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18 agosto 2015 ,

Franz Ferdinand and Sparks

FFS

2015 - Domino Records
[Uscita: 09/06/2015]

Stati Uniti-Scozia   #consigliatodadistorsioni     

 

ffsIl nuovo sorprendente ed inaspettato progetto musicale FFS vede insieme due formazioni assai diverse quanto a provenienza, formazione, storia e scelte estetiche: da una parte, quanto rimane degli americani Sparks, vale a dire i fratelli Ron e Russel Mael, nello specifico la sua parte più rappresentativa, dall’altra la band, scozzese di Glasgow, dei Franz Ferdinand. Nel combinare l’acronimo dei nomi delle due band, si è voluto indicare un “for fuck’s sake” per introdurre al gioco pirotecnico, coinvolgente e divertente, che innescano. Insieme da quarant’anni, gli Sparks sono stati i colorati ed eccentrici antesignani del glam rock, mentre solo da una dozzina di anni i Franz Ferdinand si son fatti conoscere sulla scena internazionale. Poco più di un mese fa li abbiamo visti in una coinvolgente performance nell’ambito di Zannefestival, a Catania. L’impatto con il live, il suo ricordo poteva costituire un condizionamento. L’alta componente istrionica che s’accompagna all’esibizione, la spettacolarità dell’insieme, la figura allampanata di Ron Mael e il carisma del fratello Russel nel connubio con quello di Alex Kapranos, voce degli FF, potevano in qualche misura inficiare l’approccio con la versione da studio. Invece l’ascolto di “FFS”, versione deluxe arricchita di quattro bonus-track, e in doppio vinile colorato, rivela nuove sollecitazioni. 

 

La gran parte delle sedici tracce mette in rilievo, dal punto di vista musicale, l’alto senso spettacolare che i due gruppi riescono a realizzare insieme. Si comincia con Johnny Delusional  (uno dei due singoli, l’altro è Call Girl ), che fa il paio con l’ultima track,  A Violent Death, per le prerogative di humor noir che la superband persegue - niente paura, FFS1è tutto all’insegna dell’ironia e del divertimento! - per snocciolare una serie di brani caratterizzati per lo più da una vivace teatralità. Ardite architetture vocali dalle variopinte colorazioni, ritmi travolgenti, impianto sinfonico che invade anche i territori del teatro musicale, spingendosi a cavatine liriche, con un testo che, al di là dei significati e delle citazioni, si amalgama nell’impasto generale con le sue ossessive reiterazioni, con allitterazioni e puri suoni, mentre le tastiere di Ron Mael danno il loro fattivo contributo. Di gran pregio l’atmosfera impressionistica, da cabaret tedesco ffs12(alla Bert Brecht e Kurt Weill, per intenderci) che FFS crea in Dictator’s Son, cui fanno da contrappunto lo ska elettronico dal sapore anni Ottanta di So Desu Ne. In mezzo ci sono pure delle cose fragili, beninteso. Ma nel complesso il disco risulta gradevole e di piacevole ascolto. Pop, magari commerciale (?!), dirà qualche irriducibile. Va bene. Ma quando il pop è fatto con gusto e divertimento…

 

Voto: 7/10
Nello Pappalardo

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