubblica più compulsivamente tre album all’anno e il fulcro che ispira la sua musica è ormai un glam-rock sui generis, molto Marc Bolan-T.Rex dipendente, che può imboccare le direzioni più disparate. Comunque già a fine marzo 2017 usciva un 7’’, “Sentimental Goblin” e a fine luglio tornava con un EP, “Fried Shallots” per poi ammiccare all’uscita di “Freedom’s Goblin” con la snocciolata di singoli in autunno. Formazione vincente non si cambia e lo sa bene Ty Segall che ripropone la Freedom Band (foto giù a sinistra) mentre alla produzione è riconfermato Steve Albini: i presupposti per doppiare il disco precedente ci sono tutti. Tuttavia in “Ty Segall” la produzione di Albini rendeva bene l’intensità energetica della band rispettando uno standard di concisione, quello dei fatidici quaranta minuti. Per “Freedom’s Goblin” viene applicato il processo inverso: a tratti il ritorno ad un suono grezzo, in altri momenti un’ariosità in odore di grandeur e una produzione cristallina e centellinata. Il tutto per una durata che manda alle ortiche ogni convenzione e si impone per un’ora e quattordici minuti.

 

L’artista tuttavia sa scrivere canzoni e quelle presenti in questo album fanno impallidire a livello di scrittura i due dischi precedenti. L’hard garage rock chitarristico raggiunge dei picchi notevoli (She) e anche quando vira verso un hard funky bianco (Despoiler of a Cadaver  e la cover degli Hot Chocolate Every 1’s a Winner)  i risultati sono gli stessi. Sul versante glam le melodie apportano qualcosa in più (Fanny Dog, My Lady’s On Fire, fg1Alta) ed è ottima la ripresa younghiana dell’acustica Sleeper che si fa jam elettrica per più di 12 minuti (And Goodnight).  A lasciare perplessi sono i numeri più grezzi (Meaning, When Mommy Kills You, Talkin 3, The Main Pretender) mentre alcuni sanno solo di già sentito (Shoot You Up, 5 Ft. Tall, I’m Free) e altri non hanno alcun senso in questo contesto (Rain, The Last Waltz). Ogni volta che esce un disco nuovo di Ty Segall la tentazione di tirare le somme di una generazione di musicisti dei quali sembra essere stato eletto rappresentante è forte. Eppure il nostro sembra essersi smarcato da qualsiasi ruolo e la parola “freedom” e l’aggettivo “free” ricorrono ossessivamente durante l’ascolto. Freedom’s Goblin è il disco di una maturità ancora in divenire, dove si è fatto molto ma non abbastanza.  

 

Voto: 6.5/10
Ruben Gavilli

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